Gherardo Bortolotti, Tecniche di basso livello

Bruce Nauman - Human Need Desire

Da “Tecniche di basso livello”, Lavieri Edizioni, Sant’Angelo in Formis (CE) 2009. Ringraziamo l’autore per la concessione.

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19. Abituati al ruolo di comparsa, seguivamo lo svolgersi degli eventi in attesa della fine della puntata. Cercavamo di darci conto di particolari irrilevanti, di analogie casuali tra vicende di secondo piano in cui credevamo di trovare il significato delle cose. Alcuni nodi venivano al pettine. La trama, tuttavia, procedeva, si infittiva, perdeva coerenza ed organicità.

20. Attraversato da immagini e coiti di diverso grado di oscenità e perversione, bgmole affrontava le successive primavere, sospirando alle fermate degli autobus. La probabilità di esaurire gli ingenti desideri carnali, appresi dalla filiera della pornografia e dalle campagne pubblicitarie dei gelati e della biancheria intima, rimaneva costante nel suo valore nullo. I corpi di donna che incrociava, per strada, pulsavano di intimità altrui ma sempre più vicine.

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72. Avventurati in labirinti di piccole dimensioni, di piccole deviazioni, avevamo smarrito il nostro codice utente, la parola chiave per accedere alle regioni più dignitose della nostra persona. Lunghe notti trascorrevano sulla nostra incoscienza, sulle poche fortune che avevamo mentre, in tangenziale, echeggiavano lontani i rumori d’automobili.

73. Mentre, al di sopra delle nostre interpretazioni incongruenti, alcune questioni economiche di larga scala rimanevano ignote alle masse, uscivamo in serate infrasettimanali, trovandoci tra amici a fare qualche punto della situazione, a collaborare nella stesura di una qualche morale. Era usuale che le nostre conversazioni si perdessero in regioni di frasi generiche, schemi ipotetici, espressioni approssimative dello stato delle cose e ripiegassero, dopo una breve pausa, verso ricordi condivisi, citazioni televisive, giudizi di gusto sulle ultime proposte dell’industria musicale e cinematografica.

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171. E a volte, riascoltando Low, venivamo attraversati da una nostalgia estranea, feroce, disperata.

172. Riponendo nel cassetto la biancheria della compagna, hapax si distraeva per un attimo nel profumo conosciuto dei suoi indumenti. Nonostante la sera, nonostante gennaio, sentiva una qualche trama fine e solidissima che attraversava la stanza, l’appartamento. Accanto al timore per la scadenza del contratto, accanto al naturale dolore di chi è vivo, disponeva la reliquia di questo altro corpo, di questo altro sguardo che conosceva le sue cose.

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37. A fronte della presenza di una canzone, abdicavamo in favore delle associazioni emotive più seducenti, dei correlativi oggettivi che occupavano i nostri cuori. Ci affidavamo a giri di chitarra per ribadire alcuni patti con la mancanza, con il rimpianto, fondati nelle mezz’ore più eroiche della nostra giovinezza, chiusi in camera, con lo stereo acceso.

38. Nei tempi morti del suo impiego, nelle pause caffè fuori dalla storia, kinch studiava le piccole crepe nei muri, il muschio sui davanzali, i fili d’erba che spuntavano dall’asfalto del parcheggio. Nonostante una specie di meschino sottinteso ritornasse nei particolari dell’atrio, nelle ombre senza senso dei battiscopa, non riusciva a capire di cosa si trattasse e continuava a fumare.

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225. Tornavamo a domandarci quale fosse l’effettivo valore dei nostri rimorsi, delle conclusioni che avevamo raggiunto circa gli sbagli che avevamo commesso, come se fosse possibile invertire l’ordine termodinamico, ricomporre l’entropia dei nostri giorni, e riparare il male che avevamo fatto. Ci accorgevamo, d’altra parte, di quanto fosse scarso il nostro raggio d’azione, di quanta solitudine pativano quelli che ci stavano vicini. Oltre gli specchi dei loro occhi, sapevamo che si estendevano ampie sale di ricordi dolorosi, di errori irreparabili, di espressioni d’amore che non erano state comprese – tanto meno corrisposte.

226. Il sabato pomeriggio, implicata in qualche vicenda collettiva, eve faceva shopping. Un sistema generale di mode e di gusti la guidava, tra i maglioni e la biancheria intima, nelle regioni della merce. In alcuni punti, vicino ai camerini, rinveniva i ruderi di qualche desiderio d’infanzia, di un ricordo di sua nonna.

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