transeuropa

«Di sicuro ci divertiremo»: su “Esercizi di vita pratica” di Gilda Policastro

32    Christian Boltanski    Les Habits de François C    1972

di Marco Malvestio

[In attesa di ripartire con un nuovo ciclo a settembre, durante la pausa estiva ripubblicheremo alcuni materiali usciti nell’ultimo anno. Questa recensione di Marco Malvestio all’ultimo libro di Gilda Policastro è uscita l’8 maggio 2017]

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Esercizi di vita pratica è una nuova dimostrazione del talento di scrittrice di Gilda Policastro. Con questo libro, che continua e sviluppa temi e stile del precedente, notevole, Inattuali (Transeuropa, 2016), la Policastro inaugura una nuova collana, dedicata ai prosimetri, della casa editrice Prufrock Spa. (altro…)

«Di sicuro ci divertiremo»: su “Esercizi di vita pratica” di Gilda Policastro

32    Christian Boltanski    Les Habits de François C    1972

di Marco Malvestio

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Esercizi di vita pratica è una nuova dimostrazione del talento di scrittrice di Gilda Policastro. Con questo libro, che continua e sviluppa temi e stile del precedente, notevole, Inattuali (Transeuropa, 2016), la Policastro inaugura una nuova collana, dedicata ai prosimetri, della casa editrice Prufrock Spa. (altro…)

“Avventure minime” di Alessandro Broggi. Note di lettura

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di Marco Villa

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[Concluse le pubblicazioni dell’ultimo ciclo con l’ebook formavera 8 e in attesa di partire con il nuovo trimestre a gennaio, durante le feste natalizie riproporremo alcuni saggi pubblicati negli ultimi anni. Quello che segue è uscito nel novembre 2015.]

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Avventure minime (Transeuropa 2014) di Alessandro Broggi vanta già, a quasi due anni alla pubblicazione, un discreto numero di interventi. Vale però la pena ritornare su quello che è uno dei migliori libri di poesia (latamente intesa) pubblicati negli ultimi tempi, e senza alcun dubbio il più interessante.

Può essere utile partire dal/i titolo/i. Le avventure minime di Broggi sono scorci o situazioni, per lo più feriali, che si reggono sul binomio novità-ripetizione, con il secondo termine che spesso e volentieri finisce per assorbire il primo. “Nuovo” è parola così esposta da dover suonare sospetta: e infatti la sezione “Nuovo paesaggio italiano” allinea una serie di monologhi frammentari la cui specificità è ironizzata anzitutto dal titolo, identico per ognuno dei testi che la compongono, di Nuova [appunto] situazione. Il paradosso macroscopico di un ritorno senza variazioni della novità suggerito dal paratesto riflette il paradosso analogo che si crea tra l’implicita ed espressivistica pretesa di unicità che le figure umane di questa sezione attribuiscono alla propria esperienza e l’utilizzo di materiali stereotipi del linguaggio per comunicarla. Due esempi per tutti, dal disforico all’euforico:

Mi tradisce da almeno tre anni. Lo ha fatto più volte e non con una donna sola. Ma quando è con me mi fa sentire indispensabile: dice che sono l’unico vero amore della sua vita. Io faccio sempre più fatica a sopportare, a volte lo disprezzo, ma lo perdono sempre perché l’idea di perderlo mi manda in pezzi. (p. 31)

Mi sentivo sola e a volte ho pensato che sarebbe stato più semplice tornare dai miei. Ma ho tenuto duro. Un amico mi ha aiutata a superare i momenti difficili. Ora convivo con un uomo stupendo e i miei genitori mi ammirano. (p. 46)

La stereotipia del linguaggio diventa così il segno del livellamento di ogni situazione su una piattezza senza scarti, da cui tante voci possono mettersi a nudo senza rompere la meccanicità variopinta dei «caroselli di immagini che non conosciamo ma cominciamo a riconoscere, a forza di ripetizioni» (p. 14). Il sempreuguale linguistico ed esperienziale è l’ovatta che impedisce sfondamenti ma anche crolli, che soffoca azione e conoscenza nel grigiore ma che protegge da deviazioni imprevedibili.
Tutto torna, quindi, nel duplice significato di riproposizione dell’identico e di calcolo che non fallisce mai: la scrittura registra un mondo che conosce (lei sì) troppo bene, e il suo «servizio di realtà» può persino aprirsi senza esitazioni sul futuro, che è, in Avventure minime, il tempo della chiusura perfetta. Un intero parco di azioni/situazioni avverrà con la millimetrica certezza del già deciso, perciò la loro enunciazione può sbilanciarsi ed eternare fatti e condizioni privi di ogni crisma di novità: si vedano i testi della sezione centrale, p. es. Reality check, Ai confini del quotidiano, Una storia importante, Nuova vita (dove ancora una volta è attiva la funzione ironica dei titoli). (altro…)

«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /2

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di Pietro Cardelli

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Tua e di tutti (Lietocolle, 2014), seconda raccolta di Tommaso Di Dio, si presenta ad una prima lettura come un libro molto compatto, fedele a se stesso, necessaria ed inevitabile prosecuzione di Favole. A partire dalla dialettica soggetto/mondo, io/tutti, centrale anche nella prima opera del poeta, si assiste qui all’irruzione della vita1 in tutta la sua forza e, allo stesso tempo, fragilità. Per Tommaso Di Dio, infatti, la vita si definisce da un lato tramite la sua caratteristica contrapposizione tra la mutevole abbondanza del contingente e il nulla che vi sta al fondo, dall’altro come incessante e necessaria ricerca o scavo verso una risposta definitiva, quanto mai illusoria, di potersi riconoscere nel tutto indifferenziato che la contraddistingue. Tutte le poesie della raccolta si proporranno allora come esplicazione di questa significazione, approdando verso dopo verso – come già avveniva in piccola parte in Favole – a risposte e certezze prima sicure poi accantonate, dimostrando però come, forse, sia proprio questa inevitabile ricerca a darci il senso dell’esistere, a farci sentire parte – direbbe Luzi da una prospettiva religiosa – dell’«eterna compresenza del tutto».
Come già evidenziato nella prima parte del saggio, Tua e di tutti si apre con la messa in discussione delle sicurezze e degli approdi della prima raccolta: «la certezza non si dà / nelle mani mai»2. I mondi a cui il soggetto si era affidato, «con gli anni»3 non si riconoscono più, non si amano più. Nuovo punto di partenza, come lo era stato la rottura soggetto/mondo, mondo adulto/mondo giovanile in Favole, sarà necessario allora affidarsi alla vita nella sua multiformità e contingenza, ricercare davvero nei segni che si manifestano, negli atti e nei volti quotidiani che ci affiancano, quell’esperienza che possa dare significato alla vita particolare di chi parla, farlo sentire parte di un tutto che superi la sua condizione di fragilità e singolarità. Si scrive giustamente in quarta di copertina: (altro…)

«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /1

Egon Schele, Fanciulla in ginocchio (1917)

di Pietro Cardelli

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Favole (Transeuropa, 2009) e Tua e di tutti (Lietocolle, 2014), prime due raccolte di poesie di Tommaso Di Dio, costruiscono l’evolversi di una complessa e mai placata dialettica tra il soggetto dei testi – prima persona singolare o plurale – e la vita reale, intesa come totalità frammentaria nella quale riconoscersi, ricercando nelle cose, nelle persone e negli oggetti che la compongono quei segni e quegli atti che, marcando davvero l’esperienza, possano garantire all’io lirico l’unica vera certezza che chiede: la certezza d’esistere e di far parte di una totalità e di una significazione più ampia di quella delineata dalla ineluttabile condizione di «corpi finiti» in cui si riconosce1.

Favole, plaquette di quattordici brevi testi, si presenta da un lato come presa di consapevolezza di una frattura avvenuta tra soggetto e mondo, dall’altro come costante e inconcludente ricerca di un gesto, un atto, un segno, che garantisca l’esperienza, e quindi la testimonianza di non essere solo «corpi finiti» ma qualcosa di più, uomini facenti parte di un tutti, di una vita che possa essere riconoscimento e collettività. Fondamentale è il fatto che, nella poetica di Di Dio, questa ricerca sempre sviluppata e mai conclusa ha la sua origine proprio dalla frattura iniziale sopra descritta. La rottura del rapporto uomo-natura, e quindi del riconoscimento del soggetto nella vitalità del tutto, funge così da punto di slancio per quel processo di scavo e ricerca che è la vera costante delle prime due raccolte del giovane poeta. (altro…)