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Editoriale: Massimalismo, grande opera, autore onnisciente

Alessandro Cardinale, Equilibrium (2015), cotone + legno, 5000 x 180 x 14cm
Alessandro Cardinale, Equilibrium (2015), cotone + legno, 5000 x 180 x 14cm

di Simone Burratti, Marco Villa, Andrea Lombardi

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Parlare di massimalismo in poesia significherebbe innanzitutto spararla grossa. In seconda battuta, implicherebbe una totale ridefinizione del concetto di massimalismo o, peggio, un cavilloso adattamento delle categorie della poesia a quelle del romanzo. Non ho intenzione di fare nessuna delle tre cose. Vorrei invece che la parola massimalismo attraversasse la mente del lettore come un pensiero distratto e subito dimenticato, un piccolo déjà-vu di propositi ambiziosi, una mappa mentale entro cui muoversi seguendo una filigrana sotterranea; allo stesso tempo, vorrei che suggerisse uno spostamento di direzione consistente nei confronti tanto della scrittura poetica tradizionale quanto delle poetiche minimaliste o di avanguardia. Continue reading “Editoriale: Massimalismo, grande opera, autore onnisciente”

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Compiacimento, connivenza, solidarietà. Contro il villaggio della giovane poesia contemporanea

Damien Hirst - The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (1991)

di Andrea Lombardi

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Ci troviamo ad operare in un contesto dove prevalgono atteggiamenti di connivenza e compiacimento, connivenza che è anzitutto compiacimento, compiacimento che è anzitutto autocompiacimento. Dato per certo che la poesia non ha più alcun peso, che essa è un gesto anacronistico, inutile, buona solo per chi la fa, un corpo in decomposizione che cerchiamo di rianimare, l’atteggiamento dei giovani poeti è quello del tacito consenso di fronte a tale presupposto – il primo insegnamento che si riceve nella nostra Bildung poetica – che, introiettato, non si fa altro che alimentare in due modi.
Il primo è l’assunzione come imperativo categorico del principio per cui l’unione fa la forza. La giovane poesia contemporanea si presenta come un grande villaggio in cui tutti conoscono tutti, anche senza essersi mai incontrati, a volte anche senza aver mai letto nulla l’uno dell’altro. Un villaggio solidale dove tutti sono amici di tutti perché tutti devono essere amici di tutti. Non avendo più alcun peso ciò che ci ostiniamo a fare, si fa gruppo per sentirsi legittimati a scrivere. E la sede di questo villaggio, fisicamente aperto a tutti, è la rete.
Il secondo, ben più calzante, è il fatto che la connivenza a tale presupposto è realizzata tramite un ulteriore atteggiamento di tacito consenso. In ragione di questa solidarietà obbligatoria, infatti, si accetta come legittimo ciò che scrivono gli altri membri del villaggio. Dilaga il compiacimento: prima nell’autoerotismo della scrittura, poi nel voyeurismo della lettura della poesia altrui. Si tratta infatti di una doppia legittimazione: quella a scrivere poesie, legata alla semplice presenza di altri che fanno lo stesso “nonostante i tempi” e quella a scrivere in un certo modo. Nel villaggio, infatti, non solo tutti conoscono tutti, ma si ha l’impressione che tutti scrivano come tutti. Sembra di essere di fronte all’affermarsi di un’idea tautologica di poesia, il riproporsi, sul piano della produzione dei contenuti, dello stesso processo che ha portato il concetto di lirica a sostituire quello generico di poesia. Non solo quella della lirica continua ad essere l’unica strada avvertita come percorribile – basta vedere la produzione della maggior parte degli esordienti – e come tale la più battuta, ma addirittura al suo interno si è arrivati a una sclerotizzazione di moduli, stilemi, posture che irrigidisce fin da subito qualsivoglia predisposizione al canto. Poesie che nascono già impacchettate e pronte alla vendita, sapendo che c’è un mercato che sicuramente le accoglierà favorevolmente in quanto le richiede. E allora ecco la poesia facile, quella che piacerà a tutti, ecco una verticalità che è solo parodia di verticalità istituzionalizzate, ecco posture riprodotte come schemi. Un serenismo divenuto habitus, come se le possibilità della poesia si fossero esaurite, come se determinati moduli e stilemi abbiano rappresentato il punto di arrivo della poesia e andare oltre fosse impossibile. Il risultato è quello di una voce ovattata, plastificata, robotica. Non vera voce, ma afonia disarmante. Continue reading “Compiacimento, connivenza, solidarietà. Contro il villaggio della giovane poesia contemporanea”

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Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)

Almejd Swans

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di Marco Villa

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Viviamo nella versione più astratta di una forma di vita già di per sé astrattissima come quella del capitalismo tardo. Tra la moltitudine di oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente non si contano quelli che offrono espansioni e rielaborazioni immateriali della nostra esistenza: schermi televisivi, interfacce per la comunicazione virtuale, generatori di mondi possibili in cui giochiamo al surrogato di noi stessi, dispositivi per la riproduzione di suoni in differita, immagini “a scopo presentativo”di prodotti e di bisogni – e talvolta, tutto questo condensato in un singolo oggetto feticcio. In una situazione di virtualità diffusa, di cui ciascuno fa continuamente esperienza, l’atteggiamento della poesia nei confronti del mondo oggettuale non può essere più quello ancora validissimo solo qualche decennio fa. La conquista degli oggetti alla poesia “alta e tragica” è stato un passo fondamentale per l’evoluzione novecentesca del genere, certo. Ma anche su questo versante le nostre vite sono cambiate con estrema velocità, e l’“assedio delle cose” che aveva già progressivamente sfondato la dizione selettiva di Montale ora è una realtà acquisita, che nella sua ultima versione digitale può fare tranquillamente a meno della presenza effettiva dell’oggetto stesso. Ciò che allora l’apertura del dettato poetico alle cose di tutti i giorni rappresentava in termini di liberazione, di ampliamento, di onestà, di critica e quant’altro, oggi ha perso ogni implicazione euforica contemporaneamente al proprio ancoraggio nella comune esperienza quotidiana. Continue reading “Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)”