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William Carlos Williams, Unisono

William-Carlos-Williams-001

In attesa dell’inizio del nuovo ciclo e per non lasciare soli i nostri lettori, in questi giorni continueremo a pubblicare la rubrica ‘La poesia del sabato’.

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da William Carlos Williams, Poesie (tradotte e presentate da Cristina Campo e Vittorio Sereni), Einaudi, Torino 1961, pp. 228-233.
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UNISONO

Verde, verde è l’erba e arruffata
come forse il capo… di tuo nipote, amico.
E la cresta del monte che insieme
per l’ ultima volta
vent’anni fa si saliva
(penso a te nello scriverlo)
all’orlo del cielo si spezza come allora
e là, manco a dirlo, contro il cielo
un vecchio fienile s’appunta.
Esistono, queste cose.
E noi non possiamo spostarle,
né alterarle o mutarle,
o discuterle in alcun modo.
Ascolta, li odi? Li odi cantare?
Esistono, queste cose.
E il meglio è ammetterle e scriverle
non altrimenti da come sono:
che non dicano a forza, le parole,
ciò che avremmo voluto,
ma dicano solo le cose
cui non è dato sfuggire: la montagna
in groppa al meriggio, com’è,
la verde erba gualcita,
verde tappeto e l’aria –
legno fradicio. Ascolta.
Ascoltali, gli Imperituri.
Declina il colle e dilunga,
poi s’erge, ricordi, a mezza costa
con un folto di aceri nodosi
in cuore a un brullo pascolo:
sacro, certo, ma perché? Non saprei.
L’idillio d’un tabernacolo
coronato dagli alberi,
una certezza di musica e intrecciarsi
di musica e danza in questa sagra
di morte: qualcosa
come una spoglia di serpe, il verbasco
al suo fiorire.
O, meglio, bianca – l’hai vista – una lapide
Mathilda Maria
Fox e al limite del campo
ancora Aet Suae Anno 9
appena leggibile, l’erba
stillante della pioggia d’ iernotte – e
benvenuta! L’aria
sottile, l’acqua limpida d’ un
vicino rivo! E non ressero,
e caddero, inermi; per sfuggire
a quel che l’aria, che l’umida erba
– tra cui sfavillante, domani,
grande il sole sorgerà –
che i monti immutabili imponevano
loro – ed essi accettarono,
volentieri. Lapidi,
lapidi d’una diversità
che le altre raggiungono al passo.
Ascolta, ascolta l’ unisono delle loro voci.
*
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A UNISON
The grass is very green, my friend,
and tousled, like the head of-
your grandson, yes? And the mountain,
the mountain we climbed
twenty years since for the last
time (I write this thinking
of you) is saw-horned as then
upon the sky’s edge-an old barn
is peaked there also, fatefully,
against the sky. And there it is
and we cant’t shift it or change
it or parse it or alter it
in any way. Listen! Do you not hear
them? the singing?  There it is and
we’d better acknowledge it and
write it down that way, not otherwise.
Not twist the words to mean
what we would have said but to mean
-what cannot be escaped: the
mountain riding the afternoon as
it does, the grass matted green,
green underfoot and the air-
rotten wood. Hear! Hear them!
the Undying. The hill slopes away,
then rises in the middleground,
you remember, with a grove of gnarled
maples centering the bare pasture,
sacred, surely-for what reason?
I cannot say. Idyllic!
a shrine cinctured there by
the trees, a certainty of music!
a unison and a dance, joined
at this death’s festival: Something
of a shed snake’s skin, the beginning
goldenrod. Or, best, a white stone,
you have seen it: Mathilda Maria
Fox- and near the ground’s lip,
all but undecipherable, Aet Suae,
Anno 9- still there, the grass
dripping of last night’s rain-and
welcome! The thin air, the near,
clear brook water!- and could not,
and died, unable; to escape
what the air and the wet grass-
through which, tomorrow, bejeweled,
the great sun will rise-the
unchanging mountains, forced on them-
and they received, willingly!
Stones, stones of a difference
joining the others at pace. Hear!
Hear the unison of their voices…

Traduzione di Vittorio Sereni

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