inediti

Philip Larkin, Cinque poesie

03

Traduzione di Marco Malvestio

*

Reti

*

I pascoli più vasti hanno steccati elettrici:
anche se il vecchio bestiame sa di non doversi allontanare
i manzi più giovani cercano sempre acqua più pura
non qui, ma dappertutto. L’oltre le reti li porta

a sbattere contro le reti, la cui violenza
spacca loro i muscoli, e non offre tregua.
I manzi più giovani sono vecchio bestiame da allora,
limiti elettrici ai loro istinti più vasti.

*
*

Wires

*

The widest prairies have electric fences,
For though old cattle know they must not stray
Young steers are always scenting purer water
Not here but anywhere. Beyond the wires

Leads them to blunder up against the wires
Whose muscle-shredding violence gives no quarter.
Young steers become old cattle from that day,
Electric limits to their widest senses.

*
*
*

Alte finestre

*

Quando vedo una coppia di ragazzi,
e immagino che lui se la scopi, che lei
prenda pillole o indossi il diaframma,
allora so che quello è il paradiso

che ogni vecchio ha sognato una vita –
legami e riti buttati da una parte
come una vecchia mietitrebbiatrice,
e i giovani che scivolano verso

la felicità, in eterno. Mi chiedo
se quaranta anni fa qualcuno mi abbia
guardato pensando “Quella si che è vita,
nessun Dio, nessuna oscurità sudata

sull’inferno o simili, nessun nascondere
la propria opinione sul prete.
Lui e i suoi scivoleranno liberi
come uccelli del cazzo”. E all’improvviso

invece delle parole arriva l’immagine
di alte finestre: il vetro
che cattura il sole, ed oltre a quello
l’azzurra intensità dell’aria, che non mostra
nulla, e non è in nessun punto,
ed è infinita.

*
*

High Windows

*

When I see a couple of kids
And guess he’s fucking her and she’s
Taking pills or wearing a diaphragm,
I know this is paradise

Everyone old has dreamed of all their lives—
Bonds and gestures pushed to one side
Like an outdated combine harvester,
And everyone young going down the long slide

To happiness, endlessly. I wonder if
Anyone looked at me, forty years back,
And thought, That’ll be the life;
No God any more, or sweating in the dark

About hell and that, or having to hide
What you think of the priest. He
And his lot will all go down the long slide
Like free bloody birds. And immediately

Rather than words comes the thought of high windows:
The sun-comprehending glass,
And beyond it, the deep blue air, that shows
Nothing, and is nowhere, and is endless.

*
*
*

La casa è così triste

*

La casa è così triste. Se ne sta
come l’hanno lasciata, ordinata
per l’agio degli ultimi ad andarsene
come per riconquistarli. Invece,
priva di qualcuno a cui piacere,
appassisce, non avendo cuore
di dimenticare il furto e di voltarsi
verso com’era all’inizio, un’occhiata
gioiosa a come le cose
avrebbero potuto essere, speranze
a lungo disattese. Potete
vedere com’era. Guardate
i quadri e le posate. Gli spartiti
sullo sgabello del piano. Quel vaso.

*
*

Home is So Sad

*

Home is so sad. It stays as it was left,
Shaped to the comfort of the last to go
As if to win them back. Instead, bereft
Of anyone to please, it withers so,
Having no heart to put aside the theft

And turn again to what it started as,
A joyous shot at how things ought to be,
Long fallen wide. You can see how it was:
Look at the pictures and the cutlery.
The music in the piano stool. That vase.

*
*
*

Parlare a letto

*

Niente dovrebbe essere più facile
di parlare a letto, è una consuetudine
antica stare lì sdraiati insieme,
l’immagine di due persone reciprocamente oneste.

Eppure sempre più tempo passa in silenzio.
Fuori, l’ansioso agitarsi del vento
raggruppa e disperde nuvole in cielo,

e affollano città scure l’orizzonte.
A nessuna di queste cose importa di noi.
Niente ci mostra perché da questa
insuperabile distanza dalla solitudine

sia invece sempre più difficile trovare
parole, per una volta, vere e gentili,
o almeno non false e non meschine.

*
*

Talking in Bed

*

Talking in bed ought to be easiest,
Lying together there goes back so far,
An emblem of two people being honest.

Yet more and more time passes silently.
Outside, the wind’s incomplete unrest
Builds and disperses clouds about the sky,

And dark towns heap up on the horizon.
None of this cares for us. Nothing shows why
At this unique distance from isolation

It becomes still more difficult to find
Words at once true and kind,
Or not untrue and not unkind.

*
*
*

Mr Bleaney

*

«Questa era la sua stanza. C’è rimasto
mentre lavorava ai Bodies, finché
non l’hanno trasferito». Di una spanna
le tende pendono sotto il davanzale,

alla finestra della terra sporca
di erbacce e di immondizia. «Si era preso
cura del mio giardino così bene».
Il letto, una sedia, i sessanta watt,

nessun appendiabiti né spazio
per libri o bagagli. «La prendo». E mi ritrovo
a sdraiarmi dove si sdraiava lui, a spegnere
i mozziconi nello stesso posacenere, e provo

a soffocare con tappi per le orecchie
il ronzio della radio che lui
l’aveva convinta a comprare. So
le sue abitudini, gli orari, le salse

che preferiva, il vizio del gioco –
anche di più: la gente di Frinton
da cui passava le vacanze estive,
ed il natale da sua sorella a Stoke.

Ma se stesse a guardare il vento gelido
scarmigliare le nuvole, sul vecchio materasso
a dirsi che in fondo era a casa, a fare
finta di niente, senza liberarsi

del timore che il modo in cui viviamo
ci misuri, che non avere, alla sua età,
altro che una scatola in affitto
assicuri che non seguirà niente di meglio, non lo so.

*
*

Mr Bleaney

*

‘This was Mr Bleaney’s room. He stayed
The whole time he was at the Bodies, till
They moved him.’ Flowered curtains, thin and frayed,
Fall to within five inches of the sill,

Whose window shows a strip of building land,
Tussocky, littered. ‘Mr Bleaney took
My bit of garden properly in hand.’
Bed, upright chair, sixty-watt bulb, no hook

Behind the door, no room for books or bags –
‘I’ll take it.’ So it happens that I lie
Where Mr Bleaney lay, and stub my fags
On the same saucer-souvenir, and try

Stuffing my ears with cotton-wool, to drown
The jabbering set he egged her on to buy.
I know his habits — what time he came down,
His preference for sauce to gravy, why

He kept on plugging at the four aways –
Likewise their yearly frame: the Frinton folk
Who put him up for summer holidays,
And Christmas at his sister’s house in Stoke.

But if he stood and watched the frigid wind
Tousling the clouds, lay on the fusty bed
Telling himself that this was home, and grinned,
And shivered, without shaking off the dread

That how we live measures our own nature,
And at his age having no more to show
Than one hired box should make him pretty sure
He warranted no better, I don’t know.

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