Franke Varca, Tre poesie

Daido

*

Franke Varca è nato a Houston, Texas. È stato vincitore del premio “Discovery”/Boston Review e dei fellowship dall’American Academy of Poets, dalla Lannan Foundation e dall’Università del Michigan; sue poesie sono apparse sull’American Poetry Review, sulla Boston Review, e Poet Lore.
Le traduzioni sono di
Todd Portnowitz e Francesco Consiglio.

*

ARMATURA E FEBBRE

*

come se l’uomo più piccolo con i più piccoli piedi avesse saltellato
lungo il tuo labbro superiore, lasciando le sue piccole orme bagnate – soltanto
un sentiero di sudore – ma un sentiero nondimeno
che porta al gin e ghiaccio sulla lingua, la tua bocca
– e di questo ormai eravamo noi due concordi – improvvisamente la mia

logorare tutta quell’armatura e febbre che eravamo
logorare la distanza—
morsi come timbri di passaporto, graffi come bandiere rosse
che fluttuano sopra l’ambasciata del corpo altrui
in cui cercavamo asilo.

*
*

ARMOR AND FEVER

*

as if the tiniest man with the tiniest feet had skipped
across your top lip, leaving tiny wet footprints—which was
just a trail of sweat—but a trail nonetheless
leading into the gin and ice on your tongue, your mouth
—the both of us must have agreed by then—suddenly mine

to wear away whatever armor and fever we were
to wear away the distance—
bite-marks like passport stamps, scratches like red flags
flying over the embassy of each other’s body
where we sought asylum.

*
*
*

PALLIDO PUNTO BLU

*

boschi condivisi con boschi
tosati via

le pecore
il loro manto

i musi
da caccia-al-sangue dei lupi

del nulla che precede
la nullità

neve su un ramo
sopra l’acqua che scorre

dilavata
nel platino freddo della luna

nelle notti più scure
il silenzio

una solitudine
rumorosa quanto il ragno che tesse

pensieri di una ragnatela
in una ragnatela

*
*

PALE BLUE DOT

*

woods shared with woods
sheared down

the sheep
their coats

wolves’ blood-hunt
muzzles

of nothing preceding
nothingness

snow on one branch
over running water

washed out
in the moon’s cool platinum

on darker nights
silence

a loneliness
loud as spiders spinning

thoughts of web
into web

*
*
*

SCHEGGIA, BARCA

*

Non volendo essere tolta, essendo stata abbastanza nella pelle,
la scheggia, il corpo finalmente
la consuma.

Ci sono tante cellule non conosco i loro nomi. Che portano
ciò che è stato incastrato. I flussi sanguigni, il tessuto.

Magari quando muoio, tocca a me essere la scheggia
in tutte le persone che ho amato. Specialmente quelle
nei cui capelli mi volevo svegliare. Nuotando.

Perché si dev’essere pronti a dare ad almeno un’altra persona
ciò che vuole. Si dev’essere pronti a negare proprio quella cosa
a qualcun altro. E a essere quel qualcun altro.

Un piccolo vascello di me ha fissato le vele per tutto questo tempo.
Pronto a consentire loro di lasciarsi andare. Permettendo
al vento di impigliarsi dove volesse.

*
*

SPLINTER, BOAT

*

Not wanting to be removed, having been long enough in the skin,
a splinter, the body eventually breaks
it down.

There are many cells I do not know their names. Carrying
what has been imbedded. Bloodstreams, tissue.

Maybe when I die, I get to be the splinter
in each of the people I have loved. Particularly those
whose hair I wanted to wake up in. Swimming.

Because one must be prepared to give at least one other person
what they want. One must be prepared to deny that very thing
to someone else. And to be that someone else.

A tiny vessel of me has been fastening sails all these years.
Prepared to let them let go. Allowing
the wind to catch hold where it will.

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