saggi

Fra agonismo e regressione. Una lettura di Somiglianze di Milo De Angelis /2

di Marco Villa

*


La profonda divergenza sul piano ideologico-tematico individuata nella prima parte del saggio non può non riflettersi anche sulle scelte formali. Prenderò qui in esame alcuni testi emblematici dell’una e dell’altra area cercando di isolarne le peculiarità e le differenze, naturalmente senza l’illusione di rintracciare un rapporto deterministico. Le scelte stilistiche all’interno del libro non sono pure e in alcuni casi è evidente una contaminazione fra le diverse tecniche; mi interessa piuttosto individuare tendenze, queste sì ben distinte, che le poesie analizzate illustrano al meglio.
Partirò da una lirica fra le più esemplari del movimento agonistico-progressivo.

VIENE LA PRIMA

“Oh se tu capissi:
chi soffre
chi soffre non è profondo.”
Sobborghi di Torino. Estate. Ormai
c’è poca acqua nel fiume, l’edicola è chiusa.
“Cambia, non aspettare più.”
Vicino al muro c’è solo qualche macchina.
Non passa nessuno. Restiamo seduti
sopra il parapetto “Forse puoi ancora
diventare solo, puoi
ancora sentire senza pagare, puoi entrare
in una profondità che non
commemora: non aspettare nessuno
non aspettarmi, se soffro, non aspettarmi.”
E fissiamo l’acqua scura, questo poco vento
che la muove
e le dà piccole venature, come un legno.
Mi tocca il viso.
“Quando uscirai, quando non avrai
alternative? Non aggrapparti, accetta
accetta
di perdere qualcosa.”

Già l’ambientazione è significativa: «Sobborghi di Torino. Estate». Uno scenario urbano, caratterizzato non senza attenzione ai dettagli: la poca acqua nel fiume, l’edicola chiusa, le macchine vicino al muro, la solitudine. Il radicamento nella contingenza emerge anche da questi particolari, che un po’ fanno da sfondo all’azione dei due personaggi, un po’ vi interagiscono («restiamo seduti / sopra il parapetto», «e fissiamo l’acqua scura»). Al di là della precisa indicazione topografica, comunque, attraverso questi frammenti tutto un universo cittadino è evocato per metonimia: il lettore non ha davanti a sé l’immagine completa, ma è certamente immerso nell’atmosfera di quello spazio.
Continua a leggere “Fra agonismo e regressione. Una lettura di Somiglianze di Milo De Angelis /2”

saggi

Fra agonismo e regressione. Una lettura di Somiglianze di Milo De Angelis /1

di Marco Villa

Percorrendo Somiglianze si ha la sensazione di essere come strattonati da due spinte fra loro opposte, le stesse che muovono di continuo le figure umane presenti nelle varie poesie. Da una parte un pressante e faticoso invito a procedere, ad agire, a compiere un «gesto»[1]; dall’altra un dolce risucchio verso il ritorno a un’origine, il sonno, l’annullamento di sé.
Il primo movimento ha un suo spazio d’elezione, quello urbano (fatto di interni ma soprattutto di esterni), e un tempo privilegiato: quello dell’adolescenza o, per essere più precisi, del decisivo confine che separa adolescenza ed età adulta. Si ha quindi a che fare con un avanzamento, un progresso collocato innanzitutto sulla linea cronologica di ogni esistenza ma che richiede a chi lo compie uno scatto individuale, un atteggiamento volontaristico necessario a compiere il processo di maturazione. Tale scatto implica sostanzialmente la fuoriuscita dalla “somiglianza” e la compromissione/confronto con la “diversità”[2]. Somiglianza è ciò che affonda le proprie radici nell’età infantile[3], è l’indistinto, «era noi / nell’immagine di un altro» (La somiglianza). Nella poesia citata il “noi” vorrebbe provare a fissare la corrispondenza e recuperare l’infanzia, ma non è un caso che questo desiderio venga già avvertito come colpevole («domanderemo perdono / per avere tentato»); analogamente in Seconda parte lo stesso tentativo viene associato a una felicità destinata però ad essere punita. Il termine “perdono” è presente in un’altra lirica che esplicita ancora meglio il risvolto negativo della somiglianza, vale a dire il suo essere immobilità, paralisi: «nessuno lo perdonerebbe / se ritorna ghiaccio, l’essere identico a sé / che non cammina» (Dovunque ma non). La somiglianza oltre che affinità con l’altro è coincidenza con se stessi, ma è proprio tale coincidenza a bloccare il movimento che, nella poesia da cui sono tratti i versi citati, riprende solo nel ritmo dell’amplesso con un’altra individualità. È qui che si apre il campo della “diversità”, che è dunque sia rapporto con l’altro da sé, sia mutamento in sé, interiore. La diversità genera paura, assume una connotazione minacciosa e ad essa ci si accosta con esitazione, quando non con esplicito rifiuto[4]. Continua a leggere “Fra agonismo e regressione. Una lettura di Somiglianze di Milo De Angelis /1”