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EDITORIALE: Lirica e ricostruzione

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formavera va in vacanza, per ripartire a settembre con un nuovo ciclo e alcune novità nel gruppo redazionale. Durante la pausa estiva pubblicheremo alcuni degli editoriali che hanno accompagnato e scandito il nostro percorso, dall’inizio fino ad oggi.
Questo editoriale è stato pubblicato la prima volta nel gennaio 2014.

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di Alessandro Perrone e Marco Villa

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Cerchiamo una poesia che sappia parlare del nostro tempo e che ne sia all’altezza. E se il regime monadico tuttora imperante basta a rendere vuota e ormai comica qualsiasi rivendicazione collettiva che passi attraverso un noi ingenuo e a-problematico (tanto vago quanto falso), un centro lirico diventa allora il filtro ineludibile fra gli eventi esterni e la poesia, fra il transitorio e l’essenziale (per citare Montale via Baudelaire).

Questa posizione, fondata non su un a priori ideologico e/o di poetica, ma sulla realtà storica di cui chiunque fa quotidianamente esperienza, resta lontana da qualsiasi supervalutazione dell’io: non ignora i mutamenti intervenuti a destabilizzare ogni pretesa di soggettività salda, ma nemmeno  accoglie la rinuncia (o peggio la pregiudiziale cancellazione) ad un punto di accentramento in grado di gestire i materiali storici restituendone attraverso la propria lingua l’individuale – senz’altro limitata e provvisoria – interpretazione.

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EDITORIALE: Nuove misure per un grande stile

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formavera va in vacanza, per ripartire a settembre con un nuovo ciclo e alcune novità nel gruppo redazionale. Durante la pausa estiva pubblicheremo alcuni degli editoriali che hanno accompagnato e scandito il nostro percorso, dall’inizio fino ad oggi.
Questo editoriale è stato pubblicato la prima volta nel settembre 2013.

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di Simone Burratti

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Scegliere di mantenere una postura rigorosamente tragica, ostinarsi a inseguire ancora oggi, nei pochi modi possibili, quel grande stile che ha caratterizzato la maggiore poesia italiana del Novecento, e del quale sempre più viene messa in discussione l’affidabilità delle fondamenta, sembrerà a molti una presa di posizione epigonica e inutile, quando non addirittura reazionaria; ma, per molti altri, tra le cui schiere crediamo di porci, quella stessa scelta rappresenterà un tentativo di resistenza contro il mondo, un’alternativa anti-mimetica paziente e proiettiva; e anche, in modo più concreto, l’unico tono ammissibile per una vera traduzione dell’esistenza – esistenza che rimane, pur nella sua irrilevanza storica e sociale, essenzialmente e doverosamente alta e tragica.

E se  l’ostinazione, se la tradizione non basterà, questa volta, a giustificare se stessa e farsi carico da sola di una contemporaneità che, quando non la rigetti del tutto, la riduce a mera variabile o minima componente di un episteme definitivamente più complesso, lo sforzo di adattamento dovrà forse andare nella direzione di un’attenta e regolare consecutio temporum, e cioè registrando frammentazioni e fratture, ma al tempo stesso  resistendo a una dispersione anarchica. Continua a leggere “EDITORIALE: Nuove misure per un grande stile”

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A km0. Incontri di poesia

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