Mark Strand, Due poesie

Mark Strand

Per ricordarlo a pochi giorni dalla sua morte, pubblichiamo due poesie di Mark Strand. I testi, nella traduzione di Damiano Abeni, sono tratti da L’uomo che cammina un passo avanti al buio. Poesie 1964-2006, Mondadori, Milano 2011.

 

The Tunnel

A man has been standing
in front of my house
for days. I peek at him
from the living room
window and at night,
unable to sleep,
I shine my flashlight
down on the lawn.
He is always there.

After a while
I open the front door
just a crack and order
him out of my yard.
He narrows his eyes
and moans. I slam
the door and dash back
to the kitchen, then up
to the bedroom, then down.

I weep like a schoolgirl
and make obscene gestures
through the window. I
write large suicide notes
and place them so he
can read them easily.
I destroy the living
room furniture to prove
I own nothing of value.

When he seems unmoved
I decide to dig a tunnel
to a neighboring yard.
I seal the basement off
from the upstairs with
a brick wall. I dig hard
and in no time the tunnel
is done. Leaving my pick
and shovel below,

I come out in front of a house
and stand there too tired to
move or even speak, hoping
someone will help me.
I feel I’m being watched
and sometimes I hear
a man’s voice,
but nothing is done
and I have been waiting for days.

 

Il cunicolo

Un uomo sta fermo
davanti a casa mia
da giorni. Lo spio
dalla finestra del
salotto e la sera,
non riuscendo a prendere sonno,
con la torcia elettrica
illumino il prato.
È sempre lì.

Dopo un po’
socchiudo appena
la porta e gli ingiungo
di andarsene dal giardino.
Strizza gli occhi
e geme. Sbatto
la porta e mi precipito
in cucina, poi su
in camera, poi di nuovo giù.

Piango come una scolaretta
e faccio gesti osceni
alla finestra. Scrivo
messaggi enormi sul proposito
di suicidarmi e li espongo
in modo che li legga facilmente.
Distruggo gli arredi
del salotto per dimostrare
che non posseggo nulla di valore.

Lui resta impassibile
e allora decido di scavare un cunicolo
che sbocchi nel giardino vicino.
Separo lo scantinato
dai piani superiori
con un muro di mattoni. Scavo
come un matto e il cunicolo
è subito finito. Lascio sotto
il piccone e la pala,

sbuco davanti a una casa
e resto lì troppo stanco
per muovermi o parlare, sperando
che qualcuno mi aiuti.
So di essere osservato
e a tratti sento
la voce di un uomo,
ma non succede niente
e sono giorni che aspetto.

*

What to Think of

Think of the jungle,
The green steam rising.

It is yours.
You are the prince of Paraguay.

Your minions kneel
Deep in the shade of giant leaves

While you drive by
Benevolent as gold.

They kiss the air
That moments before

Swept over your skin,
And rise only after you’ve passed.

Think of yourself, almost a god,
Your hair on fire,

The bellows of your heart pumping,
Think of the bats

Rushing out of their caves
Like a dark wind to greet you;

Of the vast nocturnal cities
Of lightning bugs

Floating down
From Minas Gerais;

Of the coral snakes;
Of the crimson birds

With emerald beaks;
Of the tons and tons of morpho butterflies

Filling the air
Like the cold confetti of paradise.

 

A cosa pensare

Pensa alla giungla,
vapore verde sale.

È tua.
Tu sei il principe del Paraguay.

I servi s’inchinano
nell’ombra fonda di foglie mastodontiche

quando passi
benevolo come l’oro.

Baciano l’aria
che attimi prima

ti sfiorava la pelle,
e s’alzano solo quando sei scomparso.

Pensa a te stesso, semidio,
chioma in fiamme,

il mantice del cuore che pompa.
Pensa ai pipistrelli

che sciamano dalle caverne
come vento oscuro a salutarti;

alle enormi città notturne
di lucciole

che vagano in volo giù
da Minas Gerais;

ai serpenti coralli;
agli uccelli rossi

del becco smeraldo;
alle tonnellate e tonnellate di farfalle morpho

che colmano l’aria
come i coriandoli freddi del paradiso.

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