Luigi Tansillo, Canzoniere

Pietro Fabris, I campi flegrei

a cura di Marco Malvestio

*

SONETTO XI

Erra, piangendo, fra le rovine de’ Campi Flegrei, presso il lago d’Averno, chiedendo pietà per le sue pene.

Valli nemiche al sol, superbe rupi
che minacciate il ciel; profonde grotte,
onde non parton mai silenzio e notte:
sepolcri aperti, pozzi orrendi e cupi;

precipitati sassi, alti dirupi,
ossa insepolte, erbose mura e rotte,
d’uomini albergo, ed ora a tal condotte,
chete men d’ir fra voi serpenti e lupi;

erme campagne, abbandonati lidi,
ove mai voce d’uom l’aria non fiede:
ombra son io dannata a pianto eterno,

ch’a pianger vengo la mia morta fede;
e spero, al suon de’ disperati stridi,
se non si piega il ciel, mover l’inferno!

*

SONETTO XII

Sullo stesso argomento.

Strane rupi, aspri monti, alte tremanti
ruine, e sassi al ciel nudi e scoperti,
ove a gran pena pon salir tant’erti
nuvoli, in questo fosco aer fumanti;

superbo orror, tacite selve, e tanti
negri antri erbosi, in rotte pietre aperti;
abbandonati, sterili deserti,
ov’han paura andar le belve erranti;

a guisa d’uom, che per soverchia pena
il cor triste ange, fuor di senno uscito,
sen va piangendo, ove il furor lo mena,

vo piangendo io tra voi; e, se partito
non cangia il ciel, con voce assai più piena
sarò di là tra le meste ombre udito.

*

SONETTO CV

Ad una fonte amena.

E freddo è il fonte, e chiare e crespe ha l’onde,
e molli erbe verdeggian d’ogn’intorno,
e ‘l platano co’ i rami e ‘l salce e l’orno
scaccian Febo, che il crin talor v’asconde.

E l’aura a pena le più lievi fronde,
scuote, sì dolce spira al bel soggiorno:
ed è rapido sol sul mezzo giorno,
e versan fiamme le campagne bionde.

Fermate sovra l’umido smeraldo,
vaghe ninfe, i bei piè, ch’oltra ir non ponno;
sì stanche ed arse al corso ed al sol sète!

Darà ristoro a la stanchezza il sonno;
verde ombra ed aura, refrigerio al caldo;
e le vive acque spegneran la sete.

***

Tansillo, che si forma e opera in area napoletana, mostra nella sua poesia un bembismo ampiamente influenzato da Sannazaro e dunque dalla passione per una descrizione letteraria del paesaggio fondata sull’accumulo. Si vede bene l’influenza dell’Arcadia nel sonetto CV, così come nei due precedenti, XI e XII, è visibilissimo in filigrana il modello delle zone più lugubri del poemetto sanazariano. La natura derivativa e, di nuovo, sostanzialmente scritta delle descrizioni di Tansillo rende questi componimenti modesti se confrontati con l’estro di Bandello, e tuttavia rimangono una testimonianza suggestiva della forma media che poteva prendere il modello sannazariano – una diffusione capillare di immagini di mondi possibili “dove il vivere è calma, è senza morte” (Ungaretti), mondi che coincidono poi con la letteratura stessa.

*

Immagine: Pietro Fabris, I campi flegrei

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