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Letizia Imola | Inediti

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È ancora fratello delle nuvole
nelle sue ultime frasi, quando trema
tutto per il distacco ombelicale
e stanzia priorità in cui non crede;
Folle di gente, a passo sicuro
lo attraversano senza preavviso
si muovono s’un fondo di paragrafi.
– Piccole reazioni incidentali
Non solo nelle nostre idee di pagine
connette a mano alcuni degli effetti
per riconoscere il collaterale.
Il numero singolare misura
la colpa del passato coi suoi piani
che rimangono in ballo per guarire

*

*

*

Dice di aver vissuto un vero amore,
fusionale, che loro due si sono
scambiati i pezzi, gli arti; che sa leggere
e studiare di sé, sa come fare.
Capisce cosa le sta succedendo e
la sofferenza non diminuisce
di un pelo; ripetizione e sfogo restano
vedendo il marcio, vile e sottostante.
Il periodo è senza conclusioni
E dichiara apertamente lo stato
di scissione: l’altro deve morire.
Opache e fragili, in generazioni
vicine, non della stessa materia
o forse sì, e non diciamo niente.

*

*

*

Non mi fido tanto delle tue prime
impressioni – il controllo del parlato
allora; e la sintassi, l’avversione
di chi non pone domande a nessuno.
Controbattere è un respiro di vita
affermata. Ma mi lasci finire?
Il contagio avviene per via orale:
attecchisce, l’uso delle parole.
Rantoloso è più disperato il gesto,
scusabile, un difetto strutturale,
anche se conseguente e una difesa.
Una falsa apertura come trappola
non può torcere lingua né stilemi.
Ma ieri avevi detto diversamente.

*

*

*

L’unica cosa che non stanca sono
le ossessioni: è così confortante.
Lei invece parla per formule forti,
vergini dall’essere già citate.
Ha un debito che chiama di coscienza
Ammette ciò che riconosco in tutti
Così si distacca dal nostro credito.
Se è innaturale è comunque deposito,
innocuo e difensivo. Corrispondere
a se stessa non è ancora avvenuto,
una  piccola tempera al sole,
contro la profondità di uno specchio
d’acqua sul selciato, senza dover
proteggere le proprie verità.

*

*

*

I giorni di comunione non hanno
una data, ma emergono a intervalli,
aiutati dai rituali, semmai.
Bisogna raccogliere, conti e indizi
come fa lui che suddivide il buio:
lo monetizza per vederci l’intento.
Oggi sono già passati dieci anni
quindi è tutto sparso, anche se accessibile
l’operazione ferisce il suo corpo
e decide di tenere nascosto.
Perché su qualcosa si deve investire:
le alternative sono i figli o le case,
diversamente si crea un buco idiota,
si sputa sulle prossime intenzioni.

*

Immagine: Alix Cléo Roubaud, Si quelque chose noir (1980)

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