saggi

Viktor Šklovskij | L’arte come procedimento

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in L. Rosiello (a cura di), Letteratura e strutturalismo, Zanichelli, Bologna 1974, pp. 45-61.

*

[…]

Anche la legge dell’economia delle energie creative appartiene al gruppo di quelle leggi che vengono comunemente accettate. Spencer scriveva: «Alla base di tutte le norme che determinano la scelta e l’uso delle parole, troviamo la stessa esigenza fondamentale: il risparmio di attenzione… Condurre l’intelletto per il cammino più facile al concetto desiderato è in molti casi l’unica meta, e comunque quella principale…» (Filosofia dello stile). […] Il principio dell’economia delle energie creative, che è cosi seducente in particolare nell’esame del ritmo, fu riconosciuto anche da Aleksandr Veselovskij, che completò il pensiero di Spencer: «Il pregio dello stile consiste proprio nel fornire la maggiore quantità possibile di concetti nella minore quantità possibile di parole». Anche Andrej Belyj, che nelle sue pagine migliori ha dato tanti esempi di un ritmo «impedito», e per così dire «zoppicante», e che ha mostrato la complessità degli epiteti poetici (specialmente su esempi di Baratynskij), ritiene indispensabile parlare della legge dell’economia in un suo libro che rappresenta un vero tentativo eroico di creare una teoria dell’arte sulla base di fatti non verificabili, tratti da libri ormai invecchiati, e di una grande conoscenza dei procedimenti della creazione poetica, nonché sul manuale di fisica di Kraevič per i ginnasi. Continue reading “Viktor Šklovskij | L’arte come procedimento”

editi

Rodolfo Zucco | Bubuluz

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I testi che seguono sono tratti dalla nuova raccolta di Rodolfo Zucco, Bubuluz, Edizioni del Verri, 2017.

*

Analogie

… o la passione
per la caccia alla volpe.
(Alcune analogie.
L’identificazione
con la volpe. Lasciare i segugi
disorientati…)
* Ma
perché?

(«Sul resto: naturalmente hai ragione:
paura di morire, desiderio
di essere un altro. Dovrei spiegarLe
le circostanze, ma forse
guasterebbe l’effetto, non Le pare?»)

*

Del predare

Gli animali
che per natura sono soprattutto
prede fanno dei sogni brevi – più
che sogni veri e propri sono
apparizioni.
* I predatori fanno
invece sogni complicati e lunghi.

«In ogni caso
da qualche giorno mi alzo
alle sei, per reagire
all’insonnia. In realtà
mi svegliano le tortore di casa.
Per rappresaglia gli ho predato il nido.»

*

Del finire

(Lo stratagemma
funzionò come avevi sperato:
qualcosa la colpì nel modo in cui dicesti
quel che dicesti, e d’un tratto la battaglia
fu finita.)

«Insomma è così che va a finire –
pensai ascoltando il vento che pian piano
si andava confondendo col ricordo
delle voci dei bambini che sembravano
ancora levarsi e perdersi nel giardino.
Sentivo un delicato mormorio di sillabe
che risultava molto
piacevole al mio orecchio

ma in fondo inutile
e leggermente assurdo.»

*

da “Schulz”

*

1.

«Mio padre
è stato trasferito. Andiamo a stare
in un’altra città. Probabilmente
non ci vedremo più».

* Sì,
proprio così: impreparato e incompiuto,
in un punto fortuito del tempo e dello spazio,
senza chiudere i conti, senza aver raggiunto
uno scopo –
* come a metà di un discorso:
senza punto né punto esclamativo –

senza giudizio né ira
divina, quasi in perfetta armonia,
lealmente, secondo accordi reciproci
e regole da ambo le parti
riconosciute.

*

2.

«Sto pensando di non allontanarmi
mai dal cortile.»

* In fin dei conti
non conosciamo forse già in anticipo
tutta i paesaggi che incontreremo in vita
nostra? Può forse mai
accadere qualcosa di ancora totalmente nuovo,
di cui non abbiamo già da tempo avuto
presentimento?
* So che un giorno,
a un’ora tarda,
sarò là, al limitare
dei giardini…

*

5.

«Ci sono troppi problemi nella vita.
Oggi ci sono i lupi,
ieri era il mio rovescio.»

– Cinque per sette… – ripetei confuso,
sentendo che quella confusione, affluendo
al cuore come un’ondata dolce
e tiepida, velava di nebbia la chiarezza
delle mie idee.
 * Colpito dalla mia ignoranza
come da una rivelazione, semiaffascinato
dall’idea di tornare realmente all’incoscienza
infantile, cominciai a balbettare
e a ripetere: cinque
per sette, cinque
per sette…

*

Fotografia: Michael Kenna, Twenty four abashiri, Hokkaido, Japan, 2005

 

saggi

Su ‘Lingualuce’ di Damiano Sinfonico

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di Alessandro Mantovani

*

Lingualuce è la seconda prova poetica di Damiano Sinfonico, finalista al premio Rimini 2017 ed edita per L’Arcolaio. Il testo, scritto durante un periodo di docenza in Spagna – Granada, Andalusia – conferma la tendenza dell’autore al componimento breve ed epidittico. Tuttavia, ben di più rispetto al precedente Storie, la concentrazione dei testi verte sul concetto dell’accadere. L’idea di “accadimento” infatti è declinata variamente all’interno del testo; un accadimento fattuale, l’azione inaspettata, e un accadimento linguistico, la parola. Continue reading “Su ‘Lingualuce’ di Damiano Sinfonico”