saggi

Il volto e la voce. Contatti tra la saggistica di Umberto Fiori e la filosofia Emmanuel Lévinas

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Pubblichiamo un saggio di Matteo Tasca, precedentemente uscito sul n. 21 (2018) di “L’Ulisse. Rivista di poesia, arti e scritture” (l’intero numero è consultabile qui).

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Nel corso di queste pagine tenterò di mostrare i legami intertestuali e le convergenze filosofiche che permettono di accostare alcuni scritti di Umberto Fiori con l’opera di Emmanuel Lévinas. Tracce del pensiero di Lévinas sono infatti presenti in numerosi scritti nei quali Fiori discute il rapporto tra etica e poesia e riflette sull’incontro/scontro con l’alterità. Dato che proprio la relazione io-altro costituisce una questione centrale per Fiori, il confronto con il filosofo francese risulta essere un’ottima chiave d’accesso alla sua poetica. Continua a leggere “Il volto e la voce. Contatti tra la saggistica di Umberto Fiori e la filosofia Emmanuel Lévinas”

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Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)

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di Marco Villa

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Viviamo nella versione più astratta di una forma di vita già di per sé astrattissima come quella del capitalismo tardo. Tra la moltitudine di oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente non si contano quelli che offrono espansioni e rielaborazioni immateriali della nostra esistenza: schermi televisivi, interfacce per la comunicazione virtuale, generatori di mondi possibili in cui giochiamo al surrogato di noi stessi, dispositivi per la riproduzione di suoni in differita, immagini “a scopo presentativo”di prodotti e di bisogni – e talvolta, tutto questo condensato in un singolo oggetto feticcio. In una situazione di virtualità diffusa, di cui ciascuno fa continuamente esperienza, l’atteggiamento della poesia nei confronti del mondo oggettuale non può essere più quello ancora validissimo solo qualche decennio fa. La conquista degli oggetti alla poesia “alta e tragica” è stato un passo fondamentale per l’evoluzione novecentesca del genere, certo. Ma anche su questo versante le nostre vite sono cambiate con estrema velocità, e l’“assedio delle cose” che aveva già progressivamente sfondato la dizione selettiva di Montale ora è una realtà acquisita, che nella sua ultima versione digitale può fare tranquillamente a meno della presenza effettiva dell’oggetto stesso. Ciò che allora l’apertura del dettato poetico alle cose di tutti i giorni rappresentava in termini di liberazione, di ampliamento, di onestà, di critica e quant’altro, oggi ha perso ogni implicazione euforica contemporaneamente al proprio ancoraggio nella comune esperienza quotidiana. Continua a leggere “Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)”

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Umberto Fiori, Etica e poesia (seconda parte)

Ryan McGinley, Brandee (Midnight Flight)

[Concluse le pubblicazioni dell’ultimo ciclo e in attesa di partire con il nuovo a gennaio, durante le feste natalizie riproporremo alcuni post usciti nel trimestre gennaio-marzo 2014]

Pubblichiamo la seconda parte di un saggio di Umberto Fiori da La poesia è un fischio. Saggi 1986-2006, Marcos y Marcos, Milano 2007, pp. 28-38. Ringraziamo l’autore per la concessione. La prima parte è disponibile qui.

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E’ difficile oggi, per noi, capire il discorso arrischiato che ho chiamato canto. Quanto più rapidamente la nostra condizione si avvicina ogni giorno a quella di chi sta cantando, tanto più, in mille modi, noi cerchiamo di sfuggire alle responsabilità che una tale condizione comporta cercando, per le parole che diciamo, mille giustificazioni, mille fondamenti. Così, rimandiamo il parlare all’infinito, non arriviamo mai alle parole. Quello che diciamo, lo abbiamo sempre di fianco. Usiamo il linguaggio. Ci serviamo del linguaggio, ne usufruiamo come di un servizio pubblico. Più che dire, sembra che spostiamo delle parole, o che ci spostiamo a bordo delle parole. Parliamo sempre in nome d’altro, a nome di altri. Siamo come fuori di noi. Senza mondo parliamo, senza voce. Siamo sempre più lontani dal canto.

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Eppure, il canto non ci è ancora diventato del tutto estraneo: anche senza volere, a volte, noi lo riconosciamo quando riaffiora, quando si ripresenta. D’altra parte, non si può certo dire che manchino, nel nostro tempo, le sue tracce: di cantanti e di canzoni è piena la nostra vita. Ogni giorno non solo il suono, ma l’intero spettacolo della vocalità ci tiene compagnia nelle nostre case: noi vediamo le bocche aprirsi, le braccia gesticolare, gli occhi sognanti fissare un orizzonte lontano. Certo, non è a questo che penso, qui, parlando di canto; penso a un discorso che da tempo si è lasciato alle spalle la viva voce, fissandosi più di ogni altro nel silenzio della scrittura: penso alla poesia. Ma perché, allora, non parlare senz’altro di poesia, perché ricorrere a questa parola, canto? Se dico canto, e non poesia, non è per un vezzo terminologico. Continua a leggere “Umberto Fiori, Etica e poesia (seconda parte)”