Ciro di Pers, Sonetti

cagnacci-vita-umana

a cura di Marco Malvestio

*

Mentre vuoi riparar del tempo il danno,
il tempo, o Lidia, inutilmente spendi;
quell’ore stesse ch’a lisciarti attendi
per giovane parer, vecchia ti fanno.

I mentiti color forza non hanno
di destar, di nutrir d’amor gl’incendi;
cedi, cedi pur vinta e l’arme rendi,
ché invan contrasti al volator tiranno.

Così cadendo va bellezza umana,
e per riparo ogni sostegno è frale
e per ristoro ogni fatica è vana.

Ah, che l’impiastro tuo punto non vale
per le piaghe del tempo, e sol risana
le piaghe in me de l’amoroso strale.

*

Oblia la fronte, o Lidia, i suoi candori,
disimparan le guance il lor vermiglio,
e qual ombra aduggiò la rosa e ’l giglio?
E chi dal volto tuo sbandí gli Amori?

Al tuo leggiadro april fura i tesori
del tempo involator l’ingordo artiglio,
ed allo specchio invan chiedi consiglio
di ravvivar gl’inariditi fiori.

Non può far d’aurei fregi il manto adorno,
non le nevi mentite o gli ostri finti
ricorrer dietro un sol passato giorno.

Tutti i tuoi vanti alfin l’etade ha vinti,
ed hai nel volto per maggior tuo scorno
di propria mano i suoi trofei dipinti.

*

Poca polve inquieta, a l’onda, ai venti
tolta nel lido e in vetro imprigionata,
de la vita il cammin, breve giornata,
vai misurando ai miseri viventi.

Orologio molesto, in muti accenti
mi conti i danni dell’età passata,
e de la Morte pallida e gelata
numeri i passi taciti e non lenti.

Io non ho da lasciar porpora ed oro:
sol di travagli nel morir mi privo;
finirà con la vita il mio martoro.

Io so ben che ‘l mio spirto è fuggitivo;
che sarò come tu, polve, s’io mòro,
e che son come tu, vetro, s’io vivo.

*

Il barocco di Ciro di Pers non è quello tropicale e gesuitico di Lubrano, tutto teso a un sovraccarico di effetti retorici e di immagini spaventevoli, bensì un esercizio compostissimo di virtuosismo formale, evidente nella geometria compositiva e ritmica – coerentemente, peraltro, con un concetto di barocco fondato non sulla dismisura ma sulla misura. Il tema principale della poesia di Ciro di Pers, che tanto ha contribuito alla sua riduzione manualistica come esempio di secentista malinconico, è la meditazione sulla morte e sullo scorrere del tempo. Non ci sono ironia o compiacimento nel rimproverare all’amata l’eccessivo uso di trucchi vanitosi, né c’è retorica nella riflessione intorno alla clessidra: il fuggire del tempo e la vanità delle cose umane sono elementi presenti ininterrottamente all’attenzione dell’autore in tutta la loro drammatica serietà, e si fanno nei suoi versi non concetti, puri nomi, bensì oggetti fisici come gli innumerevoli orologi della poesia di Pers, o segni sul viso della sua Lidia.

Immagine: Guido Cagnacci, Allegoria della vita umana

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