Michel Deguy – ARRESTI FREQUENTI

Pubblichiamo cinque traduzioni di Mario Benedetti da Michel Deguy.

Le versioni sono tratte dall’antologia Arresti frequenti. Poesie scelte 1965-2006, edita per Sossella nel 2007. 
Il titolo riprende quello della raccolta del 1990 e ben si addice all’arte dell’antologia praticata da Deguy – che ama auto-citarsi per commentarsi e selezionare ragionatamente i propri testi – ma soprattutto riassume l’andatura prescritta a poeta e lettorə. Il poeta si deve fermare spesso, con acutissima attenzione deve guardare, sentire e interrogarsi; lə lettorə dovrebbe fare altrettanto:

«Chi legge poesie sa di dover fare molte pause. Sa che il verso è fatto di variazioni di velocità, di rallentamenti, di soste più lunghe. Questa legge vale anche all’interno dei versi, dove si possono trovare pause, soste e interruzioni di ritmo chiamate cesure. Si tratta di fenomeni tipici di una poesia come quella di Deguy, fatta di velocità, accelerazioni e grandi frenate. […] A volte il verso si interrompe con la frase, a volte la sintassi trascina la frase da un verso al successivo, causando uno scontro fra metrica e sintassi. Perché? 
Da una parte la poesia, lavorando sulla lingua, mira a raggiungere una musicalità che non è musica. La metrica, la prosodia studiano questa musicalità nata dal verso con una successione di arresti frequenti. Tramite la versificazione la poesia misura il tempo interno alla lingua. Ma d’altra parte – ed è un paradosso fecondo, questo – spezzare la frase, fermarsi, significa rimandare ogni parola nel silenzio, sospenderla all’appiglio della lingua: organizzare il suo faccia a faccia con il vuoto.»

Così Martin Rueff sul verso e il ritmo di Deguy nel saggio introduttivo al volume.
*
*

da Ouï dire (1965)

Les jours ne sont pas comptés
Sachons former un convoi de déportés qui chantent
Arbres à flancs de prières
Ophélie au flottage du temps
Assonances guidant un sens vers le lit du poème

Comment appellerons-nous ce qui donne le ton?
La poésie comme l’amour risque tout sur des signes
*

da Sentito dire (1965)  

I giorni non sono contati
Bisogna saper formare un convoglio di deportati che cantano
Alberi ai fianchi di preghiere
Ofelia nella fluttuazione del tempo
Assonanze che conducono un senso verso il letto del poema

Come chiameremo quello che dà il tono?
La poesia come l’amore rischia tutto nei segni
*
*

da Ouï dire (1965)

Cette morte si ressemblante à qui nous pouvons tout dire
Tu morte aimée tuée tue partie là-bas si près
Elle a repris ses mots ensevelie dans elle-même
Et nous avec des gestes des fleurs pour rappeler
Cherchant le geste qui donna le donné des sages
(Il en fut fait présent)
Le dans sans modèle qui aboutit à ce modèle
Où le peintre naturalise la nudité
*

da Sentito dire (1965)  

Morta così rassomigliante a cui possiamo dire tutto
Tu morta amata uccisa taciuta partita laggiù così vicino
Ha ripreso le sue parole seppellita in se stessa
E noi con gesti di fiori per chiamare
Cercando il gesto che diede il dato dei saggi
(E ne fu fatto dono)
La danza senza modello che ha fine in questo modello
Dove il pittore naturalizza la nudità
*
*

da Tombeau de Du Bellay (1973)

La différence

«Car à peine s’étaient-ils entr’aperçus, les autres / S’avancèrent les premiers et les nôtres alors, l’âme / Curieuse, firent halte à leur tour sous l’olivier / Mais lorsqu’ils eurent touché leurs vêtements / Sans que nul découvrît un sens aux dires / De l’autre, le distord / Eût pu naître si les branches n’avaient laissé descendre / Sur eux cette fraîcheur / Qui fait parfois des antagonistes / déployer un sourire. Et s’étant / Regardés en silence, ils se tendirent Des mains amies. Et bientôt»

L’insondable entre nous différence disais-je
L’abîme comme on dit s’il vaut la peine
D’insister sur ce vide encore à l’approche duquel
Quand nous nous resserrons grandit la différence
Identique à rien   Le même l’absolument
Partagé   absolument   fragmenté
Deux cases vides d’être   car
Rien   ne   nous  distingue
plus qu’un rire
*
*

da Tombeau di Du Bellay (1973)  

La differenza

«Perché a malapena si erano intravisti, gli altri / I primi si fecero avanti e allora i nostri, l’anima / Curiosa, si fermarono a loro volta sotto l’ulivo / Ma quand’ebbero raggiunto i loro vestiti / Senza che si potesse scoprire un senso al dire / Allora la discordia / Sarebbe potuta nascere se i rami non avessero lasciato cadere / Su di loro la freschezza / Che a volte fa distendere / un sorriso ai contendenti. E rimanendo / a guardarsi in silenzio, si tesero Mani amiche. E presto»

L’insondabile fra noi dicevo differenza
L’abisso come si dice se vale la pena
D’insistere ancora su questo vuoto all’incontro del quale 
Quando ci stringiamo cresce la differenza
Identica a niente   Lo stesso l’assolutamente 
Condiviso   assolutamente   frammentato
Due casi vuoti d’essere   perché
Niente   ci distingue
più di un sorridere
*
*

da Gisants (1985)

Gisants

Aveugle, disaient-ils autrefois du poète parce qu’il transposait pour trouver; ainsi de l’extrême péripétie de l’amour aux phases jamais sculptées dont il donnait le devis à deviner. Il décrivait quelque chose comme ton sommeil incliné comme un bateau gisant sur bâbord au jusant, tes narines comme des voiles à la risée du soir, et nos manœuvres de gréement, de balancine, de beaupré, les reflets de tes astres sur ta face, ta gîte, le gisement des quais selon ta hanche.

— Ta hanche dans ma main droite sur le quai… tu vois que j’écris gisants pendant que tu ne dors pas. 
*
*

da Giacenti (1985)

Giacenti

Cieco, dicevano del poeta una volta perché trasponeva per trovare; così dell’estrema peripezia dell’amore a fasi mai scolpite cui dava il preventivo da indovinare. Descriveva qualcosa come il tuo sonno inclinato un battello giacente a babordo nel deflusso, le tue narici come vele nella brezza della sera, e il nostro armeggiare sull’attrezzatura, sul mantiglio, sul bompresso, il riflesso dei tuoi astri sulla tua faccia, il tuo beccheggio, il giacere delle banchine secondo la tua anca.

— La tua anca nella mia mano destra sulla banchina… vedi che scrivo giacenti mentre tu non dormi.
*
*

da Arrêts fréquents (1990)

   Comprends-tu que c’est une déclaration d’amour ? De même que certaine lumière, la housse de l’aube entre autres, apparie tout en faisant rentrer en elle, les soulevant dans sa lueur, toutes les choses qu’on peut énumérer, ainsi le poème à la lueur spéciale de l’éclipse: l’éclipse de l’être rend visible et le tout (choses nommées en partie donnant sur le tout) et la lumière: le langage.

   Je parle de ce matin bleu léger frais d’automne, en bleu adorable, et de chasse et d’échassier, cette saveur pour soi, hors tout mais faisant un tout, disjoint et diminutif. Comment le perdrons-nous ? Il faut nous en priver.
*
*

da Arresti frequenti (1990)

  Capisci che è una dichiarazione d’amore? Come una certa luce, il rivestimento dell’alba, fra le altre, accoppia tutto facendo rientrare in lei, sollevandole nel suo bagliore, tutte le cose esistenti, così il poema con il suo bagliore particolare d’eclissi: rende visibile l’eclissi dell’essere e il tutto (cose nominate solo in parte che sono un tutto) e la luce: il linguaggio.

   Parlo di questo mattino blu leggero fresco d’autunno, blu adorabile, e di caccia e di uccello trampoliere, questo sapore per sé, fuori tutto ma facendone un tutto, disgiunto e diminutivo. In che modo lo perderemo? Dobbiamo privarcene.

*

Per scaricare gli inediti in PDF: Michel Deguy, Arresti frequenti

*

Immagine: Bartolomeo Rossi

Submit a comment

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...