• La lingua «ancora inesistente». Un dialogo sulla poesia con Gian Maria Annovi – di Martina Mileto

    MM: Buongiorno Gian Maria, e grazie per la possibilità di questo dialogo. La prima domanda che vorrei farti si lega al tuo percorso come poeta. Mi chiedevo se ti andasse di tirare un po’ il filo della tua «appartenenza poetica», per così dire. In un’intervista con Laura Pugno (1) parlavi… Continua⇢

    La lingua «ancora inesistente». Un dialogo sulla poesia con Gian Maria Annovi – di Martina Mileto
  • Michael Longley, Monologhi a Mayo – traduzione di Dario Gattiglia

    Per il maestro Seamus Heaney un «guardiano» e un «custode» dei classici (intesi anche come materia scolastica), Michael Longley è rimasto fedele alle radici irlandesi col rimanere sulla soglia di più mondi. Nato nel 1939 a Belfast da genitori inglesi, Longley, sostenitore fermo di un accordo tra monarchia e repubblica,… Continua⇢

    Michael Longley, Monologhi a Mayo – traduzione di Dario Gattiglia
  • Moya Cannon – Traduzioni di Francesca Parlapiano

    La lirica di Moya Cannon (1956, Dunfanaghy, Co. Donegal) ha il potere di sintetizzare l’esistenza nei dettagli più trascurabili. Le sue poesie tematizzano i rapporti che l’essere umano intreccia con i suoi simili, con la natura, con la propria storia e con lo spazio che lo circonda, ma restano sempre… Continua⇢

    Moya Cannon – Traduzioni di Francesca Parlapiano
  • Sì di Alessandro Broggi – di Gian Luca Picconi

    1. Si potrebbe sostenere che tutta l’opera di Broggi costituisca in fin dei conti un tentativo di interrogazione di un problema fondamentale, il problema dell’enunciazione letteraria. Ma perché questa centralità dell’enunciazione nel progetto di scrittura e anzi di autorialità di Broggi? Si prenda una quartina della sezione «A fondo perduto»… Continua⇢

    Sì di Alessandro Broggi – di Gian Luca Picconi
  • Anteprima da Curênt – Davide Romagnoli

    L’è staj forsi tütt dumà un giögh, ‘me quej passâ:al specc, spetatur e prim prutagunista, perla gent che la ghera nò e la te guardava nudân’i to gest faj de par ti, in silensi, a cà tua. L’esèrcit d’i cart e liber cui sò mantell de pulversdraiâ ferma cui jeans… Continua⇢

    Anteprima da Curênt – Davide Romagnoli
  • Andrej Volos – Traduzioni di Caterina Re

    Andrej Volos nasce nel 1955 nella Repubblica Socialista Sovietica del Tajikistan, a Stalinabad (oggi Dušanbe). Autore di diverse opere in lingua russa, in Alfavita. Il libro delle corrispondenze (2007) dà vita a una classificazione di oggetti, gruppi umani, tecniche e personaggi, catalogati in ordine alfabetico. Come in una sorta di… Continua⇢

    Andrej Volos – Traduzioni di Caterina Re
  • Bernardo Pacini – da Ipotesi sul mio disfacimento

    Ogni tanto, quando scrivo “quantomeno” mi esce “quantomento”. E questo accade spesso a meno che non faccia più attenzione. È un refuso acquisito con l’esperienza un tic tenace in cui sembro al sicuro. Spero che scriverlo mi aiuti quantomento a capire quanto mento quando scrivo agli amici che tra scrivere… Continua⇢

    Bernardo Pacini – da Ipotesi sul mio disfacimento
  • Reperti Archeologici 5 – Armitage (Eschilo, Tiziano, Anonimo, Auden, Kane) – A cura di Dario Gattiglia

    L’ultimo reperto copre, allo stesso tempo, un quarto di secolo e due millenni e mezzo di lavoro. Simon Armitage (1963), nella sua odissea dallo Yorkshire proletario ai vertici delle istituzioni letterarie britanniche fino al mascherone un po’ ingombrante di Poeta Laureato, si è specializzato in adattamenti, riscritture e deviazioni. Oltre… Continua⇢

    Reperti Archeologici 5 – Armitage (Eschilo, Tiziano, Anonimo, Auden, Kane) – A cura di Dario Gattiglia
  • Il pubblico della poesia 2.0 – 3. Il masochismo del lettore

    Con la rubrica Il pubblico della poesia 2.0 vogliamo cercare di rispondere alla domanda: che cos’è la poesia per chi è esterno alla bolla di chi scrive, legge e studia poesia? Attraverso una serie di interviste che hanno coinvolto ragazzi e ragazze tra i venti e i trent’anni, abbiamo cercato… Continua⇢

    Il pubblico della poesia 2.0 – 3. Il masochismo del lettore