Andrea Piasentini – Prime poesie

Penso a una mappa un po’ stravolta della mia famiglia, per restituire la mia disappartenenza ad essa. Nello sfondo di oliveti brutti mezzi bruciacchiati, e di salici cercati in un parco, nei momenti di sosta da una giornata piena di routine, cioè sotto le soglie degli spazi che ricordo a pezzi, ci sono bruciature: la tela è bruciata, ma non mi dice niente e le parole partono da questa scottatura.


PRIME LINEE BRUTTE 

Magari chissà dentro questi pini di Aragona Parque Grande

Saragozza, si trovano: 

la zona Falcata o i traghetti, le verifiche 

il corteo 2010 con il concerto dei Sexy Punch, 

dentro i pini la prima notte solo, 

Livorno rifiutata dentro il nonno. Poi i pasti nei piatti

e le parole sui soldi. 

Quelle che si lamentano degli erasmus, padrone 

di appartamenti, o quelli che 

cielo, aghi di pino, colore bruno 

bevono arachidi con gli occhi  

di chi parla al telefono; 

e la gente, questa, che corre nel parco per il progetto di stare bene

non è nulla, 

a confronto di mia nonna 

(prenditi il rischio delle tue dolcezze mi dicono le stelle)

che proprio ieri mi ha chiamato mi sono girato 

e non c’era.  

Era solo la sua voce, 

il suo fiato, da gufino: 

Non andare non andare alla filmoteca, 

non stare da solo,  

fai altro. Fai dell’altro. Non credo alludesse 

al giro di chiave da dare ai pianti,  

non parlava delle foglie 

rotte o la pioggia. 

Ha visto in me  

la vecchiaia brutta. Ha ricordato il quando 

mi sono affacciato in canottiera dal terrazzo 

e ho detto che avrei vissuto per sempre 

per avere terrazze sempre più belle. 


A NOVEMBRE PERDE I SENSI 

Oggi piove ma il cielo è sorprendentemente bianco 

un albume da cui non scenderà nulla 

di contrasto alla nebbia di ieri. 

Quando è così – mio padre ripete – agli occhi viene malditesta.

Vedo in effetti  

gli stessi nervi dell’occhio incriccarsi 

nello sguardo, pesante, 

di quello che cammina con le buste inclinato. 

Le scarpe rumorose d’acqua e l’acqua 

che scricchiola attorno alle caviglie 

e poi sale, ci vuole un secondo, e blocca. L’acqua blocca la gola.

…. 

Così a volte mi prende, felpato, 

da dentro di me, il pensiero che  

mia madre è psicastenica. O che insomma abbia poche forze (o nulla).

Che senta quindi cadere da su, 

sentendoli come colpa sua, 

i vasi delle case sulla testa. 

Mia madre andarsene  

con della terra in bocca 

e non ricordarsi se ha dato 

alla pianta acqua, respiro. 


GIARDINI  

Taglia il giardino senza pensare nulla sembra 

i suoi gesti son contenti di se stessi ma non comunicano con nient’altro

così come i suoi occhiali e il labbro inferiore prima di mangiare: pendono. 

Da un’altra parte, la parte della bellezza.  

Un anno fa i bambini sollevati nel giardino:  

uno aveva gli occhi lancinanti azzurri  

pareva svolassero ovunque e invece volevano solo  

che io e un amico li prendessimo cadere, e tirarli su. 

Poi facevano tutte le risate. Perfino una panchina 

era così comoda: le viti esattamente fresche, lì per il caldo. 

Finito di tagliarlo chiede una scaletta: deve sistemare o rattoppare

il tetto che perde da una specie di botola. Ha passato una vita 

a fare lavoretti semplici, non ha la tempra 

di uno che aggiusta con le vene che rigano gli avambracci. Anzi 

gli piace il momento di mangiare la cena dopo che la si è preparata

per lui con tiepido amore. Si siede ma non sente nemmeno

di aver fatto qualcosa: sì l’ho fatto, si dice, tutto qua. Comunque prende

la scaletta la sistema e fa un passo, guarda in  

basso: – Tiene? 

se solo l’acqua entrasse… entrasse 

                                            e di sotto lui annaspa  

finirebbe annegato  

se solo avesse vissuto in un paese di mare 

affogando smemorato, morirebbe così. Continuo a  

spingere su e giù i bambini pensando a lui.


Per scaricare gli inediti in PDF: link

Immagine: Bartolomeo Rossi

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