Adele Bardazzi – I nomi di Emanuele

Entre estos árboles que he inventado 
y que no son árboles 
estoy yo.

Roberto Bolaño, La universidad desconocida

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J’attends une arrivée, un retour, un signe promis. […] 
j’attends, et tout l’entour de mon attente est frappé d’irréalité.

Roland Barthes, Fragments d’un discours amoureux

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Chi è Emanuele?

So who is Emanuele and what is he doing here? He left together with his friend after a few days. We kept in touch, writing empty postcards now and then, but the mail service isn’t very good here. No one ever told him that his name is Emanuele. Unaware of his past and the life he was now living, he enjoyed reading, writing, eating and all those human things that keep us busy. He felt he had something, but was never able to grip it fully, to own it. I am different, he kept saying to his lovers; but why and how profound his differences were never quite reached him, leaving him days of shyness, others of arrogance, and more of disappointment. He knew, though, he was a stranger.

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Chi sei tu?

Io posso solo scrivere nella tua lingua, che è anche mia. È la lingua di nostra madre. È molto più mia che tua, in realtà. Mi piega i polsi quando mi accorgo di quanto sia vicina, davvero mia. Tu e lei vi frequentate con più intimità, ti è amica. Cosa rimane per me? Non te, non lei, non vorrei crearne un’altra perché tu non mi sapresti più vedere o ricevere le mie cartoline bianche.  

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Emanuele visita Oxford

Senza paura di sembrare maleducata ordino un primo caffè; Emanuele sarà in ritardo, come nostro padre. Mi sbaglio, perché, dopo poco, lo intravedo accanto a me. Sta chiacchierando con una sconosciuta, flirtando piuttosto apertamente, con il suo sorriso che si estende solo per metà bocca. Capisco che bisogna far finta di non conoscerci, ancora per qualche momento, fino a quando non capiremo dove porterà quel ‘What’s your name?’. Lo guardo, dunque, come si può guardare uno sconosciuto. È bellissimo. 

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Necrologio di Emanuele

Elegia. Morì molte volte, una delle ultime tra 116 West e Amsterdam Avenue il 4 Novembre 2019, in una sera di pioggia, che non sentì in quel momento in quanto era da poco entrata nelle scale verdi scuro della metropolitana, per mano con Emanuele, ormai cresciuto nel tempo, ma soprattutto in quei mesi a New York. Anche lui era morto, almeno cinque volte, ma mai erano morti insieme. Lei aveva avuto una vita lunghissima, tutti la conoscevano, e poteva essere certa che sarebbe in qualche modo rimasta; lui non sapeva, lui non poteva comprendere che disteso tra gli scalini, non stava dormendo o recitando, che il rosso puntato fermo sul labbro non veniva solo dal suo naso, ma soprattutto non poteva sapere che non stava abbracciando Elegia, e chi lo guardava vedeva solo lei, perché bellissima. Di lui notavano solo l’età, lo scarto di età tra i due, non sicuri che non fossero amanti. Cosa hanno desiderato? Non lo sappiamo, ma allo scrittore di necrologi, che conosceva entrambi, risultò difficile scrivere su di loro e la mattina seguente decise di comprare a Harlem una giacca a scacchi verde bottiglia, sarebbe stata la giacca che era stata la preferita di Emanuele e domani la giacca che Emanuele aveva dimenticato a casa. Elegia sarebbe passata a riprenderla nel fine settimana, sperando di non trovarci delle tarme di stagione. 

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Emanuele e i piedi sul divano

Non credo che comprenda il bisogno che sento fermo in mezzo al petto rosso come il whisky tipico di Dublino, Redbreast. Il mio bisogno che noi ci conoscessimo da tempo, che ci conosciamo da tempo, prima di oggi, prima della tua prima visita a casa mia. Comprendi il mio bisogno che tu sappia che il tuo nome è Emanuele? Sono sul divano, non sto leggendo, fuori non piove, non sta accadendo niente, sento solo muovere il suo sguardo mentre il suo amico, che è anche il mio amico, il nostro punto comune, finisce di farsi la doccia; sappiamo che possiamo sentire l’acqua dal corridoio, lo sguardo è ancora lì, si ferma gentile, guarda adesso, credo, se vedo bene, il vuoto dei miei piedi, appena appoggiati sul divano, vicino a dove sta seduto lui. Non comprendo questo sguardo, forse non c’è, e se ci fosse non so cosa stia guardando. Non comprendo più il suo nome, come si chiama? Pretendo di non comprendere, di star leggendo, che qualcosa stia accadendo. Che ci sia solo l’acqua della doccia che scorrerà così forte che presto entrerà dal corridoio, dritta, senza possibilità di modellare le forme dell’acqua. Basterebbero altre parole per farci innamorare con gli odori degli oleandri.

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Emanuele and the stairs

Inside the limonaia my grandfather keeps at least three hundred wooden stairs. On a second thought, I tell my friend they might even be five hundred. I am telling her this only because I might need her help today, not because I need her to know. She offers to give me her brother as a present, which shows she does not know. Yesterday I have been told to look up to the sky, stand still with my neck broken in half without focusing on the pain, and know that Emanuele is now up there in good company. I understand what I am told and I think I know more than they all claim. Emanuele is not enjoying any good company up there, he told me he misses me. If he is up there I do not really see the issue and the trouble that is marking all their grim faces. It seems a pretty easy situation to me and I now move my neck back straight knowing what needs to be done. 

The problem came later, when I was reminded of my grandfather’s lack of generosity: I asked him if I could please borrow all the five hundred stairs this week, possibly today as it is a matter of urgency. To this request I was asked the reason I needed all the stairs and for how long I would need to borrow them. Although I answered all the questions, my grandfather said that putting one stair on to each other would ruin the wood and that it would require at least one entire day to climb all five hundred stairs. My legs are and always will be very short, which seems to be an issue for him. On top of this, he adds, I am not strong enough to move the stairs on my own and all the men are taken today for the vendemmia. The stairs will remain in the limonaia, he tells me. I now think my grandfather is the one who deserves to die. When you die they put you forty meters beneath the ground, I have not seen this yet but I know it, your body is covered by wet soil and they leave you there until you are eaten up by worms and various kinds of battles, there is no stairs that can pick you up from down there. I go outside in the garden and start picking up worms with my fingers even if I am scared to touch them – I will be ready for what will happen by the end of the day to my grandfather. I tell him I am not hungry and that I am going to have a shower upstairs, I leave while the lunch is still served, and I now keep the water going until it starts flowing through all the stairs, not the wooden ones, I will wait until the whole floor downstairs is flooded and everyone under water. They shout my name at the sight of the water coming from the stairs, I do not bother to answer as I know that in saying my name the water is now entering their mouths, there will be no more names, the water continues to flow covering all of them until their bodies will be light enough to float.

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Emanuele e il ragù

Emanuele sta cucinando la cena, ha detto che farà qualcosa di semplice. Penso che non mi interessi molto mangiare, che mi basta essere qui insieme, voglio sapere di lui, è da alcuni mesi che non ci parliamo. Intravedo, però, che sta preparando un ragù di carne. Ogni volta devo ricordargli che lui è morto con il ragù e che quindi non lo mangio più. Quello che tralascio, però, ogni volta che gli devo ricordare la sua morte leggendo parte del necrologio suo e di Elegia, è che non ho memoria di nessun ragù, è solo una storia che ho sentito da nostro padre, che da anni non lo mangia più, dice che lo fa sentire male. Nessuno gli crede, ma volendomi sentire anche io vicina a Emanuele, e al ragù che non ricordo, dico a Emanuele che mi fa sentire male qualsiasi sugo rosso riscaldato, anche se senza carne, ma soprattutto se con carne, voglio differenziarmi da mio padre e rendere più grande il mio disagio. Per questo, anche se il ragù mi piace abbastanza, non lo mangio perché non ho nessun interesse a spiegare a chi sta al tavolo con me che sto cercando Emanuele in quel ragù, ma cosa potrei dire adesso a Emanuele? Come potremmo mangiare questo ragù insieme senza ricordarlo?

Emanuele sta finendo di riscaldare il sugo, e con quella calma lenta che gli appartiene, che non è calma interiore, ma più vicina a una lenta precisione che lo rassicura con gentilezza, scola la pasta, la tinge di rosso, la riscalda, e con la sua mano piena dell’odore degli oleandri inizia ad imboccarmi, guardandomi. Sapendo che non riesco a ricambiare il suo sguardo, appoggia la forchetta sul tavolo, e con le dita distese preme la mano sulla mia guancia, come per chiederle di appoggiarsi, riposare nella sua mano aperta, mi chiama per nome con la voce che riesce ad accarezzare l’altra mia guancia, chiedendomi di guardarlo adesso, di alzare lo sguardo verso di lui. Nessuno di noi due ricorda il ragù di Emanuele, e forse stasera ha capito che nemmeno io lo ricordo. 

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Emanuele e le mestruazioni

Sconvolto Emanuele aveva scoperto di avere le mestruazioni, ogni 28 giorni, dal naso. Non capiva come fosse possibile e aveva confessato questa sua scoperta solo a Adele. Da quel giorno, lei si impressionava ogni volta che usciva del sangue dal naso a qualcuno perché le ricordava che non aveva ancora compreso cosa fossero le mestruazioni di Emanuele. I fratelli delle sue amiche non ce le avevano e nessun uomo con cui era stata perdeva sangue dal naso in quel modo. Perché invece succedeva a Emanuele? Questa era un’altra ragione, le piaceva credere, alla base della sua incapacità di digerire il ragù e qualsiasi altro sugo rosso. 

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L’imbarazzo di Emanuele 

Emanuele si trovava adesso di fronte a Adele, entrambi sentivano i loro corpi essere di troppo, non sapevano dove mettere le mani, cosa fare dei propri piedi che tendevano a piegarsi verso l’interno, dove tenere la testa, quanto non tenere chiusa in tensione la bocca, come sostenere fermo lo sguardo sull’altro che adesso si trovava davanti, vicino. Era il silenzio che creava questa reazione in entrambi, accompagnata da un piccolo imbarazzo. Il silenzio venne rotto da Emanuele che disse, iniziando con esitazione e piano piano alzando la voce di parola in parola fino a ritrovare un po’ di sicurezza, che non capiva, non ricordava più chi fosse, era ancora il fratello, era uno sconosciuto, era l’amico di Nicola, era Emanuele lui stesso, era Emanuele amante? Era imbarazzato al pensiero che potesse essere quest’ultimo, ma anche un po’ lusingato, mentre era confuso di come potesse essere il primo. Chi era? Chi era, ripeteva. Chi era? Chi sono? Non era nessuno, non poteva sapere chi fosse, non poteva ricordare, nessuno di loro poteva ricordare. Questo era il loro patto, il loro segreto.

Emanuele iniziò a tingersi di rosso, di nuovo. Da qualche mese, aveva scoperto che non solo aveva le mestruazioni ogni 28 giorni, ma il sangue gli usciva dal naso anche quando s’imbarazzava. Il rosso era molto acceso oggi, scendeva lentamente, iniziò a coprire tutte le labbra e a dividersi in due flussi attorno al collo, arrivava adesso fino alla punta delle dita, con gocce intermittenti che cadevano per terra con lo stesso rumore della pioggia nei suoi primi momenti quando l’aumentare del suo ritmo è quasi impercettibile. Emanuele si avvicinò per darle un bacio, sperando che questo gesto avrebbe messo in disparte l’imbarazzo rosso che sentiva invaderlo e che non sembrava diminuire. Adele aprì a metà la bocca, si fermò per un istante per salutare le labbra rosse con la stessa attenzione soffocante di quando doveva lasciare una stanza di museo se c’era un rosso di Bacon, rimase lì ancora un momento, lo invitò ad entrare con la lingua, e dopo poco, appena Emanuele chiuse gli occhi per appoggiarsi alle sue labbra, a denti stretti, in un solo colpo secco, gli staccò la lingua.

Nessuno di loro sapeva il perché – anche lei adesso non riconosceva più chi fosse Emanuele e, impaurita, doveva liberarsene. Emanuele, dopo poco, si ritrovava con tutto il corpo ricoperto di rosso, non cercò di dire niente a Adele, ma aprendo a metà gli occhi per guardarla ancora una volta con un sentimento di accettazione che la fece sentire disarmata, lei comprese che sarebbe passato un po’ di tempo prima che le visite sfuggenti di Emanuele e le attese accanto al telefono si ripresentassero.

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Nota  

Questa selezione fa parte di una raccolta inedita di 52 testi, I nomi di Emanuele. Le poesie sono state scritte in inglese e in italiano e così sono state lasciate per questa pubblicazione. Entrambe sono lingue distanti, una appresa lentamente e mai totalmente; l’altra è la lingua madre, lontana.   

AB

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Per scaricare gli inediti in PDF: Adele Bardazzi, I nomi di Emanuele

Immagine: Untitled, Yushi Li

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