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Remo Pagnanelli, Otto poesie

 Scenografia di Luciano Damiani per La tempesta

[Tutti i testi sono tratti dal volume Le poesie, (a cura di Daniela Marcheschi), il lavoro editoriale, Ancona 2000. In coda sono indicate le rispettive raccolte di provenienza.]

*

*

perché lamentarsi? Hai avuto anni di giornate infinite, adolescenziali, in cui il tempo si protraeva in lenti crepuscoli. Allungata oltre i naturali confini, l’infanzia si è mutata in un mostro inavvertito, in cicliche e sorde lancinanze, ma finché è durata, è durata…, perché lamentarsi ora, come non credere (non cedere) all’ipotesi d’una generica armonia?

***

così intimamente consegnato alla rovina tanto da confondersi con essa o esserne una diretta emanazione cosa poteva quella donna che di scorcio alla porta invitava all’inseguimento e che in precedenza cogli scuri chiusi aveva promesso quello che si può umanamente promettere considerando il tempo a venire?
Nulla, giacché la sua anima era una briciola (e difatti si sbriciolava), al cospetto dell’anima della rovina, dalla dorsale di cristallo.

***

alla creazione si connette una quota più o meno alta di violenza. Quale più abile degli architetti celesti, Dio presiede a questa mistura di bellezza appellato da tremendo.

*

[da Preparativi per la villeggiatura, 1988]

*

***

*

L’hidalgo è stanco.
Il suo orizzonte è senza fondali,
se pure non erano parvenze quelle architetture,
e il copione già di per sé imprevedibile
non serve al suo futuro di trovarobe.
Così l’hidalgo stanco
non traccia più chimere
nell’arco del cielo e tutto
si riconnette – l’ora, il rosa
in uno smerigliato ma tenace
fluire, anche la sua bianca allegria
che pure gli sembrava prodigio inattaccato.

***

Stasera mi sembra lontano, me lo
ripetono le vele trapassate di luce,
l’orribile segreto e il muto terrore
che non entra nelle parole;
una gioia così distante e incastonata
in un fondo dorato (chi ragiona se
sia più o meno veritiera?)

*

[da Epigrammi dell’inconsistenza, 1992]

*

***

*

Dubitativo

…ma quei due, hanno avuto il tempo di fare,
non dico, tutto quello che volevano
ma almeno di provare a farlo prima che
qualcuno li cacciasse dal treno in corsa
e sbattuti su una piana di vento
iniziassero a prendersela l’uno con l’altro,
a litigare dimenticando quell’unico dio
che ce l’aveva con loro, quell’unico occhio
che li fissava con odio.

*

[da Dopo, 1981]

*

***

*

A conferma di quanto detto e sostenuto prima
Si lamentava della mancanza di una qualsiasi uscita
Scorgendone svariate per altri, tutte comode e perseguibili –
Perciò, amore, non andrà lontano…
E come potrebbe in queste condizioni…
Tutto per lui è così difficile
Da risultare scontato fin dalla partenza

Bruciato presto ogni piano di difesa, ogni ponte di fuga,
(Anche le vettovaglie, tipi di leccornie,
La gelatina mobilissima degli arti da recuperare),
Sei bravissimo in questo
E lo sai che in questo consiste
La fattispecie, la pratica di ogni morte

***

Les Adieux

infilàti in una nebbia nebbione,
tra ordini e contr’ordini gridati,
si rivedono i due vecchi amanti,
da tempo in un ipotetico oltreche.

Lui può assaporarla giovane
come ancora la sognava…
hanno l’opportunità di dire
te l’avevo detto che non finiva
…anche qui dandosi incontri che falliscono,
dove gli dei non si avventurano facilmente,
tutto retto ancora dal caso.

Ma il sospetto di stare
assistendo a un film d’infimo ordine
non li abbandona… e in qualche modo
ne sono fuori.

Comunque, per un po’ d’odore,
si rianimano al solo guardarsi,
fra le crepe rattrappite
dei loro corpi di bacca
(in una nebbia nebbione)

*

[da Atelier d’inverno, 1985]

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