inediti

Celina Dzyacky – Federica Porro| Flora umana

le falangi dell'uomo

La selezione di poesie e fotografie che segue è tratta dall’e book inedito Flora umana, da cui sono state tratte un’esposizione e una performance presso l’orto botanico di Pavia il 16 e il 17 settembre 2017. Testi di Celina Dzyacky; fotografie e traduzioni di Federica Porro.

*

THE FINGERTIPS OF MAN

What do the limbs of trees
spread to reach?
Intellectualism, no —
but of other wild things.
Communication in a glimpse:
we are the disturbance.
Illusions sought out
only for evolution,
rely on a bundle,
a mirage,
a feeling.
Deception through rationalization.
We are not logical systems,
although built in these structures
that we deem to be true.
In silence, we retract
from distractions
of worldly interactions,
we can answer our questions
in silence.
We are not imprints of the stars,
though we follow their guidance.
We are not cost-benefit analysis,
just lust,
and worry,
and violence.
We are only ever slightly awake,
to notice the trees,
who quiver
and shake,
who wish they knew
the beauty and composition,
and wavering suspicion,
of the beautiful fingertips
of Man.

*

LE FALANGI DELL’UOMO

Per raggiungere cosa
si distendono i rami degli alberi?
Intellettualismo, no –
piuttosto il libero sentimento.
Comunicazione in uno sguardo:
noi siamo l’interferenza.
Alla ricerca di illusioni
solo per l’evoluzione,
ci affidiamo alle masse,
un miraggio,
un sentimento.
Ingannati dal raziocinio.
non siamo un sistema logico,
sebbene costruiti dentro queste strutture
che consideriamo vere.
In silenzio, ci ritiriamo
dalle distrazioni
dalle mondane interazioni,
possiamo rispondere alle nostre domande
in silenzio.
Non siamo impronte delle stelle,
tuttavia ne seguiamo la guida.
Non siamo analisi di costi e benefici,
siamo solo lussuria,
preoccupazione,
violenza.
Brevi istanti di consapevolezza,
per guardare agli alberi,
che tremano,
e si agitano,
che vorrebbero conoscere
la bellezza e la composizione,
e la tremante diffidenza,
delle belle falangi
dell’uomo.

*

vene


VEINS

Weighing heavy on scales
metronomes pace
my illness
of a secular folklore
when I tossed and turned
in sheets of eastern water patterns
flowing and dried
centrifugal force
of nature
created a cyclone
of togetherness, of some-ness
I couldn’t return
madras scratches
rose colored lenses,
the cynic laughs
his castle has fallen
paving walkways
missing opportunities
missing appreciation for beautiful ridges
fleeting moments
in sorrow
he curses the Egyptian lemonade
and banishes himself
to remain, spiraled
in his haunted palace
his bloodstream boiled
his tainted perspective
only in vain

*

VENE

Pesando molto sulla bilancia
il ritmo del metronomo
la mia malattia
di un folclore secolare
quando mi sono lanciato e rigirato
in lenzuoli con motivi acquatici e orientali
indefiniti e aridi
forze centrifughe
della natura
crearono un ciclone
di insiemi e unicità
non potevo restituire
madras graffiate,
lenti colorate di rosa,
le risate ciniche
il suo castello è crollato
lastricando sentieri
perdendo opportunità
perdendo l’apprezzamento dei dolci crinali
momenti fuggevoli
nel dolore
egli maledice la limonata egizia
ed esilia se stesso
a rimanere, perdendosi
nel suo castello infestato
il flusso del suo sangue faceva ribollire
la sua prospettiva contaminata
invano

 

 

*

sempreverde

*

EVERGREEN

A cease of movement
as our first venture
into meaning
a forest walk
connect, the myth
turned analogy
eclipse, my judgements
but on only one side.

Numbers, indivisible
patterns, logical
the mathematician accepts
but still cannot utter why

Naturally,
I have met
a true genius —
genus: Cupressus
sempervirens
bath in sunshine
body in atrophy
knowledge all but nought

Feminine masks
seek virtue for others
for in them we meet
our moon
our meaning.
innocence, we watch adorn
in green, flora umana
frail, my vertebrae crumbles
for the one I look for,
in myself,
the one I wish I knew,
inhales antiquity,
exhales youth
I am relieved
I have found all in you.

*

SEMPRE VERDE

Cessazione del movimento
addentrandoci per la prima volta
nel significato
una camminata nella foresta
in sintonia, il mito
si trasformò in analogia
eclissa le mie opinioni
ma solo su un lato.

Numeri, motivi
indivisibili, seguendo la logica
il matematico li accetta
ma non può ancora dichiararne il perché

Naturalmente,
ho conosciuto
un vero genio –
genere: Cupressus
sempervirens
immerso dai raggi del sole
corpo in atrofia
conoscenza, tutto ma nulla

maschere femminili
cercano virtù per altri
nelle quali troviamo
la nostra luna
il nostro senso.
Innocenza, ti guardiamo circondata
dal verde, fragile
flora umana, la mia vertebra si sgretola
per colui che sto cercando,
dentro di me
colui che vorrei aver conosciuto,
inspira antichità,
espira giovinezza
ora sono in pace
ho trovato tutto in te

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