Galway Kinnell, Il fuoco di olivo

joseph cornell

Da “Nuovi poeti americani”, curatela e traduzione  di Elisa Biagini, Einaudi 2006.

*
*

Aspetta

*

Aspetta, per adesso.
Diffida di tutto se devi.
Ma fidati delle ore. Non ti hanno forse
portato ovunque, fino a adesso?
Eventi personali si faranno nuovamente interessanti.
I capelli si faranno interessanti.
Il dolore si farà interessante.
Le gemme che si schiudono fuori stagione si faranno interessanti.
Guanti usati si faranno nuovamente graziosi;
le loro memorie sono ciò che dà loro
il bisogno di altre mani. La desolazione
degli amanti è la stessa: quell’immenso vuoto
ricavato da esseri così piccoli quali noi siamo
chiede di essere riempito; il bisogno
del nuovo amore è fedeltà al vecchio.

Aspetta.
Non andare troppo presto.
Sei stanco. Ma tutti sono stanchi.
Ma nessuno è stanco abbastanza.
Aspetta solo un po’ e ascolta:
musica di capelli,
musica di dolore,
musica di telai che intessono di nuovo i nostri amori.
Sii lì per sentirla, sarà la sola volta,
più di tutto per sentire la tua esistenza intera,
ripetuta dalle pene, recitare se stessa fino al completo esaurimento.

*

Wait

*

Wait, for now.
Distrust everything if you have to.
But trust the hours. Haven’t they
carried you everywhere, up to now?
Personal events will become interesting again.
Hair will become interesting.
Pain will become interesting.
Buds that open out of season will become lovely again.;
their memories are wht give them
the need for other hands. The desolation
of lovers is the same: that enormous emptiness
carved out of such tiny beings as we are
asks to be filled; the need
for the new love is faithfulness to the old.

Wait.
Don’t go too early.
You’re tired. But everyone’s tired.
But no one is tired enough.
Only wait a little and listen:
music of hair,
music of pain,
music of looms weaving our loves again.
Be there to hear it, it will be the only time,
most of all to hear your whole existence,
rehearsed by the sorrows, play itself into total exhaustion.

*
*
*

Il fuoco di olivo

*

Quando Fergus si svegliava di notte piangendo
lo portavo dalla sua culla
alla sedia a dondolo e sedevo tenendolo tra le braccia
davanti al fuoco d’un olivo millenario.
Qualche volta, per ragioni che non ho mai saputo e
che lui ha dimenticato, anche dopo il biberon i lacrimoni
continuavano a scendere sulle sue grandi guance
– la guancia sinistra sempre più lucente della destra –
e sedevamo, alcune notti per ore, dondolandoci
alla luce che si diffondeva dall’antico legno,
e ci tenevamo l’un l’altro contro l’oscurità,
la sua appena poco indietro e lontana nel futuro,
la mia che immaginavo tutta intorno.
Una di queste volte, mezzo addormentato io stesso,
credetti d’aver sentito un grido
– un aviatore che urlava in orrore
mentre buttava fuoco su chi o cosa non sapeva,
oppure un bimbo incendiato in quel modo –
e mi drizzai in allarme. Il fuoco d’olivo
bruciava a fiamma bassa. Nelle mie braccia stava Fergus,
profondamente addormentato, la guancia sinistra luccicante, Dio.

*

The Olive Wood Fire

*

When Fergus woke crying at night
I would carry him from his crib
to the rocking chair and sit holding him
before the fire of thousand-year-old olive wood.
Sometimes, for reasons I never knew and
he has forgotten, even after his bottle the big tears
would keep on rolling down his big cheeks
–  the left cheek always more brilliant that the right –
and we would sit, some nights for hours, rocking
in the light eking itself out of the ancient wood,and hold each other against the darkness,]
his close behind and far away in the future,
mine I imagined all around.
One such time, fallen half-asleep myself,
I thought I heard a scream
–  a flier crying out in horror
as he dropped fire on he didn’t know what or whom,
or else a child thus set aflame –
and sat up alert. The olive wood fire
had burned low. In my arms lay Fergus,
fast asleep, left cheek glowing, God.

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