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Giovan Battista Strozzi, Madrigali

Pierre Soulages, Senza titolo (2013)

a cura di Marco Malvestio

*

1

Dolcissimo riposo,
della Notte figliuol, del sogno padre,
che ‘nvisibile spieghi per l’ombroso
aer quelle penn’adre,
ecco il cieco silenzio, eccone a squadre
le mute ombre notturne al tuo soggiorno;
deh per quest’occhio mai
che non fai nel mio cor fosco ritorno?
Nel mio cor sì, che mai non vide giorno.

*

63

Ombra io seguo che piagge e monti cuopre;
tutti per l’oscurissima foresta
del mondo alfin discuopre
aguati con sua face atra funesta;
fuma e sfavilla questa
sempre; né mai per onda né per vento
si spegne; né si strugge
per tempo od altro; fugge di spavento
l’ardito, il vile, il misero, il contento.

*

161

L’onda lascia, e gli scogli
delle sempre atre nebulose rive,
e qui meco t’accogli
o Filli in questi poggi, e ‘n queste olive;
dove l’alma si vive
sì riposata, e lieta;
che tal non si consola, e non s’acqueta
afflitto pellegrino
là ver la sera al fin di suo cammino.

*

Quante, e che spaventose
ombre e larve atre, e scuri
mi spaventan fantasmi: e tristi aguri
e voci dolorose?
Per ch’io già mai non pose,
ma sempre fugga via di tema in tema
insino a l’ora estrema,
cui, benché sì vicin, sì lunge io sono:
sentirò mai nel cor quel dolce sono?

***

Strozzi è, con Tasso e forse più di Tasso, il più grande madrigalista del suo secolo. Il madrigale per musica, come forma poetica, permette una grande libertà di esecuzione, e la sua misura ridotta e non fissa lascia libertà al poeta per la scelta del soggetto, che spesso risulta essere una variazione su un tema amoroso. Questi madrigali di Strozzi, per esempio, con l’eccezione del calco dellacasiano del primo (e si ricordi che proprio il Casa col suo sonetto Al sonno rivoluzionò la scrittura per musica), incastonano riferimenti amorosi di maniera in rapidi schizzi paesistici. In Strozzi il sapiente mai scontato alternarsi di versi lunghi e brevi genera una sensazione di velocità e grazia impressionante anche per il madrigale cinquecentesco, che, unita alla natura tutto sommato peregrina dei temi, riesce davvero suggestiva, ed è bilanciata tuttavia da una solida compattezza data dalla coesione del sistema rimico, dai rimandi ritmici interni e dalla perentorietà del verso finale.

***

Immagine: Pierre Soulages, Senza titolo (2013)

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