di wandering translators

Nella collana Adamàs curata da Tommaso di Dio, Vincenzo Frungillo e Ivan Schiavone per l’editore milanese La Vita Felice, è da poco uscito di notte splendono le navi (2025, or. nachts leuchten die schiffe, 2017), raccolta poetica di Nico Bleutge (Monaco di Baviera, 1972), che il collettivo wandering translators ha tradotto per la prima volta in italiano, introducendo così al pubblico una delle voci più significative della poesia contemporanea di lingua tedesca. 

Attraverso sinuosi esercizi di osservazione tra esterno e interno, la scrittura di Nico Bleutge trascende la tradizione della Naturlyrik ottocentesca, liberando il soggetto poetico, l’annoso chi scrive, dai confini della prospettiva individuale e diffondendolo tra le parole, i ritmi, i versi. Qui lo sguardo muta di percezione in percezione, transitando per diversi punti che esperiscono il paesaggio, da dentro e da fuori. In questa costante e fluida trasformazione, si sospende ogni differenza tra spazio umano e non-umano, tra natura e tecnica, tra presente e passato per “disegnare vie come aria nello spazio” (p. 9).

La raccolta si sviluppa lungo sette sezioni che a loro volta mutano in intenti e composizione. Il ciclo di notte splendono le navi apre il volume ed è l’esito di una residenza di Bleutge presso la Kulturakademie Tarabya di Istanbul (2013-2014). Il paesaggio del Bosforo, attraversato da petroliere e container, si sovrappone senza soluzione di continuità a ricordi d’infanzia e riferimenti intertestuali, dando forma a uno spazio complesso di acqua e terra, in cui organico e inorganico si mescolano in una vitalità persistente. scricchiolare bianco è invece un divertissement formale, irregolare, che dialoga con modelli della letteratura tedesca del primo Novecento. Con scambiarsi voce la raccolta introduce un intermezzo che ibrida osservazione del paesaggio esteriore e interiore e discorso intertestuale. L’apice si raggiunge con sabbia al vento, che sovverte la forma della corona di sonetti: i versi, come sospinti da raffiche, migrano da un testo all’altro fino a incontrarsi nella poesia finale. Nel ciclo con colpo di polmone e macchie nere Bleutge dialoga con Annette von Droste-Hülshoff, ampliandone e destrutturandone la Naturlyrik attraverso ritagli e collage. a spasso con grisù è un esercizio corale che intreccia la figura tragicomica del drago dei cartoni animati con la vita del compositore ottocentesco Friedrich Silcher. Chiude torre di gradazione, sintesi metapoetica dell’intera raccolta: l’immagine della struttura per l’estrazione del sale diventa espressione poetologica di un processo di distillazione, metamorfosi e sedimentazione della materia.

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Poesie scelte

dal ciclo: di notte splendono le navi

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ruotano i paesaggi, dai loro tracciati

nei pensieri le rotte di luce e ossigeno

ruotano le ombre sulla sabbia, veloce come brace

lungo cellule, i docks e le linee di fuga

ruotano, il ghiaccio e le profondità continentali

tutto lungo correnti, senza peso nei polmoni

affinità di forza e di un essere-racchiusi

familiarità di funi, più denso del quarzo

dove la deriva si lega alla polvere e le piante

disegnano sabbia nell’aria, luce diffusa, a strati

senza rumore, una baia dove approdare

e le recinzioni ruotano, il loro illuminare

ruotano le coste occidentali e i vagoni merci

i peaks e gli algodones, piega si posa su piega

esplorazione per uno sveglio osservare e nulla nasconde

che le tracce somigliano alle tracce e che i corpi

si dissolvono in niente, tornati in sé

come ruggine in vetro, come dietro la neve un viso

che non va perduto, e i cargo non caricano i loro

colpi e che si trovi un’eco di gelo, un volo

più veloce attraverso il fumo, lungo i confini, çukurca si apre

e cizre, gao si apre, sikasso, tamanrasset, ghat, dove corrono

i gerboa e le cave delle profondità, la via di terra orientale, dal verde

ladoga al mar bianco, vicino all’uranio, ai focolai

di sale e schiuma che sorgono, che poco a poco fissano le rotte

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die landschaften drehen, von ihren trassen

die routen aus licht und sauerstoff in gedanken

die strandschatten drehen, schnell wie glut

über zellen hinweg, die docks und die fluchtlinien

drehen, das eis und die kontinentalen tiefen

alles auf strom, ohne gewicht in den lungen

verwandtschaft von kraft und enthaltensein

nah mit den strängen vertraut, dichter als quarz

wo die drift sich mit staub verbindet und die pflanzen

sand in die luft zeichnen, streulicht, in schichten

ohne geräusch, eine bucht, wo man landen kann

und die zaunflächen drehen, ihr leuchten

die westküsten drehen und die güterwaggons

die peaks und die algodones, falte legt sich über falte

erkundung für waches schauen, und nichts verdeckt

daß die spuren den spuren gleichen und die körper

sich in nichts auflösen, zurück in sich selbst

wie rost in glas, wie hinter schnee ein gesicht

das nicht verloren geht, ohne daß die tanks ihr klopfen

einlagern und ein echo von frost zu finden ist, schneller

flug durch rauch, an den grenzen entlang, çukurca öffnet sich

und cizre, gao öffnet sich, sikasso, tamanrasset, ghat, wo die jerboas

laufen und die tiefenmulden, der östliche landweg, vom grünen

ladogasee bis zum weißen meer, nah am uranerz, den herden

von salz und gischt, die entstehen, langsam die routen fassen


dal ciclo: scambiarsi voce

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lentamente il pozzo notturno si apre

quasi che i capelli fossero acqua iodata

e questi stessi occhi un pezzo di cielo di marzo

dopo una scarica d’acqua in una luce

freddo-umida. anni come piccole mele verdi

e plantule della sensazione che si incapsulano,

cento cammelli, cento volte sonno bianco

cosa mi sta a guardare, non lo so

dire. antiqua. stretti zoccoli elettrici

l’orecchio segue ancora a lungo i fili

sotto la fontanella, fino alla nicchia

di tempo lamellato sottile. strie, tre fino a quattro

grilletti, piccole rughe a trafiggere

gli angoli della bocca, consumati dal bruciare

come se le misere arie urbane fiorissero

nel profumo di fiori adulterati, di squame carnose

dove posso appartenere a me stesso. notte è adesso e quiete

quando smetti di ricordare. pesanti

affondavano le parole nell’aria di neve.

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langsam öffnet sich der nächtliche schacht

als wären haare etwas wie jodwasser

und diese augen selbst ein stück märzhimmel

nach einer schütte regen im naßkühlen

licht. jahre wie kleine grüne äpfel

und die keimlinge des gefühls, die sich einkapseln

hundert kamele, hundert mal weißer schlaf

was mich anschaut, kann ich nicht weiter

sagen. antiqua, die schmalen hufe elektrisch

das ohr folgt noch lange den pfaden

unter die fontanelle, bis in die nischen

feinlamellierter zeit. striemen, drei bis vier

abzüge, mit winzigen fältchen durchstochen

die mundwinkel, vom sengen zerglüht

als würden die kargen stadtlüfte erblühen

im duft gestreckter blumen, fleischiger schuppen

wo ich mir selbst gehören darf. nacht ist und stille

wenn du aufhörst dich zu erinnern. schwer

sanken die worte in die schneeluft ein.

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dal ciclo: sabbia al vento 

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la foresta cresce ancora nel bambino

la seconda camera, colma di freddo

uno sciame di materia prima, sollevato

verso di lui non avanza né lampo né umidità

l’immagine dello stare svegli si trasforma

la pressione piana della voce: tieni

è sabbia al vento, contorni di calore, luce,

lo strato alzato per la corsa ora

un qualcosa tra polvere e colore

stabilizzato, e luminoso solo da questo lato

i margini, non mescolati, in sé

scambiati, dissolti in una traccia

che fissa chiara lo stato della realtà

nell’attimo prima che resti

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der wald wächst weiter in dem kind

die zweite kammer, angefüllt mit kälte

ein schwarm von grundstoff, hochgehoben

zu ihm dringt weder blitz noch feuchte vor

das bild des wachseins ändert sich

der flache druck der stimme: hält

ist flugsand, umrisse von wärme, licht

die schicht zum laufen angehoben jetzt

ein zwischending von staub und farbe

stabilisiert, und nur auf dieser seite hell

die ränder, nicht vermischt, in sich

gewechselt, aufgelöst in eine spur

die klar den stand der wirklichkeit fixiert

in dem moment, bevor sie bleibt

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echi di una traduzione collettiva

Cosa significa tradurre qualcuno per la prima volta nella propria lingua? Non ci sono appigli, pochi gli interlocutori. Bisognerà dare al verso una forma e un suono. Accompagnarlo lungo passaggi di stato, verso metamorfosi, intervenire quando è necessario. Sapere quando ritrarsi. È un lavoro di soglia, fatto di piccoli spostamenti e di equilibri provvisori.

Cosa accade quando il laboratorio è collettivo? Le trasformazioni si moltiplicano, gli stati si sovrappongono. L’intento individuale reagisce con altri intenti, la materia linguistica ritorna in circolo e bisognerà stare attente a stabilizzarla, prima che deperisca. Tradurre diventa allora una ricerca di nuove forme organiche: una pratica in cui si osserva, in tempo reale, se e come una materia può diventare condivisa.

Sin dalla prima lettura delle opere di Bleutge – era la fine del 2020, stavamo lavorando alla terza edizione di RadioPoesia1 e anche per noi i confini tra interno ed esterno si erano fatti labili – il testo già indicava la propria ratio: la metamorfosi, che per Nico Bleutge è un tema incarnato nella lingua. L’acqua diventa aria, ricade sulla terra, evapora e poi ricomincia il ciclo, questo lo abbiamo già imparato tanto tempo fa grazie a un sussidiario, osservando la brina del parabrezza che si scioglieva mentre andavamo a scuola d’inverno. 

Che ciò potesse accadere nelle maglie di un verso, interessando la costruzione delle frasi, le successioni acustiche e la struttura a inciampo dei significati con una disorientante fluidità, è stato una scoperta. O meglio, una riscoperta del fatto che le parole possono tornare a dire le cose. Nei nuovi spazi di significazione di processi naturali e mentali così dischiusi, i diversi strati di cui si compone la realtà fluiscono liberamente e si sovrappongono l’uno all’altro, anzi: l’uno diventa l’altro. 

Come restituire questi movimenti a qualcun altro, a chi non era presente nel nostro laboratorio, ma che sempre tenevamo a mente? Come farlo in un’altra lingua che non segue le regole del testo di partenza? Bisognerà violarne altre? Inventarne di nuove? E bisognerà farlo in tre, capendo quando rinunciare a una variante e quando è il momento di convincere, bisognerà imparare ad ascoltare. Orientarsi con l’orecchio, come un tempo, che è quel tempo del fuori-tempo-massimo da esperire mentre si è sia sul Bosforo che sul Reno, mentre Ginzberg convive con Droste-Hülshoff e da noi c’era anche Pivano, mentre l’acqua si coagula in sale.

La riproposizione di questa dimensione processuale associativa e metamorfica è stata una delle sfide maggiori di questa nostra traduzione, che ha richiesto un bilanciamento acrobatico tra suggestione lirica, tecnica linguistica e organizzazione logistica. Anzitutto per far spazio a lunghe sessioni, sia online che in presenza, delle tre voci che compongono il nostro collettivo, per darsi il tempo di esserci, di tentare e diventare qualcos’altro, una voce altra.

Come tutte le pratiche performative, nella nostra traduzione collettiva non c’è un unico metodo, ma un susseguirsi di processi, anch’essi tentati e verificati di volta in volta: in alcuni casi ci siamo divise i singoli componimenti, in altri le intere sezioni. La struttura però resta: realizzare una versione interlineare in cui il tracciato dell’originale sia ben visibile, così come i singoli processi che hanno portato a scegliere determinate varianti. E costruire un fitto apparato di note, dove depositare dubbi, strane occorrenze, commenti e piccole note di disperazione. Così ogni voce ripercorre ogni testo in una temporalità sfalsata, ma condivisa.

Da qui si apre il dibattito. Qui comincia il lavorìo.

Possono accadere tante cose. Può capitare, ad esempio, che dei versi si prestino particolarmente bene a essere tradotti, come se fossero stati già pensati in un sistema astratto, valido per tutte le lingue. Come nel caso di “la foresta cresce ancora nel bambino”, che traduce senza sforzo “der wald wächst weiter in dem kind” (pp. 58-59) e ne mantiene anche la struttura ritmica. Altre volte, il verso trattiene la propria origine con forza e richiede lunghe discussioni in cui si raggiungono vette di pura glossolalia, in cui tutte tentiamo varianti ad alta voce finché, spezzati i legami con qualsivoglia attività della ragione, la bocca procede più veloce della mente e dice la combinazione adatta, l’altravoce. Seguono sospiri di sollievo e silenzi.

Si procede così, interrogando a più riprese Bleutge stesso sui nodi più stretti delle sue parole e abbracciando la sua volontà di tenere insieme tutto, finché non si giunge a una versione più o meno finita. Lì comincia il bello. Appurato il livello semantico e sintattico del testo, l’esercizio cruciale dei nostri incontri è stato leggere ad alta voce. Che fossimo circondate dai gatti nel giardino della Kultur Factory o sul terrazzo del Literarisches Colloquium osservando i traghetti sul Wannsee, la lettura doveva scorrere fluida, guidata dal ritmo, soggetti ed enti delle poesie dovevano scivolare l’uno nell’altro senza ostacoli, passando tra stati, verso nuove metamorfosi.

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wandering translators

wandering translators è un collettivo di traduzione condivisa curato da Daniela Allocca, Rosa Coppola e Beatrice Occhini, formatesi nella germanistica italo-tedesca e attualmente attive nell’ambito della ricerca. Nato a Berlino nel 2009, il collettivo ha oggi il suo centro di attività a Napoli. Dal 2017 cura progetti transmediali e didattici per la diffusione della poesia contemporanea in traduzione, tra cui RadioPoesia, Poesia.Forma.Traduzione, tra.po.co. Ha collaborato, tra gli altri, con il Goethe-Institut di Napoli e con diversi Istituti italiani di cultura in Germania. Nel 2025 la rivista internazionale 20seconds ha dedicato un focus alla poetica di wandering translators nel numero The Archive. I progetti del collettivo hanno ottenuto numerosi finanziamenti internazionali, tra cui quello per le attività interculturali di Monaco di Baviera, la borsa di traduzione del programma TOLEDO, curato dal Deutsches Übersetzerfond in collaborazione con il Literarisches Colloquium Berlin e il finanziamento del Goethe-Institut per la traduzione della raccolta di Nico Bleutge.

wandering translators concepisce la traduzione come atto artistico condiviso e progressivo.

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Per scaricare il pdf clicca qui

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La foto è di Federico Ambrosini.


  1. Puoi ascoltare la puntata qui: RadioPoesia III Bleutge/D’Agostino:
     https://www.mixcloud.com/wanderingtranslators/radiopoesia-iii-nico-bleutgeazzurra-dagostino/.

    ↩︎

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