editi

Stephanos Papadopoulos, Il Mar Nero

IZMIR, TURKEY 22

da Questi erano i nostri fragili eroi, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2011, pubblicato in collaborazione con il Festival Babel. Traduzione di Matteo Campagnoli.

*

Melanthe parla a Dio

                        Samsun, Turchia, 1918

Tutta notte il mare ondeggia come stagno battuto,
ex voto per la zona sulfurea, morta e indifferente
come le stelle troppo fini e il cielo muto.
Un desiderio espresso per qualcosa di cadente
s’inabissa come piombo; è questo che penso,
ho fatto i miei voti e portato sulle labbra
la pittura delle icone mentre il prete col suo incenso
intona che un lavacro in acqua santa sciacqua la menzogna.
La lingua degli uomini è così, tutta soluzioni.
Ho seppellito tre bambini nell’alba gelida ai bordi
di una strada, senza preghiere o abluzioni,
e impilato pietre per tenere sotto i loro corpi
e camminato in quel campo di grano tremulo –
le spighe sono croci di carta sopra un tumulo.

*
*

Melanthe Speaks to God

*

Samsun, Turkey, 1918

 * 

All night the sea flutters like tin,
ex-voto for the sulfurous zone, dead
as the mute black sky and the stars too thin.
A wish on something falling sinks like lead;
that’s what I think, made my wishes
and wore the paint of icons on my lips.
The priest intones that he who washes
in the holy water is rid of lies.
That’s the language of men, full of solutions.
I buried three children in the cold dawn
by the roadside without prayer or ablutions
and heaped the stones to hold their bodies down
and kept walking through that field of stolen corn
whose husks are paper crosses on the cairn.

*
*
*

La puttana circassa racconta il suo sogno

Ero giù in città… quale? Non ce n’è un’altra.
C’erano luci sull’acqua e barche a remi
col luccichio delle lanterne che salpavano nel buio.
Bevevamo vino e le mie guance erano rosse
sotto le acacie, camminavamo mano nella mano.
Non era un marinaio qualunque, aveva i gradi,
e i baffi brillavano di cera d’api alla luce dei lampioni.
Dalla testa s’arricciava un’onda nera di capelli.
Le banconote gli rotolavano dalle tasche come musica,
una volta estratto il fermo d’oro, mi cadevano addosso,
pioggia dolce, con le sue dita più audaci e l’aroma
di fumo alla mela e gelsomino dalle imposte spalancate…
Oh, quelle mani non incallite dall’aratro!
Quegli occhi azzurri non oscurati dall’aver ucciso!

*
*

The Circassian Whore Recounts Her Dream

I was in the city…which? There is no other.
There were lights on the water and the little boats
twinkled with their lanterns setting out in the dark.
There was wine and my cheeks were candy red
under the acacia trees, we were walking hand in hand.
He was no common sailor, there were stripes on his shoulders
and his mustache gleamed with beeswax in the lamplight.
From his head curled a black breaking wave of hair.
The bank notes rolled from his pocket like music,
once that golden clip was pulled, they fell on me,
sweet rain, with his fingers growing bold and the scent
of apple smoke and jasmine from the open window…
O, those hands uncalloused by the dirty plow!
Those blue eyes undarkened by the killings!

*
*
*

I profughi

Lungo i sentieri verso i moli erosi
camminano in gruppi, gli occhi di bitume
nei cui riflessi opachi galleggia la luna,
ultima lampada dei re del Ponto, ultima luce
dei profughi prima che s’imbarchino,
prima che i remi fendano l’acqua adirata
e l’acqua si gonfi scalando le scalmiere
per riversarsi in sibili veloci lungo i fianchi.
Alcuni si dannano riempiendo i cappelli,
ridando l’acqua gelida al mare,
altri attendono a mani giunte, con occhi
che esiliano la luna e si esercitano nel buio
per l’ultimo sogno che straripa in silenzio
e il mare ricopre e poi scorda.

*
*

The Refugees

*  

The crowds walked down the paths
to broken piers, their eyes are tar
where the moon’s dull reflection rides,
last lamp of the Pontic kings, last light
for the refugees before they board
before the oars tear the upset water
and the water swells against the oarlocks
spilling in hissing streams along the side.
Some flail against it filling their hats
returning the cold water to the sea,
and others wait with folded hands, their eyes
shut out the moon and practice
a last dream that floods in silence
which the sea covers and forgets.

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