editi, inediti

Stéphane Mallarmé | Conflit

Damiàn Ortega, Casino

Traduzione di Matilde Manara

*

CONFLITTO

Era da tempo, da molto tempo ormai – credevo – che la mia idea si dispensava da qualsiasi accidente anche vero; preferendo, al caso, attingere al suo principio, lo scaturire.

Un gusto per una casa abbandonata, che sembrerebbe favorire questa disposizione, mi porta a smentirmi: tanta era la contentezza che verdeggiava, ogni anno tranne questo, la scala esterna di pietra, di spingere contro i muri una persiana invernale per poi raccordare, come senza interruzione, l’occhiata di adesso allo spettacolo immobile di un tempo. Garanzia di ritorni fedeli, ma ecco che questo battito, tarlato, scandisce un baccano, ritornelli, alterchi, di sotto: mi ricordo di come sopraggiunse la leggenda della triste dimora di cui infesto l’angolo intatto, invasa da una banda di lavoratori che offendono il paese perché tutto solitudine, e al momento di partire mi angosciò, andare o no, mi fece quasi esitare – arrivederci, tanto peggio! Il posto sarà da difendere, come mio, magari arbitrariamente, e ci sono. Una tenerezza, d’ora in avanti esclusiva, dovuta al fatto che, nella soppressione dei luoghi ameni, questi abbia ricevuto l’ingiuria peggiore; ospite, divento, del suo declino: inverosimilmente, il soggiorno caro per la desuetudine e l’eccezionalità, trasformato dal progresso in una mensa per operai di ferrovia. Continua a leggere “Stéphane Mallarmé | Conflit”

saggi

Maurice Blanchot, La voce e non la parola

pierre alechinsky, ant hill

di Maurice Blanchot

*

[Quello che segue è il secondo elemento del dittico di paragrafi tratto da M. Blanchot, La conversazione infinita. Scritti sull’insensato gioco di scrivere, Einaudi, Torino 2015, pp. 316-318. Il primo paragrafo, pubblicato lo scorso lunedì, si può leggere qui.]

*

Bisognerebbe domandarsi perché, in un’epoca in cui la letteratura tende in modo dichiarato a prendere il sopravvento in virtù dell’esigenza romantica, sia privilegiata proprio la voce, e perché il privilegio della voce si imponga all’ideale poetico. Continua a leggere “Maurice Blanchot, La voce e non la parola”

saggi

L’altra lingua

ad-parnassum-1932-by-paul-klee

di Antonio Prete

*

Questo saggio è tratto da Frammenti sull’arte poetica, in A. Prete, Il demone dell’analogia, Feltrinelli, Milano 1986, pp. 122-124.

*

Di quali suoni e di quali sensi è tessuta quell’altra lingua che la lingua della poesia custodisce, sotto le sue parole e nei silenzi che le dividono, come perduta terra dell’Atlantide, o come sogno d’una redenzione dalla lingua stessa, dai suoi poteri e dai suoi limiti? Continua a leggere “L’altra lingua”