inediti

Alessandro Perrone, Le case sconsacrate

**
*

Le parti s’ignorano, non c’è intesa né scontro.
Ma una vita mia diviene impraticabile.
Se non c’è vita dopo la morte

questo tuo corpo è una casa sconsacrata,
come le altre.
Riecheggia di risa e motivi che non raggiungo
o in cui non mi confondo, senza uggiolii di porte
ad accogliere questo mio corpo nudo che ci soddisfa,
cosa tra cose, meno ferma.
Quando non mimiamo la riproduzione
parliamo da cosa a cosa,
fermi tra cose che non si muovono come noi dal letto.
Ridiamo fiato a bocche stanche di gemere e di temere
a far passare il tempo
e a mangiare, a sbadigliare
sino al frigo, sino al sonno eterno.

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*

Provi il silenzio analgesico adesso,
ordinato, eremitico, che sa di sale nell’acqua, si spera,
piantato in terra, in fondo, che non ne viene niente.
Ma neppure a parlarne, ormai sono stanca di sviscerare
ragionarci su, punto. Andare avanti, punto.
Provi la tv per riprenderti un attimo, dopo lavoro, dov’era la cena,
il dopocena. Cerco d’immaginarti ragazza.
Sigaretta in bagno e quaderno tra le nuvole, tutto serio però,
tutta felice poi, farsi grandi insieme in chissà che fiume in piena
eri, se ti conosco, se vorrai parlarmene, intanto preferisco girarci
intorno i nuovi amici, i primi passi, piano piano ma già un ecosistema
************************************************************PP**[levigatissimo
la tavolata di parenti, la tovaglia grande
il lenzuolo sereno disteso sorriso, non oso
immaginarlo. Il nido contorto, le lenzuola sbiancate,
piano piano. Cascata imbattuttasi nella diga
si ruzzola in deserto per le scale
e un ronzio attorno alla maniglia
s’assorda senza aprirla, ultimamente.

Però possiamo stare al telefono finché non vai a letto, se non hai da fare
posso ancora farti ridere fino al sonno
poi dormi bene, e ci sentiamo con calma,
non solo tu, asclepiade, la conosci? Dormi bene.

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alla mia nonna,
levigatissima sfinge

*

Nonna, spegni e insegnami
a sapere il tempo, a esserne il corpo istintivo
che a tutto soggiace;
spesso, imbarazzata e controllatissima
nel linguaggio – tu ti vergogni in mia presenza perché non sai bene
***********************************************************************[l’italiano
e io cosa rappresento, cosa smentisco, cosa ti rivelo
-mi guardi tra le bottiglie e dopo il mio piatto-
ogni volta che ceno con te fatico ad alzare gli occhi dal piatto
ti evito, non sono in grado di reggere il tuo sguardo
padrone e corpo del tempo,
-tu che non sai molto perché non c’è molto da sapere-
se concentro tutto me stesso a studiarti
non ti ho presente
sono un bambino che non capisce il sorriso
troglodita primitivo che non può cogliere
la perfezione la necessaria riconciliante curva dei tuoi gesti
nei momenti atemporali
e di ogni gesto trasmesso a mia madre,
i suoi compiti di perfezione che mi spaventano
mai pienamente controllate e mortificate sul nascere
reminiscenze,
trasmesse poi a ogni selezionatissima donna
in cui ti cerco, voi che siete il meglio dell’umanità per sempre,
cos’hai di diverso dai vecchi del circolo che vivono e muoiono e sberciano
voi che siete tutti morti
e tu sei ancora qui a impedire la mia integrazione nel mondo, ma
l’importanza di sbarazzarci di te, di negarti e sottometterti
la sfaldi.

O prima ti prego, prima di morire, ora che poco tempo ti manca
spegni quella televisione e insegnami,
ora che sei ripulita dall’odio e dai pregiudizi e dal desiderio, dai pregiudizi
********************************************************************[del desiderio,
che ti accodi in modo diverso,
ora che odi in modo diverso, e provi a desiderare nel mio maturare

sono già tutti morti ma so che
in te non è solo il corpo a resistere, sta resistendo
e non dici nulla,
a cosa ti leghi, cosa sprechi,
e tu non capisci cosa voglio, cosa cerco
istintiva introvabile inevitabile boh dell’uomo
mi sorridevi tra le labbra di mia madre
che mi saluta e baciava da parte tua e di tua madre e di sua madre che
************************************************************[siete tutte vive e vivi
in ogni momento insieme
dimmi
cosa difendi e in che modo ti difendi,
ora che sei vecchia e ti metto da parte, e
non ti va di dirci più nulla
non lasciarmi ai documentari che riempiono e non dicono nulla,
imprimiti negli occhi, nella memoria che sta rifiutando tutto tu resta,
rallentati nei momenti pieni
fa che un giorno possa coglierti e salvarti
nella curva di un’altra persona
che sbaglia e diventa perfetta posticcia, precoce tardiva impossibile da
********************************************************[amare e da lasciare, da
uccidere: nel suo errore di sistema incompreso, non colto
io ho preso parte a un nome e a tutte le voci che ridono
-l’ho amata tanto-

fatti da parte, non salutarmi, muori in silenzio senza sprecare fiato, non lo
****************************************************************************[faresti
non ascoltarmi, non avere pazienza, resisti, vattene sobria, degna, sola

non far del male a mia madre: lasciaci un bacio.

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