Carmen Gallo, Appartamenti o stanze

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[I testi che seguono sono tratti dall’ultimo libro di Carmen Gallo, Appartamenti o stanze (D’If, 2017)]

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La donna si è svegliata sudata
nella camera d’albergo ancora
tutta sistemata. Le coperte (altro…)

L’opera vocale

Matisse, Nudi blu, 1952
di Paul Zumthor

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Questo saggio è tratto da P. Zumthor, La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale, Il Mulino, Bologna 1984, pp. 197-200.

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La parola poetica (che passi o no attraverso la scrittura) nasce sempre da un luogo interiore e incerto a cui si fa riferimento, con maggiore o minore approssimazione, con delle metafore: fonte, profondo, io, vita…
A rigore di termini, essa non designa nulla. Un evento si produce, in maniera quasi aleatoria (lo stesso rito non consiste che nel cogliere e dominare il caso), in uno spirito umano, su delle labbra, sotto una mano, e ecco che un ordine svanisce e se ne svela un altro, si apre un sistema, è sospesa l’entropia universale. È un luogo e un tempo in cui, in un eccesso di esistenza, un individuo incontra la storia, e, in maniera dissimulata, frammentaria, progressiva, modifica le regole della sua lingua. (altro…)

Marco Malvestio, Traduzioni da Anne Michaels

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premessa e traduzioni di Marco Malvestio

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Ho amato Anne Michaels appena ho aperto Fugitive Pieces, il suo primo romanzo, e ho immediatamente desiderato leggere le sue poesie; e come le ho lette, ho desiderato tradurle. Credo si traduca per amore, appunto: (altro…)

Una recensione a “Il paziente crede di essere”

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di Marco Villa

[Una versione leggermente diversa di questa recensione era uscita qualche mese fa su “Mosaici – Learned Online Journal of Italian Poetry“.]

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«Racconti, forme intermedie, prose (in prosa), inconvenienti, dissipazioni dopo»: già il sottotitolo de Il paziente crede di essere (Gorilla Sapiens 2016) di Marco Giovenale preannuncia, con le sue sparse indicazioni di genere, uno dei tratti salienti del libro: un’eterogeneità di soluzioni, che rende conto anche dell’arco temporale di composizione dei testi (dal 1990 al 2014, «circa», se si tiene fede a quanto dichiarato con understatement dall’autore nelle note finali) e che però si staglia su uno sfondo unitario per tono e postura. Uno sfondo segnato dall’impassibilità con cui la voce registra gli scarti e i soprassalti di assurdo che tempestano i quadri e le micro-storie della raccolta, relegando ad una percezione in absentia l’assoluta ordinarietà che – il lettore sente – avrebbe potuto/dovuto caratterizzarle. (altro…)

Invito all’Aperto. Per Ted Hughes, l’inattuale

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traduzioni e premessa di Jacopo Rasmi

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C’è un comune destino orfico che salda alla comunità la traiettoria imponderabile e solitaria del poeta e quella dello sciamano. Un destino veritiero, ma quanto mai inconfessabile, raro, inattuale. Per il tempo in cui l’alta poesia per lo più disdegna (per cinismo o tragica umiltà) di segnare sul suo calendario la data messianica, come un compito. L’istmo in cui una vertiginosa askesis del poeta s’imbatte fatalmente nell’altro (come l’incontro fra due redenzioni) è difficile da localizzarsi, ancor più difficile da spiegarsi. Eppure Ted Hughes ne insegue il miraggio eroico nel nome di qualche cosa d’indistruttibile e ctonio che molte poesie delle rovine non possono ora testimoniare, che presuppone la volontà di un certo, poetico, transumanare. Che la verità della parola debba essere strappata, per tutti, da un cuore di buio e carne e fiorire dal silenzio di un’inumano senza verbo (per mezzo di un previo smarrimento terrestre) è una convinzione onerosa che Ted Hughes infigge nel ventre della sua poetica.

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Il falco nella pioggia
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Affondo nei solchi del campo battente, strappo
Un calcagno dopo l’altro al risucchio orale della terra,
All’argilla che afferra ogni mio passo alla caviglia
Con il vizio tenace della tomba, ma il falco

Senza sforzo tiene alto l’occhio immobile,
Le ali trattengono il creato in un’imponderabile quiete,
Ferme come un’allucinazione nella corrente aerea.
Mentre il vento picchia a morte queste siepi ostinate, (altro…)

Discorso ed Etica

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di Emmanuel Lévinas

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Questo saggio è tratto da E. Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità, Jaca Book, Milano 1982, pp. 70-73.

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Si può fondare l’oggettività e l’universalità del pensiero sul discorso? Il pensiero universale non è di per sé anteriore al discorso? Uno spirito, parlando, non evoca quello che l’altro spirito ha già pensato, partecipando entrambi alle idee comuni? Ma la comunità del pensiero avrebbe dovuto rendere impossibile il linguaggio come relazione tra gli esseri. Il discorso coerente è uno. (altro…)

John Ashbery, The Recital (ultima parte)

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traduzione di Matilde Manara

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da Three Poems (1972). Qui la seconda parte, qui la prima.
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I giorni volano via; non finiscono. Di notte la pioggia bersagliava il pianeta buio. Di mattina tutto era avvolto da falsi sorrisi e adulazione, ma la luce del giorno era uscita dal giorno e lo sapeva. Tutti i pini sembravano morire per un fungo misterioso. Non c’era nessuno di cui prendersi cura. Il cielo era ancora di quel blu stucchevole e nauseante, con il magro fiocco di cirro sul punto di sparire e materializzarsi su altre terre sconosciute, lontano da qui. Se soltanto, ci si diceva, se soltanto avessimo preso il coraggio delle nostre convinzioni invece di finire così, ma “gatto scottato teme l’acqua fredda”; avanziamo sulla nostra strada bisbigliando formule idiote per farci coraggio, rendendoci conto troppo tardi che d’improvviso il paesaggio non ha più senso; non solo hai fatto cattivo uso di certi precetti non destinati alla situazione in cui ti trovi, che è sempre una nuova e non può essere decodificata con l’aiuto di un corpus di principi morali prestabiliti, ma c’è persino da dubitare della nostra stessa esistenza. (altro…)