Da I

Durante la notte tra il venticinque
e il ventisei settembre millenovecentonovantasette io sognavo
che gli alieni avessero intenzione di bombardare la casa in una pioggia
di raggi laser e tutta la mia agilità e tutta la mia furbizia fossero
necessarie per sopravvivere a quella tragedia. Quando mia madre
mi strappò dalle lenzuola sapevo già come comportarmi per la fuga,
mentre la montagna ringhiava e la nonna urlava disperata e mia sorella
non diceva niente dalla paura. Perché due sono le strade di fronte alla paura,
perché sempre due sono le facce dell’ombra. C’era una zampa di ragno
lungo tutta la parete delle scale, c’erano i coppi che volavano via da soli
e si spaccavano a terra, c’erano le querce secolari che nonno e mio bisnonno e mio trisavolo
hanno visto intrecciarsi sempre più fino a farne una cosa sola che ora parlava
soffiata da un vento che non c’era. Perché del terremoto la violenza più grande
è dettata dall’assenza.



Da II

La guardavano male. Nessuno lì portava sciarpe, o almeno, negli anni
del dopo dittatura Ceaușescu le donne avevano solo colbacchi, collo alto e pelliccia.

All’aeroporto sbagliato di Bucarest, București in rumeno, mia madre aspettava
una macchina che non la stava aspettando, e ha avuto paura.

Era necessariamente l’anno più gelido degli ultimi ricordi, lo sarebbe stato comunque
per chi come noi non ha mai ascoltato storie di sangue gelato, e non poteva

uscire e poi rientrare, non poteva chiedere aiuto, non sa la lingua e poi
cosa chiedere, forse sono proprio le facce che incutono mutismo, dipingono fuggiaschi,

traditori, ladri – la provincia sempre presente, il diverso come mostro, il sospetto e di nuovo
la paura, la paura ti salva la vita, stai attenta – cercava un cenno, un sorriso, il nome Alina

nei lineamenti, nome comune, un numero di telefono fisso, di casa sua, forse, cerca
una cabina telefonica, ma prima: il cambio valuta, mille lei, cartaccia, che non vale niente,

aveva appena venticinque anni, e la fuga e la vita era un tutt’uno.

E se c’è una fuga, allora c’è un pericolo, e in un frammento Adorno scrive che la disciplina della circolazione non ha più bisogno di tener conto delle belve feroci, ma non si può dire che essa abbia pacificato la corsa. Il processo, infatti, è il seguente: talamo – corteccia – amigdala: l’informazione viene riconosciuta, segue la risposta. Esistono però paure più veloci del pensiero, ad esempio alcuni animali per ridurre lo stato di paura imparano a bere alcool.

Una scimmia alcolizzata, nel distretto di Mirzapur, in India, uccide una donna e ferisce 250 persone. Si chiama Kalua e sarebbe appartenuta a un occultista della zona che le avrebbe dato da bere solo alcool. Morto il padrone la scimmia avrebbe dunque iniziato ad avere crisi di astinenza, vagando per la città e attaccando. L’animale è stato poi catturato e trasportato allo zoo. Gli zoologi hanno scoperto che, oltre a essere alcolizzata, la scimmia si rifiutava anche di mangiare verdure. L’occultista potrebbe averle dato da mangiare carne di scimmia, il che spiegherebbe anche la sua aggressività verso i suoi simili. È stata isolata in una gabbia dove passerà il resto dei suoi giorni. In realtà, la funzione originaria, biologica, della paura non è quella di disorganizzare i comportamenti bensì il contrario, organizzarli in vista di una soluzione in sintonia con l’istinto di sopravvivenza. Esistono però paure controproducenti, come la paura di vivere e la paura di morire: il desiderio di non essere separati dalle cose e dalle persone che ci proteggono e il desiderio di essere indipendenti e potenti. Il conformista dunque o «catatonico minore», e il nevrotico.



da V

Per sottrarsi all’angoscia il fobico ricorre a stratagemmi basati ora sull’evitamento ora sulla rassicurazione. Le condotte fobiche hanno caratteristiche non dissimili dalle condotte superstiziose: evitare i malefici e ricorrere a rituali od oggetti evocatori di protezione. L’ansioso non ha invece un riferimento così preciso. Negli stati d’ansia somatizza la paura: palpitazioni, affanno respiratorio, costipazioni, mancanza di appetito, vomito, pallore, contrazioni muscolari, vertigini, emicrania, ecc. sintomi che col tempo possono mutarsi in disturbi psicosomatici cronici. La prima reazione di animale frustrato è in genere quella di tentare con maggiore slancio di raggiungere il proprio scopo. Ad esempio un pollo (gallus domesticus) affamato, cui si impedisce di raggiungere il cibo circondandolo con una rete di fil di ferro, tenterà con sforzi sempre più frenetici di superare lo sbarramento infilandosi tra le maglie della rete. A poco a poco, tuttavia, questo comportamento viene rimpiazzato da un altro. Quando non possono ottenere il cibo desiderato i piccioni (columbia livia) beccano ripetutamente il terreno, anche qualora sul terreno non si trovi alcun oggetto commestibile, a volte si danno ad un frenetico lisciamento delle penne. Agire insensato, frequente nelle situazioni che implichino frustrazione o conflitto, dalla scienza attività di sostituzione.

XIII

Come quasi tutti della mia generazione eravamo a guardare Tonio Cartonio,
mio padre in banca, qualcuno grida per i numeri impazziti, la borsa calava a picco,
poi a cena al Tarantino le stesse immagini tutto il giorno su tutti i televisori di tutti i locali.
Eravamo con Renzo e Adele, forse Ideale, non ricordo,
per me era bello stare insieme a commentare un evento storico, la mia storia.
Quella sera dovevamo festeggiare casa nuova, mio padre e i suoi amici, ci troviamo dal Tarantino,
la caduta delle torri solo come una veloce battuta, la dicono un cattivo segno, poi alzano i bicchieri,
commentano le immagini al televisore, c’erano dei poliziotti che correndo si tenevano le pistole
pronte sulla cintura, come se da quella nube di polvere potesse apparire il diavolo.

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Peppe va in Francia, sta a casa di gente di cui non avevo mai sentito parlare, Parigi
era qualcosa che eccitava ogni bambino delle campagne a cui raccontavi
dove stava tuo padre, speravi imparasse il francese ma niente, ritorna e basta.

Poi c’erano certe abitudini:
camomilla con tre bustine,
collutorio sale e limone,
decine di soluzioni Alpecin per i capelli,
rituali, bizzarrie, ne ridevamo, ora invece
provo pena,
                          penso alla fragilità,
alla sicurezza della sacralità, lo rivedo
dormire sul divano ancora vestito ad aspettarmi.

Certe storie non erano mai state chiare, ma tutto si rimuove,
come gnu, attraversato il fiume, svaniscono anche i coccodrilli,
avevo il sospetto di un rapporto mafioso, di una combriccola di commercianti
che si passano rifornitori, contatti, suggerimenti, mutuo soccorso, ma mai
il sonno della ragione. Ancora una volta, a spaventare è l’ignoto, l’imprevedibilità
del divenire a cui si contrappone la fuga ristoratrice nelle stereotipie, il rifugio
in atti eseguiti con pignola esattezza nelle identiche sequenze, ecco il controllo.

Mi invento, faccio finta di avere una malattia, uno sport per anni, di aver letto
centomila libri, scrivo una storia verosimile e ci credo. Resta l’ombra,
sbuca di colpo mentre cammini, una musica di pianoforte sentita una volta
nella colonna sonora di un film sul sogno infinito, mi sorprende
a guardarmi i piedi o gli sguardi per un attimo tristi di qualcuno, e così invento,
geometricamente organizzo le fila, incasello la riga, creo metriche comprensive
di molte vite, la narrazione mitica, la finzione letteraria e il canto, il montaggio
dei frammenti, l’archeologia delle storie accennate a creare costellazioni e così il tempo
ordinato per capitoli e il potere del demiurgo, la rimozione controllata, fuga
e combattimento insieme del pericolo.

L’intero atto dello scrivere sta nella resa di un’assenza, nel suo possesso e riproduzione tecnica, come in amore si confonde spesso la condivisione con la proprietà e dunque il controllo. L’autore tenta il plagio, manipola l’opera affinché questa possa essere sorvegliabile, così il pazzo d’amore sviluppa tecniche di vigilanza adatte alla coppia, indirizza gli umori.

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Ma quanto amore negli occhi di Rox, quale bestia.
Quanto amore negli occhi di mamma quando nella bara
fa cadere il pacchetto di sigarette, quello iniziato e mai finito, dice.

Sempre sciocco, ingannato, soverchiato, così, sempre, deve essere l’amore.
Chi ama in più si mette dalla parte del torto,
perché chi ama impedisce il soffocamento
dell’immediatezza.





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Immagine di Flaminia Fiocco.

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