inediti

Per un’antologia dei poeti del Québec/2: Gaston Miron

gaston-miron1

[traduzioni e nota introduttiva di Jacopo Rasmi]

*

Una proposta di Gaston Miron (1928-1996) per proseguire la bozza d’antologia poetica dalla francofonia nord-americana. Gaston Miron è alla prima persona (per quanto lirica, generalizzabile, deterritorializzata) e un deittico di presentazione. Eccolo. Miron, l’homme rapaillé: uomo raccattato, riunito, raccolto, rappezzato, radunato, ricomposto. Nel francese esagonale pochi sanno cosa significhi esattamente il termine « rapailler », parola smarrita nella storia. « Rapailler »: verbo del francese arcaico ancora corrente in quel Quebec la cui lingua attesta spesso giacenze remote dovute ad un evoluzione idiosincratica, sconnessa dalla matrigna coloniale. Questa lingua attesta imbastardimenti anglofoni, opacità vocali: in essa giace la virtù e la piaga dell’impegno poetico. Così li poeta introduceva una raccolta contemporanea di poeti compatrioti:

 

« Ogni poesia è una storia d’amore con la lingua e ogni volta, nella sua avanzata, un nuovo rapporto del soggetto individuale e del soggetto collettivo con quella. Ringrazio il popolo quebecois che mi ha affidato questa lingua francese che ha modellato e modulato nel corso della sua adattazione alla terra e allo spazio d’America e nel corso della costituzione della sua cultura e della sua identità nella storia, secondo i propri bisogni di comunicazione ed espressione, i propri desideri, il proprio immaginario. Questa lingua di tutti, e da ciascuno e da ciascuna riappropriata, dove gli scrittori fanno venire alla luce il discorso e i poeti il poema. »

 

Il Quebec, per l’appunto. Se Miron è considerato uno dei poeti maggiori, più esemplari, del novecento quebecois è (anche) in virtù della sua devozione lirica alla causa del proprio paese vacante. Una vacanza che diviene chiaramente emblema di tutte le vacanze, degli inenarrabili popoli a venire (piuttosto che un compianto nostalgico e nazionalista). Il participio vernacolare del titolo segna dunque un’appartenenza e la sua impossibilità. Nell’incerta traducibilità di rapaillé – tanto da un francese all’altro quanto da un francese all’italiano – mi pare che debbono essere avvertite almeno due vene semantiche. La vacanza dell’uomo raccattato ci parla innanzitutto di un essere preliminarmente dilaniato, disperso, infranto, sfasato e disgregato. Ma anche quella dell’essere raccolto, ricomposto, radunato, nel senso d’una comunità e di una forza d’unione. A loro volta questi due aspetti sono da coniugarsi almeno su due istanze: le chiavi che si alternano, avvinghiate, in uno sforzo di vivere che è agonismo e agonia: « sono il pettirosso dalla forgia, mozzo di sopravvivenza, l’uomo agonico ». Quella dell’amore e quella della politica. L’amour et le militant, s’intitola una delle sezioni della sua raccolta. Unione e frazione lacerante: come nell’evento politico così nell’evento amoroso (ometteremo per lunghezza il suo capolavoro, la Marche à l’amour). Solo per questioni di spazio e coerenza privilegiamo il primo in questa rapida selezione. Si ricordi  pertanto Miron, scrittore di pathos e agone, come grande poeta d’amore e d’impegno. Si accolga la felice confusione, chez Miron, d’amore per la nazione e della nazione d’amore: due volti d’uno stesso, fertile e fatale, tormento. Al suo centro s’inventa l’alternanza e la permeabilità dell’azione e della parola (o vita e opera) si decide la forma d’una relazione: quella tra poème et non-poème. L’homme rapaillé di Miron è un manifesto delle mutue eccedenze, dei contagi e delle irriducibilità.

*

L’homme rapaillé
Pour Emanuelle

 

J’ai fait de plus loin que moi un voyage abracadabrant
il y a longtemps que je ne m’étais pas revu
me voici en moi comme un homme dans une maison
qui s’est faite en son absence
je te salue, silence

je ne suis plus revenu pour revenir
je suis arrivé à ce qui commence

*

L’uomo raccattato
Per Emanuelle

 

Ho compiuto da più lontano di me un viaggio abracadrabrante
da molto tempo non m’ero rivisto
eccomi in me come uomo in una casa
che s’è fatta in sua assenza
ti saluto, silenzio

Non son più tornato per tornare
Son arrivato à ciò che comincia

*

L’alienation delirante
[extrait]

Y est-y flush lui… c’est un blood manwatch out à mon seat cover… c’est un testament de bon deal…

voici me voici l’unilingue sous-bilingue voilà comment tout commence à se mêler à s’embrouiller c’est l’écheveau inextricable

Je m’en vas à la groceriepitche-moi la balle… toé scram dicittey ten runne un coup

voici me voici l’homme du langage pavlovien les réflexes conditionnés bien huilés et voici les affiches qui me bombardent voici les phrases mixtes qui me sillonnent le cerveau verdoyant voici le garage les banques l’impôt le restaurant les employeurs avec leurs hordes et leurs pullulements de nécessités bilingues qui s’incrustent dans la moelle épinière de l’espace mental du langage et te voici dans l’engrenage et tu attrapes l’aliénation et tu n’en sortiras qu’à coup de torture des méninges voilà comment on se réveille un bon jour vers sa vingtième année infesté cancéreux qui s’ignore et ça continue

*

L’alienazione delirante
[estratto]

Y est-y flush lui… c’est un blood manwatch out à mon seat cover… c’est un testament de bon deal…

Eccomi l’unilingue sotto-bilingue ecco come tutto inizia a mescolarsi a ingarbugliarsi è l’inestricabile intrigo

Je m’en vas à la groceriepitche-moi la balle… toé scram dicittey ten runne un coup

Eccomi ecco l’uomo dal linguaggio pavloviano i riflessi condizionati ben oliati ed ecco i manifesti che mi bombardano ecco le frasi miste che mi solcano il cervello verdeggiante ecco l’officina le banche il fisco il ristorante il datore di lavoro con le loro orde e i loro pullulamenti di necessità bilingue che s’imprimono nel midollo spinale dello spazio mentale del linguaggio ed eccoti nell’ingranaggio e ti pigli l’alienazione e non la scampi che a forza di torture delle meningi ecco come ci si sveglia un bel giorno verso il ventesimo anno infestato canceroso che s’ignora e continua

*

Le verre d’eau ou l’inacceptable

 

Les bourgeons de la soif dans les pores
ce n’est pas l’eau que je bois dans le verre
c’est quelque chose au fil de l’eau
à quoi on pense dans le roule des jours
comme un défoncé enfoncé
toute la sainte face de journée
toute, goutte à goutte
car la soif demeure, panique, tenace
car ni de poids, de place ou d’étendue
ni dedans, ou dehors peut-être
rien de rien n’est changé
j’ai toujours la motte de feu à l’estomac
je refuse à fond de mes deux pieds
sur les freins du temps
comme d’accoutumance chaque fois
une fois les yeux ouverts
et vide le verre

 

Il bicchiere d’acqua o l’inaccettabile

 

Le gemme della sete nei pori
non è l’acqua che bevo nel bicchiere
è qualcosa sul filo dell’acqua
a cui si pensa nella ronda dei giorni
come uno fatto infitto
tutta la santa faccia della giornata
tutta, goccia a goccia
perché le sete rimane, panico, tenace
perché né il peso, di posto o distesa
né dentro, o forse fuori
nulla di nulla è cambiato
ho sempre la zolla di fuoco sullo stomaco
lanciato nel rifiuto con entrambi i piedi
sui freni del tempo
come d’assuefazione ogni volta
una volta aperti gli occhi
e vuoto il bicchiere

*

Pour mon rapatriement

 

Homme aux labours des brûlés de l’exile
selon ton amour aux mains pleines de rudes conquêtes
selon ton regard arc-en-ciel arc-bouté dans les vents

Je n’ai jamais voyagé
vers autre pays que toi mon pays

Un jour j’aurai dit oui à ma naissance
J’aurai du froment dans les yeux
J’avancerai sur ton sol, ému, ébloui,
par la pureté de bête que soulève la neige

un homme reviendra
du dehors du monde

*

Per il mio rimpatrio

 

Uomo dei solchi dei bruciati dell’esilio
Secondo il tuo amore dalle mani colme di grezze conquiste
secondo il tuo sguardo arcobaleno ostinato nei venti

Non ho mai viaggiato
verso nessun altro paese che te, paese mio

Un giorno avrò detto sì alla mia nascita
Avrò frumento negli occhi
Avanzerò sul tuo suolo commosso, abbagliato,
dalla purezza bestiale che la neve solleva

Un uomo tornerà
dal fuori del mondo

*

Notes sur le poème et le non-poème
[extrait]

Je parle seulement pour moi et quelques autres
puisque beaucoup de ceux qui ont parole
se déclarent satisfaits.
VOYEZ LES MANCHETTES.

Je parle de CECI.

CECI, mon état d’infériorité collectif. CECI, qui m’agresse dans mon être et ma qualité d’homme espèce et spécifique. En dehors tout ensemble qu’en dedans. Je parle de ce qui sépare. CECI, les conditions qui me sont faites et que j’ai fini par endosser comme une nature1. CECI, qui sépare le dedans et le dehors en faisant des univers opaques l’un à l’autre.

oui, à Jacques Berque

CECI est agonique
CECI de père en fils jusqu’à moi

Le non-poème
c’est ma tristesse
ontologique
la souffrance d’être un autre

Le non-poème
ce sont les conditions subies sans espoir
de la quotidienne altérité

Le non-poème
c’est mon historicité
vécue par substitutions

Le non-poème
c’est ma langue que je ne sais plus reconnaître
des marécages de mon esprit brumeux
à ceux des signes aliénés de ma réalité

Le non-poème
c’est la dépolitisation maintenue
de ma permanence

Or le poème ne peut se faire
que contre le non-poème
ne peut se faire qu’en dehors du non-poème
car le poème est émergence
car le poème est transcendance
dans l’homogénéité d’un peuple qui libère
sa durée inerte tenue emmurée

Le poème, lui, est debout
dans la matrice culture nationale
il appartient
avec un ou dix mille lecteurs
sinon il n’est que la plainte ininterrompue
de sa propre impuissance à être
sinon il se traîne dans l’agonie de tous

(Ainsi je deviens
illisible aux conditions de l’altérité
– What do you want? disent-ils –
ainsi je deviens
concret à un peuple)

Poème, je te salue
dans l’unité refaite du dedans et du dehors
ô contemporanéité flambant neuve
je te salue, poème, historique, espèce et présent de l’avenir

Le poème, ici, a commencé
d’actualiser
le poème, ici, a commencé
d’être souverain

*

Note sul non-poema e il poema
[estratto]

Io parlo per me solo e pochi altri
perché molti tra quanti parlano
si dichiarano soddisfatti.
BADATE AI QUOTIDIANI.

Parlo di CIÒ.

Ciò, il mio stato collettivo  d’inferiorità. CIÒ che mi aggredisce nel mio essere e la mia qualità d’uomo specie e specifico. Insieme al di fuori e al di dentro. Parlo di ciò che ci separa. CIÒ, le condizioni che mi sono fatte e che ho finito per addossarmi come una natura. CIÒ che separa dentro e fuori rendendoli universi ostili l’uno all’altro. Universi opachi l’uno all’altro.

sì, a Jacques Berque

 CIÒ è agonico
CIÒ di padre in figlio sino a me

Il non-poema
è la mia tristezza
ontologica
la sofferenza d’esser un altro

Il non-poema
sono le condizioni subite senza speranza
dell’alterità quotidiana

Il non-poema
è la mia storicità
vissuta per sostituzioni

Il non-poema
è la mia lingua che non so più riconoscere
dalle paludi della mia mente annebbiata
a quelle dei segni alienati della mia realtà

Il non-poema
è la depoliticizzazione mantenuta
della mia permanenza

Ebbene il poema non può farsi
che contro il non-poema
non può farsi che al di fuori del non-poema
poiché il poema è emersione
poiché il poema è trascendenza
nell’omogeneità di un popolo che libera
la sua durata inerte trattenuta murata

Il poema, lui, è eretto
nella cultura matrice nazionale
appartiene
con uno e diecimila lettori
altrimenti è solo lamento ininterrotto
della propria impotenza a essere
altrimenti si trascina nell’agonia di tutti

(Così divengo
illeggibile alle condizioni dell’alterità
— What do you want? dicono —
così divengo
concreto a un popolo)

Poema, ti saluto
nell’unità ricomposta del dentro e del fuori
o contemporaneità nuova fiammante
ti saluto, poema, storico, specie
e presente dell’avvenire

Il poema, qui, ha iniziato
ad attualizzare
il poema, qui, ha iniziato
a essere sovrano

*

(Tutti i testi tradotti sono tratti dalla raccolta L’homme rapaillé,  Montreal, Presses Universitaires de Monréal, 1970)

*

Immagine: Gaston Miron

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