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John Ashbery, The Recital

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traduzione di Matilde Manara

Ieri è morto John Ashbery. Per ricordarlo, ripubblichiamo la traduzione del testo The Recital di Matilde Manara.

da Three poems (1972)

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Va bene. Il problema è che non c’è un nuovo problema. Deve solo svegliarsi dal sonno dell’esser parte di qualche altro vecchio problema ed ecco che la sua nuova esistenza problematica avrà inizio, trascinandolo avanti in situazioni che non può affrontare, visto che nessuno lo riconosce e nemmeno lui riconosce se stesso o sa cosa egli sia. È come, all’inizio di una bella giornata, quando tutti gli uccelli cantano tra gli alberi, coglierne la gioia e l’entusiasmo mentre si dispiega, eppure anche il corso di ogni giorno, buono o cattivo, porta con sé difficoltà di ogni tipo, che avrebbero dovuto essere previste ma non lo sono state, cosicché alla fine sembra siano loro a soffocarlo, nella maestosità del tramonto o semplicemente in un’inerzia che si ispessisce poco a poco fino ad affondare in una piatta e amara oscurità. Continue reading “John Ashbery, The Recital”

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Invito all’Aperto. Per Ted Hughes, l’inattuale

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[In attesa di ripartire con un nuovo ciclo a settembre e per non lasciare soli i nostri lettori, durante la pausa estiva ripubblicheremo alcuni materiali usciti nell’ultimo anno. Questa premessa e queste traduzioni, a cura di Jacopo Rasmi, sono apparse il 20 febbraio 2017.]

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|C’è un comune destino orfico che salda alla comunità la traiettoria imponderabile e solitaria del poeta e quella dello sciamano. Un destino veritiero, ma quanto mai inconfessabile, raro, inattuale. Per il tempo in cui l’alta poesia per lo più disdegna (per cinismo o tragica umiltà) di segnare sul suo calendario la data messianica, come un compito. L’istmo in cui una vertiginosa askesis del poeta s’imbatte fatalmente nell’altro (come l’incontro fra due redenzioni) è difficile da localizzarsi, ancor più difficile da spiegarsi. Eppure Ted Hughes ne insegue il miraggio eroico nel nome di qualche cosa d’indistruttibile e ctonio che molte poesie delle rovine non possono ora testimoniare, che presuppone la volontà di un certo, poetico, transumanare. Che la verità della parola debba essere strappata, per tutti, da un cuore di buio e carne e fiorire dal silenzio di un’inumano senza verbo (per mezzo di un previo smarrimento terrestre) è una convinzione onerosa che Ted Hughes infigge nel ventre della sua poetica.

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Il falco nella pioggia
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Affondo nei solchi del campo battente, strappo
Un calcagno dopo l’altro al risucchio orale della terra,
All’argilla che afferra ogni mio passo alla caviglia
Con il vizio tenace della tomba, ma il falco

Senza sforzo tiene alto l’occhio immobile,
Le ali trattengono il creato in un’imponderabile quiete,
Ferme come un’allucinazione nella corrente aerea.
Mentre il vento picchia a morte queste siepi ostinate, Continue reading “Invito all’Aperto. Per Ted Hughes, l’inattuale”

inediti

Paesaggi di un Novecento transoceanico. Per un’antologia dei poeti del Québec

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traduzione e premessa di Jacopo Rasmi

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Si inizia con la neve, vera ossessione lirica e paesaggistica del Québec, motivo rimanierato a sfinimento. Spesso sede di quei registri malinconici ma franchi che sono propri a molti dei poeti di questa nazione. Del loro Novecento diamo qualche esempio: pezzi sparsi, senza neppure troppo riflettere. Tanto tutto è ancora da farsi. Il Québec, nazione minore della francofonia, è per il pubblico italiano un vasto continente ignoto. L’importante è dunque iniziare. Continue reading “Paesaggi di un Novecento transoceanico. Per un’antologia dei poeti del Québec”