Simon Armitage – Disastri naturali

Selezione e traduzioni di Dario Gattiglia

*

Da Book of Matches (1993)

spon̪diˈlite aŋkiloˈzante;
spondilite, quindi osseo o spinale
e anchilosante, quindi unire o saldare.
Questo in parte spiega schiocchi e scatti,
la meccanica di giunti e dischi,
il cricco dei miei fianchi. Io sto fossilizzando –
e quando mi distendo
lascio che il midollo si annodi, intrecci, immischi.

Mia cara, il mio scheletro stanotte s’indurisce 
come biscotto, come vetro, ghiaccio. Scegli tu
se rispezzarmi in vita non dopo il primo raggio,
o se lasciarmi in ozio, fino a quando
la forma che prendo è la forma in cui resto.

Non lasciarmi stare. Non a letto.

*

æŋkı ĺ ɘʊzıŋ spɒndı ́laıtıs;
ankylosing meaning bond or join
and spondylitis meaning of the bone or spine.
That half explains the cracks and clicks,
the clockwork of my joints and discs,
the ratchet of my hips. I’m fossilizing –
every time I rest
I let the gristle knit, weave, mesh.

My dear, my skeleton will set like biscuit overnight,
like glass, like ice, and you can choose
to snap me back to life before first light,
or let me laze until
the shape I take becomes the shape I keep. 

Don’t leave me be. Don’t let me sleep.

*

*

I miei sogni sono incubi in cui mi trovo solo
e abbandonato. Ma anche questa volta giriamo per l’ultima 
curva in Waters Road, col faro che davanti ci proietta
l’unica figura di una foto argentata.
Fai il tuo ingresso sulla scena, e l’alzi in aria.

Peso morto in mano tua, la gatta è presa
come prova di qualcosa: bocca e naso
fuori asse, gli occhi sciolti dalle asole,
le labbra sfatte, la lingua che inciampa… Con una vanga 
cavo uno spazio in mezzo al giardino, il nero;
la pieghi dentro, io liscio all’indietro il dolce terreno.

Stanotte, fuori di noi, non ci abbracceremo, ci ritrarremo
da menzione o pensiero di quello che è stato, come
se il sole ci avesse bruciato.

*

I have dreams like nightmares where I am deserted
and alone. Then once again we round the final bend
of Waters Road, and up ahead the headlights project
a single subject in a silver picture.
You walk out into the scene, and lift her.

Dead weight in your hands, you hold the kitten
like the proof of something: the mouth and nose
in the wrong plane, the eyes unbuttoned from their holes,
the lips undone, the slip of the tongue… With a spade
I carve a space in the garden, the blackness;
you fold her in, I stroke the soft earth back across.

All night, beside ourselves, we will not touch, and flinch
from any thought or word of what was done,
as if burnt by the sun.

*

*

Sto sognando quel quadro, l’Uomo Seduto
che Legge in una Stanza, e mentre dormo
un morbo si propaga, e al risveglio vedo che
la popolazione mondiale ammonta a

me.

Sull’antenna di Emley Moor mi approprio dei controlli
per scrutare l’orizzonte, dalle Alpi agli Appalachi;
quei segnali di vita, mille miglia lontani, forse,
non sono che lucciole annidate nei prati
attraverso il colle.

Me la cavo bene, le arti padroneggio
di viveri, bevande, luce e calore,
ma la notte scende, e con nessuno al mondo
a sgozzarmi disposto, io chiudo e sprango
e sbarro e blocco le porte e le finestre.

*

I’m dreaming of that work, Man Seated Reading
at a Table in a Lofty Room, and while I sleep
a virus sweeps the earth, and when I wake I see
the population of the world is

me.

I take the observation suite at Emley Moor Mast
to watch the skyline from the Appalachians to the Alps;
those signs of life, a thousand miles away perhaps,
are nothing more than fireflies nesting in the grass
across the fell.

I manage very well, become a master in the arts
of food and drink and heat and light,
but then at night, with no one in the world
to cut my throat, I lock and latch
and bar and bolt the windows and the hatch.

*

*

Da CloudCuckooLand (1997)

Orsa Maggiore

Per quel senso di morte che ti è proprio,
morto lezzo nel pelo, in follicoli e in ghiandole, morte
nella polpa dei denti, è giusto
che te stessa sotterri nel colle più mesi

per volta, a succhiar squisitezze fuori dal dito,
come un naufrago in secca sugge il succo dai guanti.
Ed è giusto che i cuccioli nascano informi, ammassi
rimessi a posto da una lingua materna, e giusto

che la montagna scendi, viva come prima,
ma rinata, morte in vita, quella sorta ci aspetta.
E il tuo nome si tace da tanta grandezza.
E il tuo occhio, lasciato in un favo, esala dolcezza.

*

The Great Bear

Because of your own natural sense of death,
death’s stench in the fur, in the follicles, sweat glands,
death in the roots of teeth, it’s right
that you bury yourself in the hill for months

at a time, sucking the goodness out of your thumb,
like a shipwrecked sailor, sucking the juice from his gloves.
And right that the cubs are born as formless lumps,
licked into shape by a mother’s tongue, and right

that you come from the mountain, alive as before
but resurrected, death in life, the sort that awaits us.
And your name is unsaid because of its greatness.
And your eyeball, left in a beehive, gives off sweetness.

*

*

Dorado

Una volta che l’arma ebbe versato il suo primo sangue
iniziò a cambiare. Emersero scaglie lungo la lama
e anche la punta sbocciò in forma di coda.
Con pinne sull’elsa e la coccia impegnata a sputare una testa, prese

a contrarsi e a far forza, mentre le branchie pompavano l’aria 
per un po’ di respiro, così scesi a portarlo fino alla spiaggia.
Albeggiava e le donne erano lì, a pescare rottami,
a segnare le tombe degli uomini uccisi in tempo di guerra.

*

The Swordfish

After the weapon had drawn blood for the first time
it happened to change. Scales developed along the blade
and the point fanned out to the shape of a tail.
With fins at the hilt and the handle sprouting a head

it started to writhe and twitch, its gills pumping the air
for something to breathe, so I went with it down to the shore.
It was dawn and the women were there, combing for driftwood,
marking the graves of the men killed in the war.

*

Per scaricare le traduzioni: Simon Armitage, traduzioni di Dario Gattiglia

Immagine: Camilla Magnani

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