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Noemi De Lisi | Inediti

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I

I ponti si allungavano sul Liffey
ne fissavo il riflesso sull’acqua,
avrei voluto sputarci dentro
per unirmi al tremore in superficie.
Avevo paura di buttarmi,
non riuscivo ad alzare lo sguardo
finché non sei arrivata.

«Perché immagini sempre il dolore?»
rovesciavi gli occhi in quel modo
che mi fa impressione: si vedeva il bianco
per un attimo – i ponti ti attraversavano.
Mi trattenevo dallo strapparti un capello,
dal tenderlo in aria sulla linea del fiume:

«Se solo potesse sostenerci tutti.»
Per poi non vederlo più una volta aperte le dita,
sporgermi dal parapetto, scuotere la testa:
«Non l’ho fatto apposta, lo tenevo stretto, lo giuro»;
indicarlo sul pelo dell’acqua come se potessi vederlo,
immaginarlo immergersi e risalire il ponte fino a noi,
superarci, fare tutto daccapo mentre affonda.

«Un tuo capello è caduto dal ponte,
ha attraversato Dublino, si è sciolto nel fiume.
Perdonami, perdonami se l’ho perso.» Continue reading “Noemi De Lisi | Inediti”

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Francesco Ottonello | Inediti

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cosa sconfiggere è capire che rimane

 

Confondere da chi proteggersi con chi

Tra scartoffie del passato rimarginare
un tempo davvero tuo, amare scatole
rosa in stanze verdi dentro armadi blu
invece rotta resta la memoria hard disk

sogno la tua foto di luce obliqua
sentire che nulla più rappresenta
nulla mai esistito, nulla che resta
male sale, onda secca senza uscita. Continue reading “Francesco Ottonello | Inediti”

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Matteo Tasca | Inediti

 

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Raol

lo schianto dei fantini alla seconda curva,
uno probabilmente svenuto, cavallo
colpisce infermiere, le nuche delle persone
*                    *– posizione di merda –
*                    *per tutti quei soldi anch’io rischierei –
metti il cellulare bene in alto,
la corsa piccola dentro la corsa grande,
come una matriosca,
la tartuca che taglia il traguardo senza fantino,
sentirsi vivi, un malore tra gli spalti,
in me però sollievo, è stato tutto molto fico.

Il giorno dopo leggo su internet
che il cavallo raol è rimasto ferito
e hanno dovuto ammazzarlo.
Noi non ci eravamo accorti di niente:
l’esperienza c’ha fregato, stare nel mezzo
non è servito a capire;
ora però che siamo informati sui fatti
non possiamo dire di sentirci particolarmente indignati,
quando parleremo agli amici di barbarie
non crederemo alle nostre parole.

Sono questi i gesti, i pensieri
della nostra miseria interiore.
Descriverli è forse l’ultimo modo
per sorvegliare i confini della nostra coscienza,
e neanche questo basterà.
Persino la vergogna ci costa fatica.

(Quella notte l’ho sognato.
Era steso sulla pista
con tutte e quattro le gambe spezzate.
Mi chiedeva di portarlo fuori a cavalcare
ora che si era liberato dell’altro,
il fratello inquietante,
ma io lo fissavo muto mentre cercava
di formulare a parole la sua richiesta.
Strillava come un neonato) Continue reading “Matteo Tasca | Inediti”