inediti

William Carlos Williams, La primavera e tutto il resto | Traduzione di Tommaso di Dio, II parte

fresh_hybrid 2008

La prima parte, con l’introduzione di Tommaso Di Dio, è qui.

*

Capitolo VI

Adesso, nell’immaginazione, tutta la carne, tutta l’umana carne è rimasta morta sulla terra per dieci milioni, dieci miliardi di anni. L’uccello è diventato una pietra nel di cui cuore un uovo, non deposto, rimase nascosto.

È primavera! Ma, miracolo dei miracoli, un miracoloso miracolo ha gradualmente preso forma durante questi apparentemente aridi eoni. Attraverso le regolate sequenze di tempo innominabili, L’EVOLUZIONE HA RIPETUTO SE STESSA DAL PRINCIPIO.

Buon Dio!

Ogni passo una volta intrapreso dal primo avanzamento verso la razza umana, dall’ameba fino al più alto tipo di intelligenza, è stato duplicato, ogni passo, esattamente parallelo a quello che gli precedette nelle epoche morte spazzate via. Ne risulta un perfetto plagio. Tutto è, ed è nuovamente. Soltanto l’immaginazione non si fa ingannare.

A questo punto, l’intero complicato e laborioso processo inizia ad avvicinarsi ad un nuovo giorno. (Di questo, al Capitolo XIX). Ma per il momento ogni cosa è fresca, perfetta, ricreata.

Infatti adesso, per la prima volta, ogni cosa È nuova. Adesso infine il perfetto effetto sta per essere volontariamente scoperto. I termini “veracità” “attualità” “reale” “naturale” “sincero” stanno per essere discussi in dettaglio, ogni parola essendosi evoluta a partire da un’altra identica discussione che ebbe luogo l’altro ieri.

Sì, l’immaginazione, ubriaca di proibizioni, ha distrutto e ricreato nuovamente a somiglianza di ciò che fu. Adesso gli uomini infatti si guardano intorno, stupefatti uno con l’altro per la piena realizzazione del significato di cosa sia “arte”.

Capitolo 2

È primavera: la vita ancora comincia ad assumere la sua naturale apparenza, come quella che ha “oggi”. Soltanto l’immaginazione non si fa ingannare. I vulcani sono estinti. Stanno per scavare ancora il carbone laddove l’altra notte c’erano le foreste di felci. (Se qualcuno nota un errore qui, non ci faccia caso.)

Capitolo XIX

Capisco che i capitoli siano piuttosto rapidi nella loro sequenza e che niente di ché vi sia contenuto ma nessuno oggi dovrebbe esserne sorpreso.

********************** ***  I CONSERVATORI DEL PLAGIO

È primavera. Cioè, si sta avvicinando L’INIZIO.

In questo vasto e microscopico sbando del tempo, come se fosse un cavallo, selvaggio in un’indelimitabile pampa sotto le stelle, che descrive immensi e microscopici circoli con i suoi zoccoli sulle solide zolle, correndo senza sosta per la milionesima parte di un secondo finché è diventa vecchio, consumato, ridotto ad un ammasso di pelle ossa e stracciati zoccoli – in questo maestosa progressione della vita, che dà l’esatta impressione del fregio di Fidia, i cui uomini e le cui bestie, sebbene sembrino rigidi come marmo, non lo sono e si muovono con velocità accecante mentre non abbiamo il tempo per comprenderlo, avanzando le loro zampe una milionesima parte di un centimetro ogni cinquantamila anni – in questa progressione della vita che sembra l’immobilità stessa nella massa dei movimenti – infine, la PRIMAVERA si sta avvicinando.

In quella colossale impennata verso il finito e il capace, la vita è adesso giunta, per la seconda volta, all’esatto momento in cui nelle età passate avvenne la distruzione delle specie dell’homo sapiens.

Adesso, infine, quel processo di miracolosa verosimiglianza, quella grande trascrizione che l’evoluzione ha seguito, ripetendo mossa dopo mossa ogni mossa che ha compiuto nel passato – ha raggiunto la fine.

Improvvisamente, è alla fine. IL MONDO è NUOVO.

I.

Prossimo alla strada, verso l’ospedale del contagio
sotto l’impennata delle blu chiazzate
nuvole, alla deriva trascinate dal
nordest – un freddo vento. Al di là, lo
spreco di vasti, terreni fangosi
marroni di erba secca, stagnanti e cadute

schegge di acque stagnanti
uno spargimento di alti alberi

lungo tutta la strada, la rossastra
violacea, biforcuta, retta e sterposa
cianfrusaglia di cespugli e alberelli
con le morte, scure foglie sotto di loro
viti senza foglie –

In apparenza senza vita, la fiacca
la stupefatta primavera si approssima –

Entrano nel nuovo mondo nudi
freddi, incerti di tutto
tranne che del loro entrare. Tutto intorno a loro
un vento freddo e familiare –

Adesso l’erba, domani
il rigido ricciolo della foglia di carota selvatica

uno dopo l’altro, gli oggetti si definiscono –
Accelera: chiarità e contorno di foglia

ma adesso la brulla dignità
di ogni entrare – Immobili, un profondo mutamento
è giunto in loro: radicati, s’aggrappano
giù, alla terra e incominciano
a risvegliarsi.

II.

Rosa confuso di bianco
fiori e fiori rovesciati
accolgono e riversano la schermata fiamma
dardeggiandola di rinculo
nel corno della lampada

petali obliqui adombrati malva

rosso dove in spire
i petali depongono il loro lucore su petali
tonde verdi fiammanti gole

petali radianti con traforata luce
che lottano
oltre

le foglie
che raggiungono lassù il loro modesto verde
dal bordo del vaso

e lì, completamente oscuro, il vaso
gioioso di ruvido muschio.

[…]

Immagine: Sandy Skoglund, Fresh Hybrid (2008).

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