Isacco Boldini, I giapponesi hanno perdonato

mathgias zegler

“And a rock fells no pain.
And an island never cries.”
Simon & Garfunkel, I am a rock

La pressione è lenta e costante; costante nell’aumentare, lentamente. Sempre più alto sopra di sé  l’edificio di acqua: una moneta gettata nella fossa della Marianne; espresso il desiderio. Quello che neppure deve succedere è l’abitudine. L’uomo nella stanza lo sa.

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nodi  viadotti   nessi  pellegrinaggi  anni luce  traiettorie missilistiche  piste ciclabili   eoni  strade  scale mobili  cicli di vita della cicale   linee del telefono  triangoli  vicoli ciechi  cardi  programmi ministeriali   confini  ritardi  tempi di decadenza di isotopi radioattivi   processioni  percorsi dei giorni feriali    path

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L’uomo è nella stanza e non può uscire. Non ci sono porte, non ci sono finestre nella stanza: quattro pareti azzurrine, un pavimento di parquet scuro, un soffitto. Il calorifero è sulla parete corta, una delle due: l’inverno a questa latitudine fa parecchio freddo, il vento
_______________________________________________si insinua in ogni fessura. L’arredo è quello che ti aspetti (letto-comodino-scrivania-sedia-armadio-; un attaccapanni di ferro verniciato; un tappeto al centro della stanza). Qualche presa della corrente, bassa, appena sopra il battiscopa. L’uomo attende. L’interruttore della luce accende e spegne la lampadina in mezzo al soffitto ma non c’è una porta, non ci sono   finestre e l’uomo non può uscire. L’orologio da polso segna le nove e uno.

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Come un corpo completamente sigillato. (ogni orifizio: la bocca, gli occhi, le narici, le orecchie, l’ano; ogni poro della pelle è sigillato e non c’è nessuna cicatrice, nessun segno; niente che faccia presagire che ci sia stato un momento in cui qualcosa di aperto è stato chiuso; sigillato. Una lunga distesa di pelle, liscia, e nient’altro.) Come un corpo completamente sigillato da sempre completamente sigillato.

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Sto bene. Mio figlio studia. Mia figlia ha trovato un lavoro.

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I muri hanno la forza di un’ evidenza: non ci sono porte, non ci sono finestre: l’uomo non può uscire.

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strade  tempi di decomposizione dei rifiuti   sensi unici  tubi idraulici  orografie  apici  protocolli  argini  tratte migratorie verso sud  terminali  sistemi fognari  indici  settimane sante  campi magnetici  strisce bianche lungo l’asse della carreggiata  spiagge  fossi  scale a chiocciola ordini   cicli mestruali   cavi elettrici  litoranee   programmi tv

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L’uomo fuma una sigaretta seduto sul letto, la schiena alla parete e attende. Fa cadere la cenere dentro una tazzina. Qualche mozzicone, la cenere impastata con il fondo del caffè. I piedi penzolano da sopra il letto. L’uomo guarda dritto in fronte a sé, verso la parete lunga, una delle due. Nella parete c’è una crepa ma è solo nell’intonaco, dietro, il muro è intatto. L’uomo lo sa. Affianco alla crepa una cartina di Milano. L’uomo è nella stanza e attende.

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Solo questo lo trattiene dal non essere un elemento dell’arredo: che l’uomo attende. L’orologio da polso segna le nove  e tre.

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Solo il lustrascarpe e il suo cliente rimangono fermi abbastanza a lungo.

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Come uno sfumare, lento (come sono lente spesso tante cose: il crescere dei capelli, il crollo dell’impero romano, l’erosione costiera… ); un perdere consistenza e scomparire. Sfarsi (il lento dell’acqua che scorda, fa tondi gli spigoli.). Come le cose che scompaiono sotto l’erba, sotto altre cose accatastate, sotto la polvere. Uno sfumare. Diventare l’arredamento. Sformarsi. Smettere; non di punto in bianco, ma lento che non puoi vederlo. Nemmeno capire che non si sa
_________________quando finiscono le dita, le ginocchia, le palme dei piedi e incomincia il pavimento. Smettere. Come il rallenty di un esplosione. L’uomo nella stanza lo sa.

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Smettere è una soluzione. Una buona soluzione, l’uomo nella stanza lo sa. Può chiudere gli occhi e cominciare a scomparire, è facile. (sul più bello i mistici scompaiono. E nell’aria un odore di  buono e di fiori e di bucato ad asciugare. Come Majorana.) È facile.

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Le automobili si muovono, i palazzi restano fermi. Solo i palazzi rimangono fermi abbastanza a lungo.

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L’uomo ha le scarpe ai piedi; seduto sul letto. È vestito come se dovesse uscire, bene – dignitosamente quanto meno. Ma non c’è una porta, non ci sono finestre e l’uomo non può uscire. Il telefono tace. Sono le nove e ventiquattro.

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(ma non si riempie. Come la cisterna che non si vede il fondo e non sembra averlo. Non si riempie. L’acqua non si vede, solo il buio
_______________ _______________e l’eco. L’eco è spaventosa.)

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ponti  alberi genealogici   abitudini  ere che si susseguono ciclicamente  rotonde  canali di scolo orbite  zone di carico scarico  amicizie  calendari di serie A  sottopassaggi   idrografie  procedure di sicurezza  corridoi  itinerari turistici  rive  reti wifi  vettori  collegamenti satellitari  strade  percorsi dei cortei autorizzati dalla questura   cunicoli  pozzi verticali  età

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Il pavimento di moquette. La luce falsa delle lampade al neon. Come scendere una scala di Penrose a piedi nudi. Scendere o salire – scendere e salire: a questo punto non fa differenza. Non fa nemmeno freddo. Ogni passo è quello successivo è quello precedente, poi un angolo retto dal quale si attende una porta, ma non c’è una porta, non ci sono finestre. Incunearsi nell’abisso – ascendere i cieli: a questo punto non c’è differenza.  Non c’è una porta, non ci sono finestre, non c’è differenza.

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L’uomo nella stanza accende e spegne l’accendino: un bic azzurro (azzurro perché l’azzurro è il colore dello spirito santo. Si noti: lo spirito santo non è azzurro perché il cielo è azzurro, ma il cielo è azzurro perché lo spirito santo è azzurro.). L’accende. Sfiora la fiamma– s’avvicina finché non sente il dolore; spegne l’accendino. L’orologio da polso segna le due e quarantasette.

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L’uomo nella stanza vorrebbe smettere, ma ci sono cose più importanti. La gioia, ad esempio; l’odio.

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linee  rapporti di lavoro  tratturi  nastri trasportatori  tempi di rotazione e rivoluzione dei pianeti  torrenti  parcheggi  mappe del tesoro  porti  fossi  obsolescenze programmate  momenti  autostrade  tempi di digestione   sentieri  mandati triennali  tangenziali  piani di fuga in caso d’incendio  marciapiedi  ritmi cardiaci  rastrelliere  binari del tram

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L’uomo nella stanza si alza dal letto. Di fondo un accordo monotono, che è e non è il silenzio. Misura il perimetro coi passi, fa i suoi calcoli: avanti – indietro, le mani incrociate sulla schiena. Si gira. Tocca la parete con un dito, lo trascina sul ruvido. Guarda  il pavimento di parquet scuro. Sale in piedi sul letto, tocca il soffitto. Scende. Tocca il calorifero: è freddo. Fa freddo. Si mette un maglione. Si risiede sul letto, la schiena alla parete. Attende.

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(Come il gorilla dello zoo di Valencia. Non sta capendo, lo vedi sul volto che non sta capendo. Non ha bugie da raccontarsi – ne vorrebbe – ma non ne ha; ma è stanco, molto stanco.)

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L’interruttore della luce accende e spegne la lampadina in mezzo al soffitto. Non ci sono vie di mezzo, sfumature, alternative fuori da – o  la luce o il buio. È una linea ben marcata: o la luce o il buio (i loro pro, i loro contro: l’uomo nella stanza lo sa: o la luce o il buio; un indecidibile a cui non ci si può sottrarre, che urge, in ogni istante; (non è un bivio che puoi fermarti al crocicchio e mettere su famiglia.) non ci sono alternative, non c’è lo spazio.). La luce è accesa.
_________  (ma compiuto il giro non c’è differenza: un senso vale l’altro per quelli che girano intorno (in Italia si va a destra – in Inghilterra si va a sinistra, è così.): la luce è il buio bianco della bomba nucleare.)

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La luce è giallastra, strana; quella che i dettagli sono sfuocati, le pieghe della coperta sono piatte.  Sempre la stessa. L’orologio da polso segna l’una. L’uomo si alza, spegne la luce, conta fino a 10 e la riaccende. Lo fa ogni cinque ore.

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centri  canali di telecomunicazione frontiere  piani quinquennali  prese della corrente  quadrati  anni sabbatici  correnti sottomarine  frontali strade tra i fossi  fasi del lutto  aeroporti  tunnel della metropolitana  appuntamenti all’ora stabilita  filari  piani di fuga in caso di attacco terroristico  internet  fasi anali  abitudini  tratte aeree  stop

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(prendere consistenza sotto lo sguardo di qualcuno o di qualcosa. (che il rimbalzo della luce contro un corpo opaco non vada perduto nell’intrigo di rimbalzi ma incontri un sistema capace di interpretarne i dati; che i contorni siano ben segnati fra una cosa e ciò che quella cosa non è: lo sfondo marino.) Un essere a fuoco. Da qualche parte, in qualche tempo sia anche non qui o non ora.)

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A Berlino nel 1884, linee nere nel deserto. Linee nere con la squadra.

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fossi  paralleli   viali alberati  rituali   periodi fertili durante le fasi dell’ovulazione  fosse  fili del tram  fogne  linee cronologiche  cavi dell’alta tensione  valli  falde acquifere  vie crucis  cicli di produzione  figli  fili del bucato  strade provinciali  cicli lunari  connessioni telepatiche  faglie  vie di ritorno al formicaio seguendo le tracce olfattive  decadi  tratte migratorie verso nord

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L’armadio è chiuso; dentro l’armadio c’è uno specchio appeso ad un’anta. Non bisogna guardare nello specchio. Sebbene alle volte la tentazione si possa manifestare: non bisogna guardare nello specchio.

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Ha delle ossa, dei muscoli, dei tendini, vene e arterie in cui scorre del sangue. Gli organi al loro posto. L’uomo non è un robot. Fuma una sigaretta seduto sul letto, (inspira: i polmoni si dilatano  –  espira: i polmoni si contraggono. I differenti circuiti neurali analizzano le informazioni dei sensi.) il fumo esce dalla bocca. Eleganti, dalla punta della sigaretta le forme di fumo sono il risultato di complessi sistemi di variabili. L’uomo le guarda. Guarda la parete. Attende.

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Non entra e non esce nulla:  come un sasso. Come un sistema teorico.

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L’orizzonte degli eventi è una linea che avanza oltre la quale non si può dire. Le dita del piede sono già di là. Pian-pianino entrerà il dorso, la caviglia, il polpaccio; l’ombelico è il punto più difficile, ogni capello della testa, contati uno a uno; o forse è immobile e aspetta il tuffo; o forse qualcos’altro: l’uomo seduto sul letto non lo sa. Nella stanza il presente si accumula                                                                                                                                 ______________________ma come l’inutile scartoffia che nessuno ha il coraggio o l’autorità per buttare via.  Sono le due e ventidue; è il dodici marzo. L’uomo attende.

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L’uomo si alza. Prende i vestiti gettati sulla sedia, li appoggia sul letto e si siede davanti alla scrivania. Gira su se stesso. Fa avanti e indietro sulle rotelle che scricchiolano: sul parquet scuro  i segni del gesto ripetuto sono dei binari biancastri. Mette i piedi sulla scrivania. Guarda il muro. Chiude gli occhi – apre gli occhi. Guarda il muro.  Si gira: gli angoli sono sempre otto. Niente di nuovo.

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Il 7 ottobre 1944 è esploso il quarto forno.

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Non lo prende mai. Willy il coyote non lo prende mai lo struzzo. Colpa e punizione sono diligentemente mescolate. Per quanto siano fini le tattiche, potenti le tecnologie, infinite le  possibilità : non lo prende mai; e tutto di nuovo ricomincia:                                                                                       ____________________________________sacramento – promessa e primizia; e il deserto.

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Qui non si esiste se non domani; quello dopo, e così in successione. Uno dopo l’altro in coda alla posta il sabato mattina.  Lento fino allo sportello. La commessa sorride. Sorridi; e tanto basta. (Non è un sorriso professionale
________________________________conviene credere. È un sorriso a te che le sorridi – saluti – te ne vai. E tanto basta.)

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I giapponesi hanno perdonato.

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bombe  tombini  bave di lumache  strade basse  catacombe  orari degli autobus  amicizie su facebook   code alla posta  ritmi circadiani  ferrovie  reti radio  meridiani  piani dettagliati di rimborso del mutuo calcolato rata per rata  trincee  vie della seta  strade  ere geologiche  link  spedizioni punitive   decumani  fibre ottiche  ramadan

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L’uomo nella stanza non può dormire (come un ladro nella notte, così verrà il giorno del Signore.)  chiude gli occhi – apre gli occhi. Si soffia il naso in un fazzoletto di carta. Chiude gli occhi – apre gli occhi. Sbadiglia. Fa scrocchiare le dita della mano. Sono le due e cinquanta. Accende una sigaretta.  Attende.

Immagine: Matthias Ziegler – Portrait

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