editoriali

Punto e a capo

sol lewitt

di Andrea Lombardi

[Questo articolo serve a fare il punto della situazione riguardo a formavera e al tempo stesso introduce le novità che caratterizzeranno la rivista in quella che a tutti gli effetti rappresenta una nuova fase del nostro progetto].

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formavera è uno spazio nato dalla volontà di rendere pubblica una posizione, una proposta di linea, un’idea di poesia condivisa. Alla base di questo progetto vi era una ricerca comune, fondata su un dialogo cominciato a Siena e che negli anni si è alimentato grazie all’ingresso di altre voci. Creando formavera nel maggio 2013 rendevamo concreto qualcosa che fino a quel momento aveva vissuto soltanto nei dialoghi e nei nostri testi: questi ultimi, pur nella loro diversità, facevano capo a qualcosa che li univa, li rendeva fratelli, qualcosa che sottovoce abbiamo iniziato a chiamare una poetica. Creando formavera nel maggio 2013 compivamo un gesto anacronistico – una rivista di poetica – e lo facevamo, paradossalmente, in uno spazio pienamente contemporaneo – la rete. E forse proprio grazie alle spinte opposte che provenivano da questi due poli siamo riusciti a trovare un equilibrio, a dare vita a una realtà la cui caratteristica più evidente è sempre stata la coerenza. In più di quattro anni, nonostante i vari cambiamenti all’interno del gruppo redazionale, con la fuoriuscita progressiva dei membri fondatori Alessandro Perrone, Simone Burratti e Marco Villa (questi ultimi due rimasti come collaboratori e membri del comitato direttivo) e l’ingresso di Pietro Cardelli e Daniele Iozzia, pensiamo di essere riusciti nell’intento che ci eravamo proposti all’inizio: pubblicare solo ciò che ritenevamo in linea con le nostre idee. Proprio per lo spazio in cui abbiamo deciso di operare – il web – era una scelta che sapevamo sarebbe stata per certi versi controproducente, che ci avrebbe condotto inevitabilmente nella dimensione della nicchia ed esposto al rischio di essere tacciati di snobismo o di chiusura preventiva (della serie “se la cantano e se la suonano”). Sapevamo tutto questo, ma abbiamo comunque deciso di perseguire questa via, cercando di non cedere alla tentazione della pubblicazione “facile” o a quel misto di connivenza, complicità e solidarietà aprioristica che imperversa tra i giovani poeti contemporanei. Abbiamo dato alla rivista una struttura: articolazione in cicli trimestrali, aperti da un editoriale, in cui pubblicare con cadenza settimanale saggi, interventi, poesie, traduzioni, dando spazio a materiali editi e inediti, di autori affermati ed emergenti. L’obiettivo è sempre stato quello di far emergere una direzione e crediamo che i nostri lettori lo abbiano compreso e, ce lo auguriamo, apprezzato.

Ora, dopo quasi cinque anni, crediamo che sia giunto il momento, per formavera, di aprirsi ad un piccolo rinnovamento. La direzione e lo spirito della rivista rimarranno invariate, ma da questo momento introdurremo alcuni cambiamenti che toccheranno rispettivamente 1) il campo d’indagine, il quale si estenderà ad altre forme di scrittura e in particolare alla prosa; 2) le tipologie di intervento saggistico, con un uso più insistente della recensione e l’apertura all’analisi stilistica come strumento di interpretazione testuale; 3) l’impostazione editoriale della rivista. Questa scelta, simboleggiata dalla nuova veste grafica del sito, fa capo a tre ragioni principali. Anzitutto pensiamo che l’apertura verso altre forme quali la prosa sia una conseguenza naturale della ricerca che abbiamo finora condotto, come in parte abbiamo già avuto modo di mostrare con alcune pubblicazioni presenti negli ultimi cicli. In secondo luogo sentiamo l’esigenza di rafforzare l’aspetto critico-testuale della rivista: da una parte affiancheremo alla pubblicazione dei saggi critici quella di recensioni su opere contemporanee, nella convinzione che tale novità possa essere utile per far emergere la nostra proposta di linea e al tempo stesso per far emergere l’aspetto militante della rivista;  dall’altra crediamo sia necessario dare spazio in rete e in un contesto extra-accademico a uno strumento critico come la stilistica, intesa non quale sterile esercizio tecnico, ma come strumento fondamentale per la piena comprensione della voce del testo. Infine, per favorire una continuità delle uscite più fluida e procedere meno schematicamente, abbiamo pensato di modificare anche la struttura della rivista: i cicli delle pubblicazioni cesseranno di avere una cadenza trimestrale e non dovranno iniziare obbligatoriamente con un editoriale della redazione. Le riflessioni di poetica saranno sviluppate nella continuità delle pubblicazioni con interventi personali e collettivi così da dare vita ad uno scambio che ci auguriamo possa essere ancor più stimolante. Per quanto riguarda i contenuti, ovviamente la pubblicazione di testi poetici editi e inediti di autori affermati o emergenti resterà uno dei nuclei editoriali della rivista, così come le traduzioni inedite avranno uno spazio ancora maggiore. Per il resto, la volontà di proporre una linea e di far emergere una poetica sarà sempre il fulcro e il senso di questa rivista: l’esigenza che ci ha spinto a fondare formavera nel 2013 non si è esaurita, ma se possibile si è resa ancor più forte. Quel dialogo iniziato tanti anni fa, anche se con diversi interpreti, non si è ancora concluso, così come immutata è rimasta quella necessità, affermata nel primo editoriale, di perseguire una poesia nuova, nella sua forma vera, da accudire e sviluppare come un’equazione o un figlio, finché non sarà palese la sua strada e proseguirà senza di noi, dopo di noi.

 

Immagine: Sol Lewitt, Forms Derived From a Cube, 1982.

1 thought on “Punto e a capo”

  1. Rimane lei per sempre la Regina
    (a Pietro Cardelli)

    Di fronte a noi si muove il re spartano.
    A Telemaco vanta le molte virtù e l’astuzia del padre
    per la cava insidia nel cavallo di legno. Fatale
    ai Troiani ma che gli Achei sottrasse alla rovina.
    Noi non siamo qui per Menelao.
    Né siamo qui per Elena.
    L’adultera fuggiasca. L’amante in rivolta
    che nonostante i crolli, i lutti, le rovine,
    il sangue – per dieci anni a correre
    ai bordi d’ogni corpo –
    sul trono siede a Sparta di nuovo da regina.
    Noi siamo qui per Ecuba.
    La sposa ormai prona al suo destino.
    La madre a ignorare l’inganno delle dee. Afrodite,
    Era e Atena hanno di Paride fatto inerme preda.

    «Eppure in cuor mio un tempo amavo i Greci.
    Oggi hanno il fuoco anche negli occhi. Che fine hanno fatto
    il rispetto dei vinti, la pietà, la sosta sulle ceneri dei morti.
    Chi più ricorda il gesto moderato. L’armonia delle forme …
    Sorelle d’Ilio. Fare senno pure nel male. A ciò tutte vi esorto.
    Fare senno nella sventura. Nelle vertigini della sofferenza.
    Conviene alla calma. Alla saggezza dopo la disfatta.»
    Così la donna china sulla riva si rivolge a tutte le troiane.
    Alle spose ferite nell’onore (gli sguardi opachi verso terre ignote).
    Alle figlie d’Ilio (nel delirio turpe dei guerrieri vincitori).

    Le mura franate. I cadaveri umiliati. Il Palazzo violato.
    Priamo sgozzato. Lo scettro del Re frantumato…
    Noi siamo qui per Ecuba ora che tutto perde.
    Il suo dolore è il nostro. Fa crollare un mondo.
    Ma pure con il passo incerto sulla rena
    rimane lei per sempre la Regina.

    Gino Rago
    Nota.
    Sono versi inediti tratti dal mio poema, di prossima pubblicazione,
    “Ciclo di Troia”. Qui Ecuba, moglie di Priamo, madre di Ettore, nonna
    di Astianatte, Regina di Ilio, in un attimo perde tutto. Crolla con il crollo
    della cinta muraria troiana ma non perde la sua dignità di donna, di madre, di moglie… Ecuba come archetipo della donna umiliata, sconfitta, ridotta a bottino di guerra cui nessun tribunale di guerra mai potrà restituire i danni subiti…
    Sono versi di “metodo mitico per frammenti” che dedico a Pietro
    Cardelli.
    Gino Rago

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