Non è lavoro sul nulla: questioni pratiche sull’ispirazione – intervista a Maddalena Lotter

Giovedì 20 gennaio abbiamo aperto una nuova rubrica dedicata all’ispirazione, in particolare alle questioni pratiche connesse a ciò che usualmente definiamo con questo termine.  Quello che ci proponiamo di fare con questa rubrica è indagare la natura personale e operativa dell’ispirazione, il suo modo di declinarsi in soggetti diversi, il grado di autocoscienza in chi scrive. Abbiamo dunque invitato alcuni autori e autrici a porsi il problema, a fermarsi e a pensare se stessi nel momento della scrittura. L’introduzione alla rubrica, scritta dalla redazione, la trovate a questo link: Non è lavoro sul nulla: questioni pratiche sull’ispirazione

Intervista a Maddalena Lotter

Ad oggi, ha ancora senso parlare di ispirazione e interrogarsi sulle questioni pratiche connesse al momento immediatamente precedente alla stesura di un testo poetico? 

Certamente ha senso oggi, e avrà senso anche nei tempi a venire, continuare a parlare di ispirazione e interrogarsi sui suoi movimenti. Questo perché il concetto di ispirazione si presta a infinite riletture e ridefinizioni.
Io non credo che quel che chiamiamo ispirazione si esaurisca nella fase che precede, o che comunque riguarda la stesura del testo; credo anzi che essa continui a fare il suo lavoro anche dopo, cioè di fronte al lettore, che a sua volta – nel migliore dei casi – viene ‘ispirato’ da quello che legge, nel senso che si relaziona con il testo e produce a sua volta significati a partire da esso.

Quando e come avviene l’ispirazione? Ci sono, nel suo caso, delle situazioni spazio- temporali, delle componenti fisiologiche o delle occasioni che possono favorirla? 

Per vari motivi, da anni, io scrivo meglio in estate. In estate fa sempre più caldo, e dunque quello è un periodo in cui assecondo il desiderio di fermarmi, di sostare, di appoggiarmi da qualche parte a pensare soltanto, a immalinconirmi anche. Inoltre, di mestiere faccio l’insegnante, e nel corso dell’anno scolastico dedico molte delle mie energie alla scuola. Il mese di agosto, in genere, è il mese in cui arrivo a uno stato interiore di semi-isolamento, in cui riesco ad entrare in maniera più vivida nel mio immaginario e in altri luoghi indefinibili dell’interiorità da cui probabilmente scaturiscono le parole per dire certe cose. Ciò non significa che nel resto dell’anno io non mi occupi della scrittura… Ho la sensazione che, durante l’anno, le immagini, le idee e tutte le eventuali, importantissime ossessioni della scrittura si addensino nella mia testa in attesa dell’estate. Per quanto mi riguarda, descriverei proprio così l’ispirazione: un processo di addensamento. Non si è (quasi) mai trattato – per me- di qualcosa di repentino, di folgorante. 

Come si conciliano l’ordine e la regola, addirittura una poetica, con qualcosa di generalmente sfuggente come l’ispirazione? 

Riprendendo quanto detto in precedenza, per quanto mi riguarda l’ispirazione non è un ‘guizzo’ improvviso. Quando arriva, è qualcosa che si sedimenta e si trasforma lentamente in un ordine, in una voce, in una direzione poetica.
A questo proposito, le cose che ho scritto, anche le più recenti non ancora pubblicate, sono sempre legate a un unico quadro d’insieme: dunque, o si tratta di una serie di testi, o comunque di un unico contenitore, di un filo che li lega per arrivare a definire un racconto lirico. Forse, quello che bisognerebbe dire è che i miei testi maturano sempre all’interno di un’ossessione narrativa. In rare occasioni ho scritto pezzi unici, che stanno in piedi completamente da soli (o almeno, questa è la mia impressione). E questo probabilmente è anche un difetto. Però, al momento, la mia scrittura funziona così e non credo di saperla praticare in altro modo.

Una volta scritto un testo, quanto sono importanti le componenti della rilettura, della rielaborazione e delle stesure successive? Parlerebbe di ispirazione per una seconda o anche successiva stesura di un testo? 

La rilettura è importante. Spesso, però, devo ammettere che inizio a rielaborare e limare seriamente i testi quando arriva una prospettiva di pubblicazione (questo perché sono un po’ pigra!).
Parlerei di ispirazione anche per le stesure successive del testo, perché, del resto, è sempre la stessa persona che sta mettendo mano alle parole; l’ispirazione non è qualcosa che viene e che va, anche se spesso è stata vista in questo modo, come se non ci riguardasse, come se arrivasse da un altro luogo. Io direi, piuttosto, che forse certe persone sono ispirate e basta, nel senso che vivono la vita attraverso un ritmo che potrebbe rovesciarsi in scrittura in qualunque momento, se ve ne sono le condizioni. Sono dunque le persone a vivere in una condizione ispirata o meno, cioè la persona ha un certo ‘tasso di ispirazione’ dentro di sé. Per quanto mi riguarda, queste condizioni per liberare l’ispirazione e trasformarla in scrittura sono, come scriveva Virginia Woolf, “dei soldi e una stanza tutta per sé”.

Col passare del tempo ha notato un’evoluzione nella sua idea di ispirazione e nel suo modo di percepirla? 

In passato ho creduto che l’ispirazione fosse un attimo di grazia. Qualcosa che bisogna attendere. E’ un’idea un po’ romantica. Oggi penso, come ho detto, che l’ispirazione sia una sorta di mondo parallelo in cui forse sono sempre immersa. Prendiamo come esempio quei testi delle mie Questioni naturali che parlano di meduse e cetacei, di fondali silenziosi o di vulcani in eruzione. La mia permanenza (immaginaria) in quei luoghi non si è esaurita nella stesura di quei testi: una parte di me – la parte che preferisco – è ogni giorno lì sotto, in mezzo alle balene, o davanti al fiume di lava che viene direttamente dal centro della Terra. Queste fantasie vengono spesso a farmi visita.
Già che ci sono, approfitto per dire una cosa: nella mia percezione, oggi, specialmente tra i giovani poeti italiani, ci si abbandona poco alla fantasia – nel senso di “mostrare” con le immagini -, prediligendo piuttosto una costruzione cerebrale e iper-attenta del testo poetico; questo perché, credo, c’è molta paura, in chi tenta di occuparsi seriamente di poesia, di dare l’idea di aver studiato poco, di sembrare naif. Ma sto divagando…

Potrebbe fornire un esempio concreto del lavoro che ha svolto su un testo nato in seguito a un momento di ispirazione e che poi è stato oggetto di rielaborazione? Se sì, vorrebbe commentare le differenze presenti nelle varie stesure? 

È difficile fornirvi un esempio di rielaborazione di un mio testo, perché anch’io, come ha scritto Francesco Targhetta sempre su questa rubrica, sovrascrivo lo stesso file (e non scrivo mai a penna perché perdo tutti i miei quaderni). Ma forse è meglio così, visto che non sono brava ad auto-commentarmi.

*

Per scaricare l’intervista: Non è lavoro sul nulla: questioni pratiche sull’ispirazione – intervista a Maddalena Lotter

Immagine: Elisabetta Biondi, Pulsione, tecnica mista su tela, 40×40

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