unplugged

Lips of Rose – Todd Portnowitz

She was known as Lips of Rose,
Lady Rose she called herself,
she was known as Lips of Rose
and she held love above all else.

And when her train reached Sant’Ilario
it was clear with her first step
to everyone there at the station
this was no missionary trip.

Some make love to kill the daylight,
some for money, some for fashion
Lips of Rose, O Lips of Rose
she did it only out of passion.

But passion, as we know,
it throws you headlong into life
without bothering to ask him
if he’s stag or has a wife.

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unplugged

The Silver Jews – Punks In The Beerlight. Una riscrittura

di Todd Portnowitz

Dov’è finito il sacchetto di carta con lo scotch?
Giusto se mi venisse voglia di vomitare.
Se avessimo saputo quanto ci voleva ad arrivare fin qui,
l’avremmo fatto lo stesso? L’avremmo fatto?

Allora vuoi erigere un altare in una sera d’estate,
fumare il gel da un cerotto di fentanyl.
L’hai saputo? Adamo ed Eva erano ebrei
e io ti ho sempre amata ‘na cifra.

E se si peggiora davvero di brutto,
semmai si peggiorasse davvero di brutto:
via, non ci illudiamo, si peggiora sempre di brutto.

Delinquenti all’insegna luminosa della birra,
sfigati innamorati, Toulouse-Lautrec,
due delinquenti sfigati e innamorati
all’insegna luminosa della birra.

Ti ho sempre amata ‘na cifra.

unplugged

Tortoise and Bonnie ‘Prince’ Billy – Thunder Road

di Todd Portnowitz

Non mi è mai piaciuto Bruce Springsteen. Nelle sue canzoni non c’era niente del sottile o del cerebrale che ho sempre amato nella musica. È totalmente bruta e corporale, l’estetica di Springsteen, ti assale con due braccia gigantesche. Ed è infatti musica per il bracciante, pienamente occupata del mondo attivo, a volte un po’ pop, a volte un po’ dance e quasi sempre un po’ troppo. Ma poi nel 2009 ho sentito questa cover di “Thunder Road,” fatto da Bonnie “Prince” Billy e Tortoise, che rallenta un bel po’ il tempo e rende epica la melodia principale, traducendola da sassofono sdolcinato in sintetizzatore terrificante. Invece di urlare le parole, Bonnie “Prince” Billy le canta sottovoce, quasi parlando, narrando. E finalmente le ho sentite, le parole di Springsteen, il testo così romantico e “americano” che quasi caglia: la macchina, l’autostrada, il cofano sporco, la fine di high school, la ragazza desiderata, la veranda. Ciò che è, e appunto ciò che mi dispiaceva da giovane, è audace, aggressivamente ovvio, un grande gesto goffo che felicemente rischia tutto. Il destino, ci dice, è tutto nel corpo, tutto nell’atto, e le immagini che già conosciamo sono le uniche, e sono belle.

*

THUNDER ROAD

Sbatte la porta della veranda
fluttua il vestito di Maria
danza per la stanza come una visione
con la radio che suona
Roy Orbison che canta per i solitari
già, sono io e ti voglio soltanto
non mandarmi via di nuovo
non mi posso confrontare di nuovo
non scappare dentro casa
cara, tu sai per cosa ci vengo
allora sei timorosa e pensi
che forse non siamo più così giovani
ricordati un po’ che c’è magia nella notte
non sei una figa ma sei bella lo stesso
e va bene lo stesso per me.

Non ti puoi nascondere sotto le coperte
e studiare il tuo dolore
fare croci dagli amanti
gettare rose nella pioggia
sprecare l’estate a pregare invano
per un salvatore che nasce dalle strade
vedi, non sono un eroe
quello è chiaro Continue reading “Tortoise and Bonnie ‘Prince’ Billy – Thunder Road”