inediti

Emanuele Franceschetti | Inediti

Mariano-Rossano-Una-vita-

Massimo, la pena temeraria
di scrivere, d’essere amanuensi, come dici
è immaginare che quest’esattezza, questa misura
del canto, non salverà nessuno dalla morte.
Forse il cuore screpato muove al gesto
che illumina e rammemora.
Forse sta in quest’azzardo ascensionale
il limite del mondo.
(o questo lo immagina chi non crede
che dopo il movimento verticale
vi sia l’ultimo approdo, un’altra consistenza)

(a Massimo Morasso) Continue reading “Emanuele Franceschetti | Inediti”

editi, recensioni

Su “Il libro delle cose” di Fabio Donalisio

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L’11 giugno presenteremo a Siena Il libro delle cose di Fabio Donalisio. Anticipiamo l’evento con una nota di lettura di Daniela Gentile e una selezione di testi.

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Il libro delle cose di Fabio Donalisio (Nino Aragno Editore, 2018) obbliga, sin dal titolo, a una riflessione sull’indeterminatezza e contemporaneamente sulla definizione necessaria dell’argomento. Le cose, calco della mutabile e variabile polisemia di res in latino, sembrano un rimando neutro e plurale a quanto possa essere inteso come reale, sia esso umano o meno, individuale o collettivo, ma soprattutto tentano di svincolarsi dalla distinzione grammaticale di genere; allo stesso tempo, però, l’idea rimanda anche ad una precisa immagine di accumulazione, di affollamento, di saturazione: è proprio tra i poli di sottrazione e addizione che si gioca la raccolta da un punto di vista formale e contenutistico, e diventa così più chiaro anche il riferimento al titolo della raccolta precedente, Ambienti Saturi (Amos edizioni 2017), quasi interamente confluita poi nel Libro delle cose. Continue reading “Su “Il libro delle cose” di Fabio Donalisio”

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Lital Khaikin | da “alethe”

Roberto Kusterle, Le spose del mare (2016)Pubblichiamo tre poesie di Lital Khaikin dalla raccolta alethe (Kipple officina libraria 2018), tradotta da Valerio Cianci.

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Tre Variazioni
[Prima edizione in .PLINTH. (IV volume; 2014)]

1

Ogni cosa ha il proprio centro, e così l’infinito, o qualcosa di affine,
è ordito in ogni parte, in una sequenza

Così al colpevole di queste ripetizioni dovrò chiedere un’impossibile risposta,
quante tue versioni sono impresse in una minuscola quantità di materia?

Non so se lacerare il suolo o insegnare al mio corpo il volo, così da non lasciare
un’impressione eccessiva e sgraziata, con una direzione deviata,
che troppo spesso muta e gravosa affossa la leggerezza d’ogni nuovo
“qua, esisto”. Continue reading “Lital Khaikin | da “alethe””