inediti

Francesco Ottonello | Inediti

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cosa sconfiggere è capire che rimane

 

Confondere da chi proteggersi con chi

Tra scartoffie del passato rimarginare
un tempo davvero tuo, amare scatole
rosa in stanze verdi dentro armadi blu
invece rotta resta la memoria hard disk

sogno la tua foto di luce obliqua
sentire che nulla più rappresenta
nulla mai esistito, nulla che resta
male sale, onda secca senza uscita.

*

*

*

Non solo una lucertola, un fringuello

Tutto finirà da un’ora a questa parte
per la prima volta nel buio, la morte
e te sono te tutti i visi che passano,
cruccio che assolvo da un legame di ossa,
ti prego soltanto di esistere, e esisti
in questa ora che precede la fine

pensaci insieme prima del gioco
dopo tutto nulla è nulla mai stato
amato voluto, vòltati, volendo
vòlgiti, dalla mia parte, un’ora ancora
sappia il mondo il suo verso
il suo verso non ha fine.

*

*

*

Richiamo al mondo

La mia esistenza data a nessun dio
nessun uomo con preghiere profonde,
dietro questa mia arroganza nessuno.

Era pieno di persone il mondo, eppure
non vedere una bomba che distrugge
questa macchina da lavoro inceppata
bambola di giochi morti, pupazzo di nessuno
del nulla, niente di cui fidarsi, ancora nessuno
veleno fatto da un oro da ingerire;
sperando solo in una doccia, un letto
pieno di cicatrici e acqua sotto il corpo
un fiore sradicato dal profondo, un bisogno
è non mentire a Natale senza più armature
pesce pescato su un piatto per nessuno,
ancora nessuno a cui dire non lasciare
la mano di qualcuno per dire non finire,
rinasci più puro, più forte, più vero.

Ora voglio solo uscire dalla stanza
ma qualcosa mi spinge qui a una stasi,
preferisco una galera comoda dei muri
scartare ogni sogno buttarne via la carta,
fare svanire la sostanza, se muore così
facile è nulla, facile è troppo, nessuno
e nessuno ancora a dire di non farlo,
non farti cadere, torna come un tempo
quando eri forte sapevano le tue braccia
abbracciarmi, davvero due occhi vedere.

Continuo a inviare solo stupidi messaggi
salvezza speranza e altre eluse parole,
vocare fuori, questo forse il mestiere
più stanco solo inutile del mondo,
nessuno, il nulla, il vuoto, la morte
senza fondo ancora qui rimirare.

*

Immagine: Oskar Schlemmer, Zwei Jünglinge an gewundenem Geländer

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