editi, inediti

Henri Michaux | da “La nuit remue”

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Traduzioni di Arjeta Vucaj

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Cementificato

A volte basta un niente. Il mio sangue si trasforma in veleno e divento duro come cemento.
I miei amici scuotono la testa. Non è la paralisi che bisogna temere sopra ogni cosa, ma l’asfissia che ne risulta; allora si decidono. Vanno a cercare i loro martelli, ma una volta tornati, esitano ancora e girano le maniche tra le dita. Uno dice: «Vado a cercare un mandrino, è meglio», e così provano a guadagnare tempo. Tuttavia comincio ad ammorbidirmi. Si vedono (poiché mi hanno svestito per provare la sensazione di aver fatto qualcosa), si vedono come dei ciottoli emersi sopra la pelle. Rimpiccioliscono e presto si dissolvono. E subito i miei amici che nascondono i loro martelli in ogni angolo. Vedo il loro imbarazzo, ma io stesso in uno troppo grande per parlare. In effetti, non posso sopportare che mi si veda nudo. Ci sono allora dei minuti di un silenzio opaco che non saprei raccontare. Continua a leggere “Henri Michaux | da “La nuit remue””

editi, inediti

Stéphane Mallarmé | Conflit

Damiàn Ortega, Casino

Traduzione di Matilde Manara

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CONFLITTO

Era da tempo, da molto tempo ormai – credevo – che la mia idea si dispensava da qualsiasi accidente anche vero; preferendo, al caso, attingere al suo principio, lo scaturire.

Un gusto per una casa abbandonata, che sembrerebbe favorire questa disposizione, mi porta a smentirmi: tanta era la contentezza che verdeggiava, ogni anno tranne questo, la scala esterna di pietra, di spingere contro i muri una persiana invernale per poi raccordare, come senza interruzione, l’occhiata di adesso allo spettacolo immobile di un tempo. Garanzia di ritorni fedeli, ma ecco che questo battito, tarlato, scandisce un baccano, ritornelli, alterchi, di sotto: mi ricordo di come sopraggiunse la leggenda della triste dimora di cui infesto l’angolo intatto, invasa da una banda di lavoratori che offendono il paese perché tutto solitudine, e al momento di partire mi angosciò, andare o no, mi fece quasi esitare – arrivederci, tanto peggio! Il posto sarà da difendere, come mio, magari arbitrariamente, e ci sono. Una tenerezza, d’ora in avanti esclusiva, dovuta al fatto che, nella soppressione dei luoghi ameni, questi abbia ricevuto l’ingiuria peggiore; ospite, divento, del suo declino: inverosimilmente, il soggiorno caro per la desuetudine e l’eccezionalità, trasformato dal progresso in una mensa per operai di ferrovia. Continua a leggere “Stéphane Mallarmé | Conflit”

editi, recensioni

Su “Il libro delle cose” di Fabio Donalisio

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L’11 giugno presenteremo a Siena Il libro delle cose di Fabio Donalisio. Anticipiamo l’evento con una nota di lettura di Daniela Gentile e una selezione di testi.

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Il libro delle cose di Fabio Donalisio (Nino Aragno Editore, 2018) obbliga, sin dal titolo, a una riflessione sull’indeterminatezza e contemporaneamente sulla definizione necessaria dell’argomento. Le cose, calco della mutabile e variabile polisemia di res in latino, sembrano un rimando neutro e plurale a quanto possa essere inteso come reale, sia esso umano o meno, individuale o collettivo, ma soprattutto tentano di svincolarsi dalla distinzione grammaticale di genere; allo stesso tempo, però, l’idea rimanda anche ad una precisa immagine di accumulazione, di affollamento, di saturazione: è proprio tra i poli di sottrazione e addizione che si gioca la raccolta da un punto di vista formale e contenutistico, e diventa così più chiaro anche il riferimento al titolo della raccolta precedente, Ambienti Saturi (Amos edizioni 2017), quasi interamente confluita poi nel Libro delle cose. Continua a leggere “Su “Il libro delle cose” di Fabio Donalisio”