ebook

Il nuovo ebook di formavera

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È online formavera 10, l’ebook che raccoglie i materiali usciti tra gennaio 2017 e giugno 2017, sfogliabile su ISSUUscaricabile in formato PDF. Grafica e impaginazione dell’ebook sono state curate da Letizia Imola, che ringraziamo.

Per scaricare l’ebook in PDF: formavera 10 – Una forma di resistenza

*

Immagine: Toti Scialoja, Salita, Collages 1957-1961.

 

inediti

Per un’antologia dei poeti del Québec/3

1909-Lemoyne-1

traduzioni e nota introduttiva di Jacopo Rasmi 

*

Ancora due piste per continuare a inoltrarsi nel continente della poesia québécoise contemporanea, esito di un primo sopralluogo tra il folto repertorio delle note edizioni Les herbes rouges. Innanzitutto qualche testo lisergico ed elementare di José Aquelin (1956 -), seguito da alcuni componimenti della serie «Première personne» di Benoit Jutras (1975 -) dalla voce notturna e beckettiana.

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José Aquelin (1956 -)

*

da: Chien d’azur / Cane d’azzurro

*

l’homme est un chien d’azur dans ses yeux
il vit dans l’image que le monde lui donne
il court contre la peur de la forme qu’il perdra
il aboie à l’image qu’il a fait du monde
l ‘homme est un chien d’azur qui vit en terre
un chien regarde l’homme atterrir en criant
et compare le silence d’avant à celui d’après
le chien est une oreille qui renifle où se perd l’oeil

l’uomo è un cane d’azzurro nei suoi occhi
vive nell’immagine che il mondo gli dà
corre contro la paura della forma che smarrirà
abbaia all’immagine che si è fatto del mondo
l’uomo è un cane d’azzurro che vive in terra
un cane guarda l’uomo atterrare urlando
e compara il silenzio di prima a quello di poi
il cane è un’orecchia che annusa dove si perde l’occhio

il y a un vent penché vers les Indiens
une lumière du matin lors qu’on est le soir
il y a une usure du rêve un appel à l’abandon
et des yeux fatigués de voir le fond des choses
il y a qu’il faut défaire l’amour
pour saisir qu’il nous fait
il y a un corps fort
de mourir

c’è un vento chino verso gli Indiani
una luce di mattino benché sia sera
c’è un’usura del sogno un richiamo all’abbandono
e degli occhi stanchi di vedere il fondo delle cose
c’è da disfare l’amore
per capire che ci fa
c’è un corpo forte
di morire

*

da: L’incoscient du soleil / L’inconscio del sole

*

L’INCONSCIENT DU SOLEIL

le ruisseau dit à l’alchimiste:
même la pierre est fatiguée il faut que je la change
la douceur n’est pas une tâche
quand je me souviens de ma mort

c’est une nuit comme toutes les vies
dont aucune ne se ressemble
les branches sont prêtes comme des cigarettes
*                *qu’on va allumer
la tristesse de la pluie ne compte pas ses secondes

la guitare des nerfs tait dans le tambour du zéro
je suis souvent seul comme ça avec le monde
pour m’habituer à aller nulle part
sauf vers le lit les bouches

et l’inconscient du soleil

*

L’INCONSCIO DEL SOLE

il ruscello dice all’alchimista:
perfino la pietra è stanca debbo cambiarla
la dolcezza non è un compito
quando rammento la mia morte

è una notte come tutte le vite
di cui nessuna s’assomiglia
i rami sono pronti come sigarette
*              *che accenderemo
la tristezza della pioggia non conta i secondi

la chitarra dei nervi tace nel tamburo dello zero
sono spesso solo così con il mondo
per abituarmi a non andare da nessuna parte
salvo verso il letto le bocche

e l’inconscio del sole

*

*

*

Benoit Jutras (1975 -)

*

da: Outrenuit /Oltrenotte

*

PREMIÈRE PERSONNE

rien veut dire signe.
cœur veut dire apparais.

nuit longtemps. cœur maintenant.
dans la boîte de brûler tout.
chanter.

je: bruit borgne.
première personne de la lumière dite.

*

nulla vuol dire segno.
cuore vuol dire compari.

notte a lungo. cuore ora.
nella scatola di bruciare tutto.
cantare.

io: rumore guercio.
prima persona della luce detta.

*

tête haute: éclair & larme.
tête basse: écho & sperme.
homme est religion d’eaux. 

pensée est telle: chasse.
visage est tel: nuit.

première patience.
je: vent assis.

*

testa alta: lampo & lacrima.
testa bassa: eco & sperma.
uomo é religione d’acque.

pensiero è così: caccia.
viso è così: notte.

prima pazienza.
io: vento seduto.

*

cœur: glaise & phosphore.
tranché. multiplié.
dans le lit de manger Dieu.

soixante-douze signes veulent dire nuit.
petits et grands cercles dans la mort.
lumière: nombre pair.
tout attacher tout.

je: nœud.
première ligne d’horizon.

 *

cuore: creta e fosforo.
a fette. per multipli.
nel letto di mangiare Dio.

settantadue segni vogliono dire notte.
piccoli e grandi cerchi nella morte.
luce: numero pari.
tutto attaccare tutto.

io: nodo.
prima linea d’orizzonte.

*

pensée.
vidée de son sel.
voulue monstre liquide.

comme vent est tel: seul.
cinquième état du sang.
dire arrive blanc.

je: refusé.
premier banc de brume

pensiero.
vuotato dal suo sale.
voluto mostro liquido.

come vento è tale: solo.
quinto stato del sangue.
dire arriva bianco.

io: rifiutato.
primo banco di bruma.

*

veut dire lèvres.
doigts & bras & jambes jaillissent.
crier veut dire debout.

homme: chose jetée dans la chair.
terre: chose mangée dans le crâne.

première langue noire.
je: terrier.

*

vuole dire labbra.
dita & braccia & gambe balenano.
gridare vuole dire retto.

uomo: cosa gettata nella carne.
terra: cosa mangiata nel cranio.

prima lingua nera.
io: tana.

*

veut dire image.
corps de loi.
litanie.

dans la nuit avaler l’autre.
cœur: tour fantôme.
cœur: cercle denté.
vivre arrive seul.

jeu: feu fruitier.
première révolution.

*

vuol dire immagine.
corpo di legge.
litania.

nella notte inghiottire l’altro.
cuore: torre fantasma.
cuore: cerchio dentato.
vivere arriva solo.

io: fuoco da frutto.
prima rivoluzione.

*

Immagine: Serge Lemoyden, Dryden 1975 (Acrylic on canvas, 224 x 346 cm).

editi

Rodolfo Zucco | Bubuluz

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I testi che seguono sono tratti dalla nuova raccolta di Rodolfo Zucco, Bubuluz, Edizioni del Verri, 2017.

*

Analogie

… o la passione
per la caccia alla volpe.
(Alcune analogie.
L’identificazione
con la volpe. Lasciare i segugi
disorientati…)
* Ma
perché?

(«Sul resto: naturalmente hai ragione:
paura di morire, desiderio
di essere un altro. Dovrei spiegarLe
le circostanze, ma forse
guasterebbe l’effetto, non Le pare?»)

*

Del predare

Gli animali
che per natura sono soprattutto
prede fanno dei sogni brevi – più
che sogni veri e propri sono
apparizioni.
* I predatori fanno
invece sogni complicati e lunghi.

«In ogni caso
da qualche giorno mi alzo
alle sei, per reagire
all’insonnia. In realtà
mi svegliano le tortore di casa.
Per rappresaglia gli ho predato il nido.»

*

Del finire

(Lo stratagemma
funzionò come avevi sperato:
qualcosa la colpì nel modo in cui dicesti
quel che dicesti, e d’un tratto la battaglia
fu finita.)

«Insomma è così che va a finire –
pensai ascoltando il vento che pian piano
si andava confondendo col ricordo
delle voci dei bambini che sembravano
ancora levarsi e perdersi nel giardino.
Sentivo un delicato mormorio di sillabe
che risultava molto
piacevole al mio orecchio

ma in fondo inutile
e leggermente assurdo.»

*

da “Schulz”

*

1.

«Mio padre
è stato trasferito. Andiamo a stare
in un’altra città. Probabilmente
non ci vedremo più».

* Sì,
proprio così: impreparato e incompiuto,
in un punto fortuito del tempo e dello spazio,
senza chiudere i conti, senza aver raggiunto
uno scopo –
* come a metà di un discorso:
senza punto né punto esclamativo –

senza giudizio né ira
divina, quasi in perfetta armonia,
lealmente, secondo accordi reciproci
e regole da ambo le parti
riconosciute.

*

2.

«Sto pensando di non allontanarmi
mai dal cortile.»

* In fin dei conti
non conosciamo forse già in anticipo
tutta i paesaggi che incontreremo in vita
nostra? Può forse mai
accadere qualcosa di ancora totalmente nuovo,
di cui non abbiamo già da tempo avuto
presentimento?
* So che un giorno,
a un’ora tarda,
sarò là, al limitare
dei giardini…

*

5.

«Ci sono troppi problemi nella vita.
Oggi ci sono i lupi,
ieri era il mio rovescio.»

– Cinque per sette… – ripetei confuso,
sentendo che quella confusione, affluendo
al cuore come un’ondata dolce
e tiepida, velava di nebbia la chiarezza
delle mie idee.
 * Colpito dalla mia ignoranza
come da una rivelazione, semiaffascinato
dall’idea di tornare realmente all’incoscienza
infantile, cominciai a balbettare
e a ripetere: cinque
per sette, cinque
per sette…

*

Fotografia: Michael Kenna, Twenty four abashiri, Hokkaido, Japan, 2005