Esce in questi giorni per Marco Saya la nuova raccolta di Fabrizio Miliucci, Genitivo. Pubblichiamo in anteprima cinque pezzi da Pseudolapsus.


1.

non c’è nessuno

che disprezzi così

tanto i poeti

come gli accademici

di qui, la figura

del poeta-accademico

che disprezza

negli altri se stesso

condizione particolarmente

favorevole in poesia

quanto nell’ist. accademica


2.

stavo per fare

una cosa orribile

dire apertamente

quello che penso, se

del resto è dubbio

che io «pensi» davvero

qualcosa, abituato

piuttosto a diffidare,

è senz’altro vero

che l’esercizio della

repressione non deve

avere deroghe – nemmeno

intime, fra sé e sé

è solo l’esperienza a

insegnare, e in questo

caso l’esperienza è chiara



3.

c’è già più ordine in questo taccuino

appena mi dimentico di scrivere scrivo

se mi ricordo che sto scrivendo non scrivo più

il pensiero si mette di mezzo e blocca le parole, mentre le

parole vorrebbero solo fluire, sono io che le vorrei far fluire

dimenticarmi di me, essere in trance, non esprimere un gusto

non esprimere niente



4.

annullarsi è un modo di proteggersi

se ti annulli sei bloccato davanti alla cosa e non hai bisogno

di confrontarti con essa

è bella una vita senza paura

che veda le cose nelle cose, e non gli spettri delle cose

la vita è pienezza non vuoto

felicità/terrore → ma spesso si vive sepolti annientati da tutto

Freud ha scritto che il sonno è il rifiuto della realtà: io sono d’accordo

per anni ho vissuto senza sapere il gusto delle cose

e questo è ancora così, ma adesso ma forse

fa bene abbandonare le speranze tossiche

sperare non significa (x forza) essere vivi

essere vivi significa avere rispetto



5.

libro hikikomori

che come me,

tuo padre, hai

paura degli

altri

/


nessuno

poi ti leggerà,

e dovrai vendicarti,

e non saprai farlo


/


agente di

commercio del tuo

mio io e di quello

degli altri per procura





L’immagine in evidenza è di Matilde Manara.
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