inediti

W. H. Auden, Tre poesie

Brueghel, Landscape with the Fall of Icarus

Traduzioni di Marco Malvestio

*

MUSÉE DES BEAUX ARTS

*

Sul soffrire non si sono mai sbagliati,
gli antichi maestri; hanno capito
la sua posizione nell’uomo; come accade
mentre un altro mangia o spalanca una finestra o ciondola solo in giro;
come, mentre gli anziani attendono
riverenti e appassionati il miracolo
della nascita, debbano esserci per forza
bambini a cui invece non importa nulla,
che pattinano su uno stagno ai bordi del bosco:
non scordarono mai che persino
il terribile martirio deve compiersi
in un angolo, a modo suo, in una nicchia
sudicia dove i cani proseguono
la vita dei cani e il cavallo del boia
si gratta innocente contro a un albero.

L’Icaro di Brueghel, per esempio: come tutto
dà quietamente le spalle al disastro;
l’aratore avrà udito lo schianto, l’urlo tradito,
ma per lui non era una caduta importante;
il sole splendeva come al solito
sulle pallide gambe inghiottite
dall’acqua verdastra; e la nave costosa,
la delicata nave che certo avrà visto
qualcosa di straordinario, un ragazzo
cadere dal cielo, aveva un luogo
al quale approdare e continuava
a veleggiare con calma.

*
*

MUSÉE DES BEAUX ARTS

*

About suffering they were never wrong,
The old Masters: how well they understood
Its human position: how it takes place
While someone else is eating or opening a window or just walking dully along;
How, when the aged are reverently, passionately waiting
For the miraculous birth, there always must be
Children who did not specially want it to happen, skating
On a pond at the edge of the wood:
They never forgot
That even the dreadful martyrdom must run its course
Anyhow in a corner, some untidy spot
Where the dogs go on with their doggy life and the torturer’s horse
Scratches its innocent behind on a tree.

In Breughel’s Icarus, for instance: how everything turns away
Quite leisurely from the disaster; the ploughman may
Have heard the splash, the forsaken cry,
But for him it was not an important failure; the sun shone
As it had to on the white legs disappearing into the green
Water, and the expensive delicate ship that must have seen
Something amazing, a boy falling out of the sky,
Had somewhere to get to and sailed calmly on.

*
*
*

LA CADUTA DI ROMA

*

I moli sono assaltati dalle onde;
la pioggia in un campo solitario
sferza un vagone abbandonato;
affollano i banditi le montagne.

Fantastici si stendono gli abiti da sera;
agenti del fisco tallonano
evasori in fuga per gli scarichi
di città di provincia.

Privati riti magici spediscono
le prostitute sacre a dormire;
ogni uomo di lettere ha il proprio
amico immaginario.

Qualche Catone cerebrotonico
esalterà le antiche discipline,
ma i Marines guizzanti di muscoli
si ammutinano per il rancio e per la paga.

Il letto a due piazze di Cesare è caldo
mentre un burocrate minore
scrive ODIO IL MIO LAVORO
su un documento rosa.

Sprovvisti di denaro e di pietà,
uccelletti dalle zampe rosse siedono
sulle proprie uova maculate
e osservano ogni città appestata.

Altrove, all’unisono, vaste
mandrie di renne attraversano
miglia e miglia di muschio dorato
silenziose e molto in fretta.

*
*

THE FALL OF ROME

*

The piers are pummelled by the waves;
In a lonely field the rain
Lashes an abandoned train;
Outlaws fill the mountain caves.

Fantastic grow the evening gowns;
Agents of the Fisc pursue
Absconding tax-defaulters through
The sewers of provincial towns.

Private rites of magic send
The temple prostitutes to sleep;
All the literati keep
An imaginary friend.

Cerebrotonic Cato may
Extol the Ancient Disciplines,
But the muscle-bound Marines
Mutiny for food and pay.

Caesar’s double-bed is warm
As an unimportant clerk
Writes I DO NOT LIKE MY WORK
On a pink official form.

Unendowed with wealth or pity,
Little birds with scarlet legs,
Sitting on their speckled eggs,
Eye each flu-infected city.

Altogether elsewhere, vast
Herds of reindeer move across
Miles and miles of golden moss,
Silently and very fast.

*
*
*

PAYSAGE MORALISÉ

*


Avuta notizia di raccolti che marcivano nelle valli,
intravedendo alla fine della strada le aride montagne,
giungendo scafi concavi sull’acqua,
e sapendoli affondati una volta direttisi alle isole,
onoriamo i fondatori di queste affamate città
il cui onore è figura del nostro dolore,

che non può vedere la propria somiglianza a quel dolore
che li ha portati disperati sull’orlo delle valli;
sognando passeggiate note nelle sere in città,
spinsero i propri violenti destrieri sulle montagne,
per quei campi come navi in naufragio su isole,
apparizioni verdi per loro che chiedevano acqua.

Edificarono presso fiumi, e di notte l’acqua
scorrendo vicino alle finestre alleviò il loro dolore;
ciascuno nel proprio letto sognava isole
dove ogni giorno si danzasse per valli
e tutti gli alberi sbocciassero sulle montagne,
dove l’amore fosse innocente, lontano dalle città.

Ma tornava l’alba, ed erano ancora in città;
nessuna creatura meravigliosa era sorta dalle acque;
c’erano ancora oro e argento sulle montagne
ma la fame era un più immediato dolore.
Benché a paesani sviliti nelle valli
qualche viandante descrivesse isole…

“Gli dei” giurarono “vengono a noi da isole,
ci seguono, amorevoli, attenti, per le città;
ora è tempo di lasciare le nostre tristi valli
e navigare con loro sul verdeazzurro delle acque,
sedendo al loro lucente fianco, scordare il nostro dolore,
le ombre affollano le nostre vite presso le montagne”.

Molti, dubbiosi, perirono sulle montagne,
arrampicandosi sulle cime per vedere le isole,
molti, impauriti, portarono con sé il proprio dolore
che era con loro quando raggiunsero infelici città,
molti, incuranti, si immersero e annegarono in acqua,
molti, abbattuti, non lasciarono le proprie valli.

Questo è il nostro dolore. Avrà fine? Allora l’acqua
Scorrerà, spazzerà, verdeggerà queste montagne e queste valli,
e noi ricostruiremo le nostre città, e potremo scordare le isole.

*
*

PAYSAGE MORALISÉ

*

Hearing of harvests rotting in the valleys,
Seeing at end of street the barren mountains,
Round corners coming suddenly on water,
Knowing them shipwrecked who were launched for islands,
We honour founders of these starving cities
Whose honour is the image of our sorrow,

Which cannot see its likeness in their sorrow
That brought them desperate to the brink of valleys;
Dreaming of evening walks through learned cities
They reined their violent horses on the mountains,
Those fields like ships to castaways on islands,
Visions of green to them who craved for water.

They built by rivers and at night the water
Running past windows comforted their sorrow;
Each in his little bed conceived of islands
Where every day was dancing in the valleys
And all the green trees blossomed on the mountains
Where love was innocent, being far from cities.

But dawn came back and they were still in cities;
No marvellous creature rose up from the water;
There was still gold and silver in the mountains
But hunger was a more immediate sorrow,
Although to moping villagers in valleys
Some waving pilgrims were describing islands …

“The gods,” they promised, “visit us from islands,
Are stalking, head-up, lovely, through our cities;
Now is the time to leave your wretched valleys
And sail with them across the lime-green water,
Sitting at their white sides, forget your sorrow,
The shadow cast across your lives by mountains.”

So many, doubtful, perished in the mountains,
Climbing up crags to get a view of islands,
So many, fearful, took with them their sorrow
Which stayed them when they reached unhappy cities,
So many, careless, dived and drowned in water,
So many, wretched, would not leave their valleys.

It is our sorrow. Shall it melt? Ah, water
Would gush, flush, green these mountains and these valleys,
And we rebuild our cities, not dream of islands.

 

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