Reperti Archeologici 2 – Logue e Omero – a cura di Dario Gattiglia

Reperti archeologici traduce alcuni incontri tra scritture contemporanee di lingua inglese e opere del passato lontano. Più precisamente, si tenta una traduzione di riscritture; esistono quindi due originali, dove il più vecchio ne è risultato tradito al grado massimo (come certo qualche altra fonte era stata da lui taglieggiata: si veda l’Ovidio arrangiatore di Hughes). Questo dato spurio verrà esasperato da una selezione – dei testi e delle loro soglie – letteralmente fatta a pezzi (anche, perché no, spingendo contemporaneamente il pedale sul nostro melismo più facile). Tra gli argomenti, in accordo con i riscrittori, si sono preferite zone di particolare truculenza.

Privi di confronti con traduzioni italiane canonizzate, il risultato cerca di tenersi alla larga dal frammento barbarico, dal classico pulito, dalle loro estetiche. Né il primo né il secondo originale dovranno appartenere a canoni in primissimo piano (è il caso del Mabinogi di Matthew Francis, il quale muove dalle oscure prose che fondano il Galles): anche per questo dalla classicità greco-romana si è sconfinato, e più che volentieri, nel Medioevo.

Il nuovo reperto è l’incontro tra Christopher Logue (1926-2011) e Omero (?). Il primo passò l’ultimo mezzo secolo di vita impegnato a convertire tutto un poema da una lingua morta a un linguaggio modernista, sempre più morto. Il tentativo, fallito, è testimoniato dall’incompiuta War Music. Del secondo, nemmeno sappiamo se sia esistito.

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The rewriting of the Iliad – Homer’s epic of lousy war – […] is incomplete. […] What it offers, in simple terms, is the attempt of a man who had served briefly as a soldier, but who had never fought in battle, to understand the nature of war and to find narrative and musical expression for it. […], He enters the fray more actively than any translator could have done […] but so much had to be changed. […] For the rest, we have – I can’t quite say “pure Logue”, but let’s call it the magnificently rich impurity that resulted.

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La riscrittura dell’Iliade – l’epopea di Omero su quello schifo che è la guerra – […] risulta incompiuta. […] Quello che presenta, in parole semplici, è il tentativo di un uomo che per poco aveva prestato servizio come soldato, ma che non aveva combattuto mai, di penetrare la natura della guerra e trovarne l’espressione narrativa e musicale. […] Si getta nell’agone con più militanza di quanto avrebbe fatto qualsivoglia traduttore […] ma c’era così tanto da cambiare. […] Per il resto, ci rimane – non direi “Logue allo stato puro”, ma diciamo quella stupendamente ricca impurità che ne è risultata.

***

***

*

Da All Day Permanent Red

            Slip into the fighting.

Into a low-sky site crammed with huge men,

Half-naked men, brave, loyal, fit, slab-sided men,

Men who came face to face with gods, who spoke with gods,

Leaping onto each other like wolves

Screaming, kicking, slicing, hacking, ripping

Thumping their chests:

            ‘I am full of the god!’

‘Laid his trunk open from shoulder to hip –

 Like a beauty-queen’s sash.’

 Falling falling

 Top-slung steel chain-gates slumped onto concrete,

Pipko, Bluefisher, Chuckerbutty, Lox:

            ‘Left all he had to follow Greece.’

            ‘Left all he had to follow Troy.’

 Clawing the ground calling out for their sons in revenge.

Drop into it.

Noise so clamorous it sucks.

You rush your pressed-flower hackles out

To the perimeter.

  And here it comes:

That unpremeditated joy as you

– The Uzi shuddering warm against your hip

Happy in danger in a dangerous place

Yourself another self you found at Troy –

Squeeze nickel through that rush of Greekoid scum!

Oh wonderful, most wonderful, and then again more wonderful

A bond no word or lack of words can break,

Love above love!

  And here they come again the noble Greeks,

Ido, a spear in one a banner in his other hand

Your life at every instant up for –

Gone.

  And candidly, who gives a toss?

Your heart beats strong. Your spirit grips.

––––––––––––––––––––––––––––––––––

            Scivola nel combattimento.

In un luogo dal cielo basso gremito di uomini enormi, uomini

Mezzi nudi, prestanti, coraggiosi, leali, uomini slanciati,

Uomini che sono arrivati faccia a faccia con gli dei, a parlare con gli dei,

Che come lupi si saltano addosso l’un l’altro

Mentre urlano, scalciano, mozzano, tranciano, strappano

Battendosi il petto:

            ‘Sono pieno del dio!’

‘Gli ho aperto il torso dall’anca alla spalla, proprio –

Come la fascia di una reginetta.’

Cadendo cadendo

Catene d’acciaio al cancello buttate dall’alto sopra il cemento,

Pipko, Bluefisher, Chuckerbutty, Lox:

            ‘Tutto lasciò per seguire la Grecia.’

            ‘Tutto lasciò per seguire Troia.’

Che artigliano il suolo invocando vendetta dai propri figli.

Gettatici dentro.

Un fragore così immenso che risucchia.

Spedisci i tuoi pennacchi schiacciati come fiori

Fino al recinto.

            Ed eccola che viene:

Quella gioia involontaria mentre tu

– Con l’Uzi caldo e tremante contro il fianco,

Amante del rischio in un luogo rischioso,

Il tuo io un altro che hai incontrato a Troia –

Sputi piombo in quell’ondata di feccia Grecizzante!

O stupendo, sì stupendo, e più stupendo ancora

Un legame che o parola o sua mancanza non possono spezzare.

Amore oltre l’amore!

            E di nuovo eccoli arrivare, i degni Greci,

Ido, lancia in una mano e stendardo nell’altra

La tua vita a ogni istante pronta a –

Scomparsa.

            E, francamente, chi se ne importa?

Il tuo cuore batte forte. L’anima stringe.

….

….

….

*

Da The Husbands

Midday. The measured ground.

In a fast slouch, the Trojan lord, the Greek,

Come on to it.

            Both men stand tall. Both men look large.

And though the Trojans hate him, they are proud of him,

Paris, his mirror bronze, his hair:

            ‘Be brave!’

            ‘He is more beautiful than God,’ the children cry.

But heroes are not frightened by appearances.

Under his breath lord Menelaos says:

            ‘I hate that man. I am going to kill that man.

I want to smash his face. I want to shout into his broken face:

You are dead. You are no longer in this world.’

            The drum.

            The 50 feet between them. Then:

            ‘Begin.’

            The Trojan turns.

            Five steps.

            Re-turns, and right arm back, runs

            – Four – three – two

And air his point for Menelaos’ throat.

But heroes are not worried by such sights.

Even as he admired the skill with which

Paris released his spear ‘Dear God’ lord Menelaos prayed

‘Stand by me’ as he watched the bronze head lift

‘Think of the oxen I’ then level out ‘have killed for You’

And float towards his face. And only then

(As when, modelling a skirt, if childbride Helen asked:

‘Yes?’ he would cock his head) he cocked his head

And let the spear cruise by.

  And


  –‘Yes!’–

Cried the Greeks, but by that time

Their hero has done more than hurl his own, and


  – Yes!’–

He is running under it, as fast as it, and

  – Yes!’–

As the 18-inch head hits fair Paris’ shield

And knocks him backwards through the air

(Bent like a gangster in his barber’s chair)

Then thrusts on through that round

And pins it, plus his sword arm, to the sand,

The Greek is over him, sword high, and screaming:


  ‘Now you believe me! Now you understand me!’


Smashing the edge down right, left, right,

On either side of Paris’ face, and


  ‘That’s the stuff! That’s the stuff! Pretty to watch!’


Queen Hera and Athene shout, as Paris’ mask

Goes left, goes right, and from the mass:


  ‘Off with his cock! Off with his cock!’ rightleft,


And on the Wall: ‘God kill him,’ (Helen to herself),

As Menelaos, happy now, raises his sword

To give the finishing stroke, and –  cheering, cheering, cheering –

Down it comes: and shatters on Lord Paris’ mask.


            No problem!

––––––––––––––––––––––––––––––––––

Mezzogiorno. Il terreno segnato.

Trascinandosi rapidi, il sire Greco, il Troiano,

Arrivano al punto.

            Entrambi svettano. Entrambi grandeggiano.

E per quanto lo detestino, i Troiani sono fieri

Di lui, Paride, del suo bronzo a specchio, e i suoi capelli:

            ‘Abbi coraggio!’

            ‘È più bello del Dio,’ gridano i fanciulli.

Ma gli eroi non hanno timore delle apparenze.

Sottovoce Menelaos dice:

            ‘Io odio quell’uomo. Ucciderò quell’uomo.

Voglio spaccargli la faccia. Urlare in quella sua faccia rotta:

‘Tu sei morto. Non sei più al mondo.’

            Il tamburo.

            I 50 piedi tra loro. Allora:

            ‘A voi.’

            Il Troiano si gira.

            Cinque passi.

            E rigira, e braccio destro indietro, scatta –

            – Quattro – tre – due

E inciela la sua punta in gola a Menelaos.

Ma gli eroi non si danno pensiero di certi spettacoli.

E mentre ammirava la maestria con cui

Paride vibrò la lancia ‘Dio mio’ il nobile Menelaos pregò

‘Restami accanto’ mentre osservava la testa di bronzo alzarsi

‘Pensa a quei buoi che io’ e poi raddrizzarsi ‘per Te ho ucciso’

E fluttuare diretta al suo volto. E solo allora

(Come quando, nel provarsi una gonna, se la sposina Elena chiedeva:

‘Sì?’ reclinava il capo) reclinò il capo

E lasciò l’asta passargli accanto.

            E

            – ‘Sì!’ –

Gridarono i Greci, ma per allora

Il loro eroe ha fatto più che scagliare la propria, e

            – ‘Sì!’ –

Sotto all’asta corre, come l’asta veloce, e

            – ‘Sì!’ –

Mentre la testa da 18 pollici lo scudo del bel Paride

Colpisce e lo rovescia a gambe all’aria

(Piegato come un gangster sulla sedia del barbiere),

E insistendo nella spinta di quel colpo

Pianta scudo, e braccio armato, nella sabbia,

Il Greco lo sovrasta, spada in alto, e urla:

            ‘Ora mi credi! E mi capisci!

Precipitando il taglio a destra, sinistra, destra,

Su entrambi i lati del volto di Paride, e

            ‘Bella roba! Bella roba! Gioia per gli occhi!’

Era Regina e Atena sbraitano, mentre la maschera

Di Paride va a destra, va a sinistra, e dalla folla:

            ‘Via il cazzo! Via il cazzo!’ destra-sinistra,

E sul Muro: Dio uccidilo (Elena tra sé), mentre

Menelaos, felice finalmente, la spada alza

Per dare il suo colpo di grazia, e – acclama, acclama, acclama –

Eccola che viene: che si infrange sulla maschera di Paride.

            No problem!

*

Da War Music

            One thousand Trojan soldiers form a ring.

They link their arms; they breathe in unison;

Lay back their faces till each throat stand wide,

And wait. And wait. Then on the masterbeat,

Shatter the empyrean with a cry!

Then stamp! Then cry! Then stamp again! Then cry!

Cry overflowing cry, concordant stamp

On stamp, until the far, translucent blue

Augments their promising to die, and strides

Forward to sunset on their: ‘God for Troy!’

            Hector is in the middle of that ring;

Crouched on his toes; his knees braced wide; palms up;

White dactyls tigered; arms outspread.

And now his certain, triple-armoured mind

(By God, the holy metal, and his men)

Grows light, grows lucent, clarified for death.

And as their voices mix above their Prince,

He rocks from toe to toe; and as they stamp,

First one and then the other of his feet

Lifts from the sand; and as they lean and lead

Into a skip-step sunwise traipse around,

Though Hector keeps his body jack-knifed down,

Adding his voice to theirs he starts to turn

Counter their turn, to lift himself, to spin,

Becoming in their eyes a source, a sun,

A star, whose force is theirs, who leaps –

Unfolds his body in the air, and in the air

Unsheathes Achilles’ sword and makes it sing…

––––––––––––––––––––––––––––––––––

            Mille militi di Troia formano un anello.

Si prendono a braccetto; respirano all’unisono;

Finché ogni gola non si staglia rovesciano le facce,

E attendono. E attendono. E sul ritmo del bordone

Con un urlo fracassano l’empireo!

Quindi pestano! E urlano! E pestano ancora! E urlano!

Urlo che esonda nell’urlo, pestone assonante a

Pestone, finché il distante, traslucido azzurro

Non ne amplifica il proposito di morte, e avanza

Alla volta del tramonto, sopra al loro ‘Dio per Troia!’

            Ettore è nel centro dell’anello;

Acquattato sulle punte; a ginocchia tese e aperte; i palmi in alto;

Candide falangi come artigli; braccia in fuori.

E adesso la sua mente, sicura e corrazzata su tre strati

(Per Dio, e il metallo santo, e i suoi uomini)

Si illumina, si affina, è lucida di morte. E mentre

Sopra al loro Principe le voci si confondono,

Lui oscilla sulle punte; e mentre quelli pestano,

Prima l’uno e poi l’altro dei suoi piedi

Si alza dalla sabbia; e appena pendono e si lanciano

In un trotto strascicato in senso orario,

Ettore, per quanto tenga il corpo ripiegato,

Unendo a loro la sua voce inizia a roteare

In senso opposto al loro, a elevarsi, a vorticare,

Diviene ai loro occhi una sorgente, un sole,

Un astro, che ha la loro forza, e balza in alto –

Spiega in aria il proprio corpo, e sempre in aria

Sguaina la spada di Achille e la fa cantare…

….

….

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Immagine di Orecchie d’Asino, Cose tra cose.

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