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Gabriele Fiamma, Rime spirituali

Mihoko Ogaki

a cura di Marco Malvestio

*

Le voglie e l’opre mie gelate e spente
pregio non ebber d’immortale onore;
ché priva l’alma in sé del tuo favore
d’acquistar tanto ben non è possente.

Alsi, sudai, temei, lieto e dolente,
cercai fuggendo in un l’odio e l’amore,
volli e pregiai quel che credei peggiore,
e contrario a me stesso fui sovente.

Non fu colle o campagna o riva o fiume
che non cercasser le mie voglie accorte,
per trovar quell’ond’io m’arda e consume;

e fatto più nel mal ardito e forte,
qual chi, nulla temendo, assai presume,
sprezzai quanto di ben m’è andato in sorte.

*

Questo mar, questi scogli e queste arene
hanno gran somiglianza col mio male:
ch’un numero d’affanni e pene eguale
a quel di questa sabbia il cor sostiene;

e tal durezza di pensieri tiene
la mente in sé, che non l’ha un scoglio tale;
e, come fosse un mar, sempre m’assale
or vento di paura, ora di spene.

Come l’arena sterile è l’ingegno;
arida l’alma come un duro scoglio;
torbido il cor come turbato mare.

Sempre di lagrimoso umor son pregno,
né mi move del mondo ire od orgoglio,
e le dolcezze mie son tutte amare.

*

[Rovescia il tipico schema del sonetto in lode della bellezza della donna immaginando che a parlare sia qui la Maddalena nel momento in cui si getta ai piedi di Cristo lavandoli con le lacrime e asciugandoli con le chiome]

Chiome, di mille cor reti e catene,
e del mio vaneggiar travaglio eterno,
sciolte, sparte, confuse, il duol interno
mostraste fuori, e l’aspre alte mie pene.

Luci, sol per l’altrui danno serene,
onde già mille palme ebbe l’inferno,
de l’alma il tempestoso orrido verno
scoprite altrui, di pianto amaro piene.

Membra, d’ogni gran mal focile ed esca,
mani, a rapir l’altrui salute pronte,
siate preste a cangiar costumi e vita.

E tu, sommo Signor, se l’età fresca
vissi nel fango, or, ch’io cerco il tuo fonte
per lavar l’error mio, porgimi aita.

***

Gabriele Fiamma fu uno dei grandi e più celebri predicatori di quell’epoca difficile ed incerta che sta tra la Riforma protestante e la Controriforma cattolica. Questo fatto non si limita a chiarire le vicende biografiche del poeta, che da vittima dell’Inquisizione guadagna poi un vescovato, ma giustifica la ricchezza di richiami biblici, soprattutto dei Salmi, nella sua poesia. Quello che precede il Concilio è un periodo in cui, al contrario di quello che si crede comunemente, i testi sacri circolavano in grande quantità tradotti in vernacolo, e in cui i verseggiatori facevano diffusi sforzi non solo per riuscire a trasmettere la grandezza della parola di Dio, ma anche per cercare all’interno della tradizione italiana una genealogia differente, meno letteraria (e dunque meno petrarchesca) e più legata invece al modello biblico.

Di qui viene il riuso che fa Fiamma del modello del Canzoniere non come contenitore della vicenda amorosa ma come illustrazione delle tappe del percorso del fedele: non soltanto il lessico amoroso petrarchesco viene riutilizzato per materie spirituali, come era in effetti prassi già nello stesso Petrarca, ma le situazioni stesse della poesia cortigiana sono stravolte per essere ricalcate su episodi biblici, come avviene nel sonetto Chiome, di mille cor reti e catene, non senza un gusto concettoso già ampiamente manierista.

*

Immagine: Mihoko Ogaki, Milky Ways – Breath (2008)

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