Esce in questi giorni nella collana Apnea delle edizioni Mar dei Sargassi Ovologio, il nuovo libro di Luigi Riccio. Ne pubblichiamo una scelta di testi in anteprima.


C’è una volontà di lettera maiuscola, un disciogliere il quanto

che dal midollo i canali di vetro fulmina (segue

il colpo del cristallo liquido dunque la bocca

bianca. Poi il punto di farina. Il salto).

                                                                  Cosa

cerchi? È gonfia di acqua la tua lingua salata,

la tua vena

cobalto, la tua corteccia. Il tuo tratto scorre.




A fuggire il difetto della gravità, scivola

il risultato, già dice un destino (e se Tu

leggessi il cielo dei sussidiari, a penna blu gratteresti

dal calendario dei bimbi una sfera di guscio).

Per logica

addizione la voce

che si ricambia non può tornare avanti.




Ex Ovo I

Relittano molto oltre i loro coleotteri certi alberi e pure tutto

tende alla forma del granchio, a un certo punto. C’è una

violenza

in chi fondava città e nel carapace

rigonfio dei nomi: tutti

si somiglieranno in somma. Dopo le feste, rimasti.




Tamagotchi II


finché è nutrito tutto

scatola nera, uovo

con dentro polpa di riccio

il laccio ti lega i polsi

allo schermo

– Laura Pugno, il colore oro


Mangia che coi tuoi rotolamenti cresci di

miele piccino tantissimo e di confetti per natale

replicheremo la loro infinità binaria fino a esaurimento

ciano e magenta fino a cambi di programmazione e tavola

fino a svuotamento posti a benedizione di un mattino

parlante fino a pentirci dei nostri intestini di zucchero.

Nelle foto saresti stato magrissimo.




Ex Ovo II

(Ti racconto il sogno di te perché contiene tue parti: avevo

possesso e perdita di queste e non un nome riconoscibile ma

un nome per quelle strade aliene, separati

dopo la cosa, ecco.

                                    Dormire

nei vestiti degli altri, con gli insetti degli altri, accolto

da qualche parte, dovunque, in una luce mangiare, strana,

posposta. Eccoci)




Tamagotchi VIII

Mentre assaggi il sapore sbagliato di quegli agrumi ti faranno male

i denti dappertutto o i nemici. Prima di sera li avrai come un premio

seminati ma di sopra ma da uno squittio fortissimo

ma dall’apertura dei cancelli saranno per il loro suono

riconosciuto per il loro colore stati. Quanto sarà difficile

aver fatto un segno e quanta paura fa

l’esatto. Facciamo che eri un giro di nomi e giorni.




Leggiamo come mangiando da una sola zucca

in cerchio i tarocchi; la promessa di un corpo

alleato se la faremo. Quest’estate per terra

un fango denso ci ha tolto

gli appunti, e le cimici fanno i bunker

dappertutto: una casa nuova

cercasi, dunque. Fuori – di chi

indossava le nostre tute – dell’addome

e le spalle avanzano i tagli, hanno fatto acido.

Chiami:

               ci sono stati gli anatroccoli.


Di quanti santi ha bisogno un abitacolo,

e un museo del caldo, di quanta fretta.




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L’immagine in evidenza è di Federico Ambrosini.

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