Emmanuel Hocquard, Elegie (II parte)

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traduzione di Marco Villa

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Qui la prima parte, con una premessa del traduttore.

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III

Ma ecco

Forse il vecchio maestro, dopo tutto, non si è
*          *ancora mostrato,
E allora dovremo deciderci a tornare giù (altro…)

Emmanuel Hocquard, Elegie (I parte)

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traduzione e premessa di Marco Villa

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Può sorprendere, da un autore che ha avuto modo di liquidare la nostalgia come una “forma strisciante del risentimento”, avverso a qualsiasi espressione di lirismo narcisistico, veder pubblicato un libro di elegie. Resta da vedere di che elegia si tratti. L’elegia classica, per esempio, è riconducibile secondo Hocquard allo schema-base “ah! —-> hélas!”, vale a dire: ho gioito – il tempo è passato – soffro perché ho perso quel momento di gioia. (altro…)

Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni

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Segnaliamo un evento che si terrà domani, mercoledì 5 aprile, a Siena dedicato ai poeti nati negli anni Settanta a cura di Stefano Dal Bianco: “Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni.”

ore 15.30, Palazzo San Niccolò, ex-Cappella, via Roma 56, Siena

Gherardo Bortolotti
Lorenzo Carlucci
Azzurra D’Agostino
Stelvio Di Spigno

dialogheranno con Stefano Dal Bianco e Guido Mazzoni.

A seguire, alle ore 21.30, i poeti leggeranno i propri testi presso UnTubo, via del Luparello 2, Siena.

 

 

Il silenzio e il poeta /2

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di George Steiner

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La seconda parte del saggio tratto da G. Steiner, Linguaggio e silenzio, Rizzoli, Milano 1972, pp. 64-73.

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Pur trascendendo il linguaggio e lasciandosi alle spalle la comunicazione verbale, tanto la traduzione in luce quanto la metamorfosi in musica sono atti spirituali positivi. Laddove essa finisce o subisce un mutamento radicale, la parola reca testimonianza di una realtà esprimibile o di una sintassi più flessibile, più penetrante della propria.

Ma vi è un terzo modo di trascendenza: in esso il linguaggio ha semplicemente fine e il moto dello spirito non offre nessun’altra manifestazione esterna della propria esistenza. Il poeta entra nel silenzio. Qui la parola non confina più con il fulgore o con la musica, bensì con la notte. (altro…)

Il silenzio e il poeta /1

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di George Steiner

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Questa è la prima parte di un saggio tratto da G. Steiner, Linguaggio e silenzio, Rizzoli, Milano 1972, pp. 53-55.

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Tanto la mitologia ebraica quanto la mitologia classica recano in sé le tracce di un’antica paura. La torre di Babele caduta in frantumi e Orfeo straziato, il profeta accecato affinché la vista cedesse all’intuizione, Tamiri ucciso, Marsia scorticato, la sua voce che si muta nel grido di sangue nel vento – tutti questi esempi parlano di un senso, più radicato e profondo della memoria storica, del miracoloso oltraggio del discorso umano. (altro…)

Carmen Gallo, Appartamenti o stanze

paladino

[I testi che seguono sono tratti dall’ultimo libro di Carmen Gallo, Appartamenti o stanze (D’If, 2017)]

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La donna si è svegliata sudata
nella camera d’albergo ancora
tutta sistemata. Le coperte (altro…)

L’opera vocale

Matisse, Nudi blu, 1952
di Paul Zumthor

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Questo saggio è tratto da P. Zumthor, La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale, Il Mulino, Bologna 1984, pp. 197-200.

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La parola poetica (che passi o no attraverso la scrittura) nasce sempre da un luogo interiore e incerto a cui si fa riferimento, con maggiore o minore approssimazione, con delle metafore: fonte, profondo, io, vita…
A rigore di termini, essa non designa nulla. Un evento si produce, in maniera quasi aleatoria (lo stesso rito non consiste che nel cogliere e dominare il caso), in uno spirito umano, su delle labbra, sotto una mano, e ecco che un ordine svanisce e se ne svela un altro, si apre un sistema, è sospesa l’entropia universale. È un luogo e un tempo in cui, in un eccesso di esistenza, un individuo incontra la storia, e, in maniera dissimulata, frammentaria, progressiva, modifica le regole della sua lingua. (altro…)