inediti

Valentina Murrocu | Inediti

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Una zanzara

Ho aperto ancora gli occhi e non
me ne stupisco stamattina ho cercato nel buio un contatto
visivo con la stanza ho esteso il dominio della forma alle
conversazioni della sera
prima all’andamento narrativo
simulato: avrei dovuto fare il medico come
da programma ho detto ripensando al cortisone
all’ossessione informe dello choc
anafilattico un quindici in prima prova non
è niente – una zanzara si apre uno spazio
tra il letto e il muro. Mi domando
di quanto differiscano uno schermarsi
permanente e un ritardo sul sentimento di
quattro forse cinque anni – la sintassi
elementare, la scatola cranica insufficiente, il nulla
senza nichilismo, i cinepanettoni – mentre sposto
la tenda con un gesto pulito quasi
geometrico e affronto la scissione: speri
che un intellettuale mi ingravidi e mi abbandoni
o mi divori il cancro l’utero come
tua madre – mi uso lo stesso cinismo
la medesima innocenza – , ma non
ti biasimo. E chiedere cosa si possa fare e
non volerlo, solo guardare il paesaggio.

*

Virtus

Mi condensa il tuo disagio o lo raggruma
il fluido sotto il cranio e non
conosce opposizione alcuna
se dallo smartphone ignoro il tuo dolore
scomposto nei caratteri: rivedo
il medesimo dolore attraversare il preadolescente
che mi guarda sottrarlo alle attenzioni della madre
mentre replico il terremoto
e ne amplio la portata – le scosse cerebrali non
ci danno tregua.
Fuori le mura dai tendoni
le urla ci dicono la vita o una sua protesi.

 

*

Traffico

È quasi asettica la stanza a quest’ora
io che seduta aspetto senza sapere se serva
eppure stanzio nella calma del giorno
quando si alza il vento che disperde l’ansia
dire io è una convenzione che non
ci giova ma ripeto il pronome per sentire
di appartenere a qualcosa di più grande come
un dio o una nuvola che ci sovrasta
nel cielo di marzo. Non ho
che me stessa e questa consapevolezza
che ritorna nei giorni di pioggia quando
va via la sicurezza e annichiliamo
mentre ci perdiamo e ricerchiamo un baricentro
siamo queste forze che convergono
ma non so renderne conto nell’attesa
di qualcosa di migliore di più umano. Fuori
Porta Ovile il traffico è la tragedia vera
l’unica che sento mia: un autobus in sosta
alla fermata scarica pedoni e li consegna al divenire.
Essere questo liquido oltre le cose
se il crepuscolo giunge e attraverso la strada
mentre l’autobus riparte e mi ripete la vita.

*

Cose

Ho guardato a lungo il mio corpo
mentre sottraevo la mente a se stessa
quello di guardare è un gesto forte
e curato se io sono di me stessa l’ombra:
stasera al parco c’è poca gente, raccolta, sulle panchine,
zampillano le fontane e si accoppiano i cigni,
mentre io non mi discosto da ciò che sento e rivendico
come mio, la materia cerebrale; vedo corpi mutare
e aggregarsi nell’ora della disgregazione ultima
vedo il doppio di me stessa e lo aggiungo agli altri corpi che
enumero traggo una legge universale dai singoli casi particolari
astraggo un concetto penso sono in contatto con qualcosa che
proviene ab extra. Non mi turba questo mutare incessante sono
per la prima volta a mio agio nel mondo continuo a pensare
mentre scrivo conto gli errori commessi
in questa che chiamiamo vita ma non è altro che aggregazione:
percepisco i corpi separarsi come in vita la matematica non
è in grado di spiegare il mondo lo ripeto perché sembri
reale sale intanto l’ansia e cerco di distrarmi sono un ente
fisico in movimento e solo il moto spiega ora l’esistenza che
dico mia senza che mi pertenga. Mentre penso a queste cose
distanti dalla vita vera una paura inumana mi coglie e non
so esistere più, circondata da cose che non conosco e non
riesco a ricordare, se la nausea ci accompagna nel flusso
quotidiano e siamo sempre meno umani.

*

Anna Frank

Questo senso, mentre ci affacciamo alla finestra e
non parliamo, nell’ultima percezione della vista, nella
solitudine che ci rende esseri umani:
stamattina è stato ferito da una persona che gli è cara,
non ha opposto resistenza, nessuna reazione, i corpi
inerti. Eppure il caffè al bar ricorda
un conflitto inesploso, lo bevi comunque,
vivere con un peso contro le pareti della mente, il rientro ci
rende coscienti e vivi. Solo mentre torno a casa
la playlist su Spotify è l’unico mondo possibile,
ti conforta ma ti spinge al limite, oltre la barriera
che hai alzato per schermarti nei conflitti con gli altri,
per giudicare uno stupro alla periferia di Milano
o gli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma.
Proteggere la scatola cranica dalle domande degli altri,
rilasciare i prigionieri politici, acquistare la maglia Pyrex
sono tutte azioni meccaniche, se la notizia
di un fibroma ci esclude dalla vita e la letteratura
è l’unica forma di esistenza.

*

Immagine: Laurie Simmons, Woman Listening to the Radio (1978)

2 pensieri riguardo “Valentina Murrocu | Inediti”

  1. l’unica ultima forma di esistenza.
    quella filiforme. le stesse amebe della dissociazione che ci rendono ancora umani!
    Poesia dalle sinapsi che cercano aggregazione,convincimento:”e solo il moto spiega ora l’esistenza che dico mia senza che mi pertenga”
    tentacolare di realismo estremo.forte.
    Mauro Pierno

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