inediti

Rodolfo Zucco | Inediti

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Mercoledì 10 luglio alle ore 18.30, al Circolo Arci Lavoro e Sport di Siena, Rodolfo Zucco leggerà poesie tratte dal Bubuluz (edizioni del verri, 2017) e testi inediti, per l’ultimo, non programmato appuntamento del ciclo formavera readings.
Oggi pubblichiamo tre nuove poesie.

*

Leggere ad alta voce Pasternàk

*

Un che di vigile
e di smarrito, come negli attimi dilatati
che precedono il sonno e accompagnano
il risveglio ‒
*                     *trasformano l’ombra
proiettata sul muro da uno stoppino acceso
in abnormi figure negroidi.
*                                                 *Timbri,
crome, quarti: leggere
ad alta voce Pasternàk…

*                                            *I campi
era come se li vedessi nel delirio
della febbre, durante una grave malattia;
il bosco, invece, nello stato di lucidità
dell’uomo guarito ‒
*                                  *e mi pareva
che nel bosco abitasse Dio ‒ sui campi
sogghignasse il beffardo
riso del diavolo. Continua a leggere “Rodolfo Zucco | Inediti”

inediti

Emanuele Franceschetti | Inediti

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Massimo, la pena temeraria
di scrivere, d’essere amanuensi, come dici
è immaginare che quest’esattezza, questa misura
del canto, non salverà nessuno dalla morte.
Forse il cuore screpato muove al gesto
che illumina e rammemora.
Forse sta in quest’azzardo ascensionale
il limite del mondo.
(o questo lo immagina chi non crede
che dopo il movimento verticale
vi sia l’ultimo approdo, un’altra consistenza)

(a Massimo Morasso) Continua a leggere “Emanuele Franceschetti | Inediti”

inediti

Silvia Righi | Inediti

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[Sei poesie dalla raccolta inedita Demi-monde]

*

Resta, chiudi a chiave,
il bosco non ci riguarda.
Nel grembo della camera
giocheremo al gioco
del silenzio, come le bambine
di mille anni fa.

*

*

*

C’è un tale profumo di te; nell’aria.
Tu balli,
tu non riconosci la malacarne
ma tocchi un petalo, una radice
o una muta di serpente, e la natura
si ripete.
E il tuo seno è così nudo.
Quanti uomini spogliandoti
hanno annodato i tuoi capelli,
stretto forte

invece io mangio ostriche.

Per tre giorni
e tre notti
guarderò il bianco del soffitto colarci
addosso, riempire di plenilunio
i nostri corpi spenti.

*

*

*

Le ombre, la mia e la tua
una commedia di gesti siderali

ecco le sedie, gli specchi, i letti
che abbiamo sfiorato correndo
esistenze unite e separate.
Si guardano senza guardarsi.
Lei la tocca, l’altra si sottrae.
Lei sputa, l’altra mangia melograni.
Elastiche come ninfee
non vogliono essere assolte
né liberate,
sorde agli echi del bosco, alle grane di Dio.
Sogniamo i loro abbracci.
Al mattino coprono
i succhiotti col fondotinta, ridono
indicando il collo vergine
il mio.

Il letto resta vuoto.
Noi due gli giriamo intorno
a mezzi cerchi, lente
come pesci tropicali.

*

*

*

E la Madre ogni tanto si chiede
di chi sia carne quella Figlia
annusatrice
sempre a scovare qualcosa di corrotto
un frutto,
un arto,
una bestia moritura.
Nessuna fiaba, pensa,
finisce con la principessa
affondata nel piatto fino al naso.

Gli uomini, invece, si accostano
per l’odore che sfrega loro addosso
fratelli
finché non scoprono il seno.
La piana terra di nessuno
dove prima tiravano pugni per gioco
e che, gonfia, ora
riceve
le impronte digitali. Le linee del palmo
fino all’incrocio dei polsi.

Lei indovina.
I sessi, la supremazia,
il contatto ripetuto dei corpi
da brutale
a erotico in tempo zero.

*

*

*

La cacciatrice viene cacciata
prima o poi. Lei lascia
che i peli ammorbidiscano i suoi femori
come nidi
ci si ripiega di notte
quando la bracca l’insonnia
e la spoglia una voce d’altare
«sei sola, bambina, sei sola».

*

*

*

Il porno le fa compagnia.
L’orchidea in giardino è irrequieta
si allarga
come una vulva

avrebbe visto solo un fiore
prima dei suoi tredici anni

la donna-oggetto e l’uomo-toro
si travolgono
e il loro sbattere di carni
genera un orgasmo che è pura
distopia.

Lei reifica ciò che non sopporta.
Amarla
è seminare nell’acqua.

*

Immagine: Lukasz Wierzbowski