stefano dal bianco

Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni

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Segnaliamo un evento che si terrà domani, mercoledì 5 aprile, a Siena dedicato ai poeti nati negli anni Settanta a cura di Stefano Dal Bianco: “Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni.”

ore 15.30, Palazzo San Niccolò, ex-Cappella, via Roma 56, Siena

Gherardo Bortolotti
Lorenzo Carlucci
Azzurra D’Agostino
Stelvio Di Spigno

dialogheranno con Stefano Dal Bianco e Guido Mazzoni.

A seguire, alle ore 21.30, i poeti leggeranno i propri testi presso UnTubo, via del Luparello 2, Siena.

 

 

Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)

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di Marco Villa

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Viviamo nella versione più astratta di una forma di vita già di per sé astrattissima come quella del capitalismo tardo. Tra la moltitudine di oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente non si contano quelli che offrono espansioni e rielaborazioni immateriali della nostra esistenza: schermi televisivi, interfacce per la comunicazione virtuale, generatori di mondi possibili in cui giochiamo al surrogato di noi stessi, dispositivi per la riproduzione di suoni in differita, immagini “a scopo presentativo”di prodotti e di bisogni – e talvolta, tutto questo condensato in un singolo oggetto feticcio. In una situazione di virtualità diffusa, di cui ciascuno fa continuamente esperienza, l’atteggiamento della poesia nei confronti del mondo oggettuale non può essere più quello ancora validissimo solo qualche decennio fa. La conquista degli oggetti alla poesia “alta e tragica” è stato un passo fondamentale per l’evoluzione novecentesca del genere, certo. Ma anche su questo versante le nostre vite sono cambiate con estrema velocità, e l’“assedio delle cose” che aveva già progressivamente sfondato la dizione selettiva di Montale ora è una realtà acquisita, che nella sua ultima versione digitale può fare tranquillamente a meno della presenza effettiva dell’oggetto stesso. Ciò che allora l’apertura del dettato poetico alle cose di tutti i giorni rappresentava in termini di liberazione, di ampliamento, di onestà, di critica e quant’altro, oggi ha perso ogni implicazione euforica contemporaneamente al proprio ancoraggio nella comune esperienza quotidiana. (altro…)

Un nuovo modo di compiersi. La supplica all’azione di Stefano Dal Bianco /3

Jacques Carelman, Siamese Hammers (Impossible Objects Catalogue)

L’ultima parte del saggio di Pietro Cardelli su Prove di libertà. Qui la prima e la seconda parte.

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III. Il suono della lingua

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Dopo aver analizzato gli aspetti contenutistici della raccolta, occorre adesso soffermarsi su quelli più propriamente formali. Come premessa occorre dire che studiare da questo punto di vista un’opera di Dal Bianco non è semplice: da un lato a causa della forza e della preminenza spesso affidata da questo poeta all’aspetto qui in questione, dall’altro per via della continua evoluzione di forma, ritmo e stile individuabile nel susseguirsi dei suoi libri.
Prove di libertà, dal punto di vista formale e stilistico, è un libro polarizzato. E’ possibile infatti individuare al suo interno due momenti estremamente differenti, contrapposti, segno di una necessaria e decisa frattura rispetto a Ritorno a Planaval. Questo solco si materializza a conclusione della seconda sezione, “Lontano dagli occhi”1, caratterizzata dalle poesie su e per Arturo e da un andamento ritmico-stilistico tipico della raccolta del 2001. Se quindi da un lato Prove di libertà tende nel suo complesso ad allontanarsi dalla silloge precedente, dall’altro si nota come questo distacco abbia bisogno per esplicarsi di un ultima e definitiva immersione in quella che era la forma e lo stile di Planaval2. Ciò che emerge è quindi una sofferta evoluzione, segno inevitabile del bisogno di esprimersi in un nuovo modo, di porre l’attenzione su altri aspetti, e, come evidenziato nella prima parte di questo saggio, di aprirsi ad un nuovo messaggio.
Cercheremo adesso, tramite una breve analisi metrico-stilistica di due poesie della raccolta, di evidenziare gli elementi centrali di questi due momenti e di giustificare una così evidente frattura.

(altro…)

Un nuovo modo di compiersi. La supplica all’azione di Stefano Dal Bianco /2

Katja Van Den Enden, Together

La seconda parte del saggio di Pietro Cardelli su Prove di libertà. Qui la prima parte.

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c. Una pluralità di soggetti

La questione del soggetto, ovvero di chi dice “io” all’interno di una poesia, è un tema che Dal Bianco ha affrontato spesso, specialmente nel periodo di “Scarto Minimo” (1986/1989) e al tempo della pubblicazione delle prime due raccolte1: La bella mano2 (1991) e Stanze del gusto cattivo (1991). Con Prove di libertà la riflessione sul soggetto si fa essa stessa tema delle liriche e, contemporaneamente, emerge con forza l’idea gurdjieffiana della frantumazione della soggettività. La terza sezione – “Aforismi di lavoro” – è emblematica e fondamentale per capirne nascita ed evoluzione. Da un lato sta un vero e proprio sdoppiamento interiore, tra ciò che possiamo chiamare personalità e ciò che invece è essenza, in un continuo dialogo tra il soggetto poetante e il proprio «gemello» al fine di spogliarsi della prima liberando la seconda; dall’altro lo stesso soggetto che parla e che dice io è a sua volta composto da una moltitudine di micro-soggetti, “io interiori” che, in una costante dialettica e scontro, sembrano però dirigersi verso una progressiva ricomposizione. Leggiamo quindi dalla prima delle quattro citazioni in apertura alla sezione, in questo caso dal Libro di Tommaso il Contendente:

Poiché sei il mio gemello e il mio vero compagno, esamina te stesso e scopri chi sei. […] Perché chi non conosce se stesso non conosce nulla, ma chi conosce se stesso conosce simultaneamente la profondità di tutte le cose. (altro…)

Un nuovo modo di compiersi. La supplica all’azione di Stefano Dal Bianco /1

Sayaka Ganz, Emergence

di Pietro Cardelli

«Scusa, non so da quanto poco tempo non sopporto
nessuna cosa che sia fuga»

[S. Dal Bianco, Dislivello. Primo appello]

I. Introduzione

Pubblicato nel settembre 2012, Prove di libertà (Mondadori) di Stefano Dal Bianco si è rivelato fin da subito un libro complesso, difficile e necessaria prosecuzione di Ritorno a Planaval (Mondadori, 2001). Silloge di sessanta poesie scandite su un’attenta architettura in nove sezioni, Prove di libertà costruisce l’itinerario, o meglio, il lavoro che il poeta pratica su di sé e che, quasi in un atto d’amore, mostra e presenta al lettore. Ne deriva un vero e proprio percorso sulla via che i micro-soggetti che dicono “io” delle poesie costituiscono, i quali, sempre tesi ad una ricomposizione conclusiva ma mai definitiva, sembrano dirci per voce del poeta: questo è quello che io sto cercando e costruendo nella mia vita, credo che sia qualcosa in cui tutti dovremmo immetterci, o almeno qualcosa su cui tutti dovremmo capirci1. Proprio su questo elemento di base emerge quel senso di fatica, di volontà di evasione dalla gabbia iniziale, che alimenta l’intera raccolta e che, nel suo procedere, infonde ai testi quell’agognata libertà propria del titolo. Se infatti Ritorno a Planaval è stato più volte descritto come un diario, io direi che Prove di libertà possa definirsi con un nuovo termine: lavoro2. E’ infatti un vero e proprio lavoro, nella sua accezione di pratica di verità, di esercizio di vita, che caratterizza l’intera raccolta e che riesce a far sì che anche i momenti più gurdjieffiani non vengano mai sentiti come “trasposizione in versi di precetti filosofici”, ma come passi di verità e di azione, vera e necessaria “poesia delle cose”. Gli insegnamenti di Grotowski e Gurdjieff, entrambi cari a Dal Bianco, riescono così ad emergere senza fatica pagina dopo pagina, trovando qui nella stesura in versi quella forma che i due maestri cercavano di trasmettere sulla scena e nella vita. Ciò è fondamentale per capire come tutta la raccolta sia incentrata ed indirizzata verso una pratica quotidiana, un modus vivendi, da compiersi giorno dopo giorno, ognuno per sé e, forse, ognuno per tutti. (altro…)

Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)

Almejd Swans

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di Marco Villa

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Viviamo nella versione più astratta di una forma di vita già di per sé astrattissima come quella del capitalismo tardo. Tra la moltitudine di oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente non si contano quelli che offrono espansioni e rielaborazioni immateriali della nostra esistenza: schermi televisivi, interfacce per la comunicazione virtuale, generatori di mondi possibili in cui giochiamo al surrogato di noi stessi, dispositivi per la riproduzione di suoni in differita, immagini “a scopo presentativo”di prodotti e di bisogni – e talvolta, tutto questo condensato in un singolo oggetto feticcio. In una situazione di virtualità diffusa, di cui ciascuno fa continuamente esperienza, l’atteggiamento della poesia nei confronti del mondo oggettuale non può essere più quello ancora validissimo solo qualche decennio fa. La conquista degli oggetti alla poesia “alta e tragica” è stato un passo fondamentale per l’evoluzione novecentesca del genere, certo. Ma anche su questo versante le nostre vite sono cambiate con estrema velocità, e l’“assedio delle cose” che aveva già progressivamente sfondato la dizione selettiva di Montale ora è una realtà acquisita, che nella sua ultima versione digitale può fare tranquillamente a meno della presenza effettiva dell’oggetto stesso. Ciò che allora l’apertura del dettato poetico alle cose di tutti i giorni rappresentava in termini di liberazione, di ampliamento, di onestà, di critica e quant’altro, oggi ha perso ogni implicazione euforica contemporaneamente al proprio ancoraggio nella comune esperienza quotidiana. (altro…)

Letture per Franco Fortini, 29 novembre 2014

Letture per Franco Fortini

Nei prossimi giorni numerose iniziative ricorderanno Franco Fortini in occasione del ventennale della morte. A questo proposito vogliamo segnalare, all’interno della rassegna Memorie per dopo domani, il pomeriggio di letture di poesie che si terrà a Siena sabato 29 novembre. L’evento, a cura di Stefano Dal Bianco e Incontrotesto, avrà luogo presso la Sala Storica della Biblioteca degli Intronati a partire dalle ore 16.30. Vi invitiamo a partecipare.