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Ciro Gazzola | Racconti

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Cose da vedere

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Si erano trasferiti lì qualche settimana prima che lei scoprisse di essere incinta. La coincidenza poteva sembrare voluta, ma non lo era, anche se l’idea aleggiava nell’aria e Margherita sapeva che era soltanto questione di tempo. Ne avevano parlato, sia del trasloco che del bambino. Alla fine le due cose erano arrivate insieme.

Carlo aveva insistito per allontanarsi dalla città, che era piccola ma nondimeno lo soffocava. Aveva bisogno di spazio; era nato in campagna, voleva tornarci. Margherita non aveva trovato nulla da ridire. Anche a lei sarebbe piaciuto avere un terrazzo, un giardino, un paesaggio più ampio da osservare intorno. Era un’idea vaga, una réverie di lei che piantava fiori e li vedeva crescere dalla sua finestra, si aggirava a piedi nudi nell’erba con un annaffiatoio in mano e un cappello di paglia in testa, beveva tè fresco sotto un portico seduta a un gran tavolo di radica scura.
Così per mesi avevano vagato fra casolari spersi in mezzo alla pianura e villette a schiera in zone ancora poco edificate. Ognuna di quelle case trasmetteva a Margherita un senso di vacuità, di poca sostanza. Forse era il silenzio che le circondava, miscuglio in realtà di rumori poco abituali: il frusciare delle foglie di una siepe, un tosaerba, il grido dei corvi, il motore di una motosega in lontananza. Dopo qualche mese di ricerca – sabati e domenica passati in auto mangiando in trattorie lungo la strada, l’odore del sudore che li tormentava quando tornavano a casa la sera – avevano trovato una piccola casa ai piedi delle montagne, in un paese che ora stava rinascendo grazie a giovani coppie affamate di vita e libertà. Gente come loro, con gli stessi sogni e le stesse radici, madri e padri laboriosi e infelici da lasciarsi alle spalle. L’agente immobiliare li aveva accompagnati a vederla e, appena scesi dall’auto, aveva indicato loro le case intorno. Molte erano in via di ristrutturazione, altre – già abitate – lasciavano intravedere giocattoli abbandonati fra l’erba, altalene, tricicli, biciclette dotate di seggiolino appoggiate contro lo steccato.
Credo che questo posto sarebbe perfetto per voi, aveva detto. Molte case sono state acquistate di recente. Nel giro di qualche anno sarà un pullulare di vita, qui. Ve lo posso assicurare.
Carlo aveva sorriso. Margherita non aveva saputo trovare obiezioni credibili. Era stanca. Voleva fermarsi, riposare, essere felice. Continue reading “Ciro Gazzola | Racconti”

editi

Carlo Bordini | Un’intervista

berlin
a cura di Claudio Orlandi

Con questo dialogo tra Carlo Bordini e Claudio Orlandi segnaliamo un appuntamento per il 4 marzo: la presentazione di Difesa berlinese (Sossella 2018) presso la libreria Tomo (Via degli Etruschi 4, Roma), h 19.30. Interverranno Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni, Gianluigi Simonetti; sarà presente l’autore.

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Carlo Bordini nasce nel 1938 a Roma, dove vive. Inizia a scrivere sin da giovane, smettendo solo nel periodo di militanza trotskista, tra i 24 ed i 32 anni. Ripresa successivamente la scrittura, comincia a lavorare come ricercatore presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università di Roma La Sapienza.
Dopo anni di sostanziale anonimato e pubblicazioni di fortuna nel 2010 esce, per Luca Sossella editore, un’antologia dei suoi lavori in versi, I costruttori di vulcani. Tutte le poesie 1975-2010. L’opera ottiene l’attenzione ed il riconoscimento del mondo poetico italiano.
Recentemente sempre per le edizioni Sossella è stato pubblicato Difesa berlinese, raccolta della produzione in prosa, nella quale appaiono  Memorie di un rivoluzionario timido, Gustavo e Manuale di autodistruzione.
Nel 2017 riceve il Premio Nazionale Elio Pagliarani alla carriera.

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racconti

Giorgio Ghiotti | Racconti

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Il nostro Sur

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A Veronica

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 *Eravamo gli unici studenti di Lettere a frequentare il corso di Letteratura ispanoamericana del professor T., Veronica ed io.
*Ci si alzava alle sei del mattino per trovare parcheggio vicino all’università, quasi sempre nel grande spiazzo davanti al Verano, nome strano per un cimitero – avevo letto in Aracoeli che «verano», in spagnolo, significa estate. Alle sette non c’erano macchine, nessuno in visita per i morti ai quali erano riservate le ore più tarde della giornata, quelle più miti. I banchi dei fiori erano aperti dall’alba; la vecchia del banco 1, se passavamo là davanti per risalire verso san Lorenzo dov’erano le aule, chiedeva “Fiori, volete i fiori, belli?” pure quando imparò a riconoscerci, tra novembre e dicembre, che l’umidità della mattina metteva nelle ossa un fastidio e fiaccava anche i muscoli e svegliava dal sonno ancora recente. Continue reading “Giorgio Ghiotti | Racconti”