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Della parola poetica. Dieci frammenti

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di Antonio Prete

[Il testo è presente nel numero in uscita di “Anterem“. La Redazione di formavera ringrazia l’Autore per la concessione dei frammenti.]

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Nella parola che diciamo poetica la lingua fa esperienza del suo estremo. L’invisibile prende la luce dell’apparire. (altro…)

Emmanuel Hocquard, Elegie (I parte)

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traduzione e premessa di Marco Villa

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Può sorprendere, da un autore che ha avuto modo di liquidare la nostalgia come una “forma strisciante del risentimento”, avverso a qualsiasi espressione di lirismo narcisistico, veder pubblicato un libro di elegie. Resta da vedere di che elegia si tratti. L’elegia classica, per esempio, è riconducibile secondo Hocquard allo schema-base “ah! —-> hélas!”, vale a dire: ho gioito – il tempo è passato – soffro perché ho perso quel momento di gioia. (altro…)

Carmen Gallo, Appartamenti o stanze

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[I testi che seguono sono tratti dall’ultimo libro di Carmen Gallo, Appartamenti o stanze (D’If, 2017)]

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La donna si è svegliata sudata
nella camera d’albergo ancora
tutta sistemata. Le coperte (altro…)

Ferruccio Masini, Il sale dell’avventura

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[Ferruccio Masini (1928-1988) è stato un poeta, pittore, germanista, critico letterario e traduttore italiano. Oltre ad aver insegnato a Parma e ad Arezzo, è stato professore ordinario di Lingua e letteratura tedesca nelle università di Siena e Firenze. Ha tradotto da Jean Paul, Benn, Kafka e Nietzsche. Tra i libri di prosa e di poesia si ricordano La mano tronca (1975), Il sale dell’avventura (1979), Aforismi di Marburgo (1983), Per le cinque dita (1986). Ha ricoperto inoltre il ruolo di presidente del Centro per la ricerca e la sperimentazione teatrale di Pontedera. I cinque testi che seguono sono tratti da Il sale dell’avventura, Nuovedizioni Enrico Vallecchi, Firenze 1979. ]

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SAMSĀRA

Abbiamo veduto mutarsi il colore del grano
l’ombra di mosaico del mare il velo
di fiamma del croco e la cometa
nei lunghi interluni – (altro…)

Giacomo Magrini, Fari

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I testi che seguono sono tratti dalla plaquette Fari. 1984-2006. Ringraziamo l’autore per la concessione.

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TESTAMENTO

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Quindici giorni prima di morire
mio padre accese la televisione
e si mise a guardarla lento e solo.
Ero andato a vedere come stava
e lui mi disse di sentirsi solo
e decisi di fargli compagnia.
Trasmettevano un film americano
dove la polizia statunitense
s’era appropriata delle arti marziali
di una feroce banda gialla tanto
che li batteva sul loro terreno.
Chiesi a mio padre dove si svolgeva
e con un tono di stanca ovvietà
‘Nelle Marche’ rispose ed insistendo
io per una maggiore precisione
un suo gesto indicò di là dal vetro
l’immediata e notturna vicinanza.
Quando passarono i titoli di coda
puntò il suo dito verso quel biancore
indecifrabile e mi disse ‘Guarda,
Recanati ci è scritto’ e io assentii.
E chiedetevi pure se era lucido
se vi piace la stupida parola,
ma è questo il testamento di mio padre.
Voleva dire: da qualunque punto
si può capire e leggere il mondo;
voleva dire quanta sia violenza
nella quieta campagna marchigiana;
voleva dire che era il suo corpo
la marca vinta dalla non vittoria. (altro…)

Viviana Faschi, Lo Spleen di Milano

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I testi che seguono sono tratti da Lo Spleen di Milano (NEM, 2014).

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Milano-Itaca: un labirinto
ritorno all’ordine

“Il tuo labirinto non sarà mai il più grande del mondo, il più grande è il deserto”
Jorge Luis Borges a Franco Maria Ricci

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L’ho visto snodarsi dal cielo e pareva dotato di coerenza, con grazia ordinata s’infittiva, si complicava. Più e più volte ci sono entrata dalla terra e ho visto il caos: ho visto dapprima una fenditura, apparentemente non così piaga aperta da scorgerne un Fondo, una netta divisione cicatrice che non sapevo come significare; poi uno squarciarsi improvviso (Χαινω) del vuoto; un abisso (Χασμα); un pietrificante restare-a-bocca-aperta (Χασκω). (altro…)

Marco Giovenale, Il paziente crede di essere

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[I testi che seguono sono tratti dall’ultimo libro di Marco Giovenale,  Il paziente crede di essere (Gorilla Sapiens, 2016)]

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senza titolo

gira (“vorticosamente”), non è una giostra, non è il mondo, non è i pianeti, gira però

però non è la lavatrice, non si tratta di una parola sconveniente, o di più parole volgari, gira non essendo elettricità, né un motore, né il testo

non è questo testo, soprattutto, né sono io, non è l’io, non è il soggetto, gira non essendo un flâneur né una storia, o la storia in quanto tale,

gira realmente, non è una metafora, non è una nave, un timone, un volante, una ruota, un giroscopio, la testa,

né stiamo parlando della voce, di sicuro non è un indovinello, si osserva solo che gira, e non è un disco o un film, una canzone,

quindi un juke-box o un rullo o altre macchine, vhs, cd o altro, del resto non ha forma circolare, non è il matto che perimetra l’albero,

non è l’acqua richiamata dallo scarico, il mulinello, la tromba d’aria, l’indaffarata al supemarket, il guidatore che cerca posto, ma

gira con una sua veemenza, senza essere la galassia o alcun corpo celeste, tutto ha corpo ma questo non vuol dire, (altro…)